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Festival dei Popoli: il teatro contadino di Paola e Stefano Cinema

Firenze – Il festival dei popoli, nella giornata conclusiva, ha presentato allo Spazio Alfieri il documentario della regista Livia Giunti, “Naturale – Il teatro delle ariette”, che racconta, attraverso una serie di interviste, la storia della compagnia teatrale emiliana, Il teatro delle ariette, fondata nel 1996 da Paola Berselli e Stefano Pasquini, attori e compagni nella vita privata.

Che cos’è il teatro delle Ariette? Il film ci conduce nella campagna emiliana in cui si trova il podere delle Ariette in Valsamoggia, provincia di Bologna. Dal 1989 Paola Berselli e Stefano Pasquini conducono l’azienda agricola Le ariette dopo aver lasciato la vita cittadina. Negli anni 2000 il deposito attrezzi del podere è stato trasformato in un teatro, consentendo di produrre spettacoli e condurre laboratori di pratica teatrale. Nel 2017 il deposito attrezzi è stato quindi ufficialmente riconosciuto come teatro.

Berselli e Pasquini, prima di arrivare a creare lo spazio teatrale, avevano già iniziato a fare teatro nelle case, nelle scuole, per le strade, nelle piazze e nelle campagne, ma anche nei teatri e in importanti festival. Dal famoso spettacolo “Teatro da mangiare?” del 2000, presentato al Festival di Volterra, ai più recenti spettacoli come ad esempio “Teatro Naturale? Io, il cous cous e Albert Camus” (2012), “Sul tetto del mondo” (2015) e “Attorno a un tavolo” (2018), possiamo riconoscere un fil rouge che li unisce: la narrazione autobiografica e la riscoperta dell’incontro, innanzitutto umano, con gli spettatori, spesso coinvolti a condividere sul palco il cibo preparato dagli attori.

Stefano e Paola sono una coppia di attori che, insieme all’amico Maurizio, raccontano e mettono in scena in modo poetico e ironico le delusioni di una generazione, quella del settantasette, che ha creduto profondamente che fare arte fosse una scelta politica. Stefano e Paola, come ci rivelano nel film, hanno scelto una forma autobiografica non solo per narrare se stessi, ma perché attraverso la loro storia privata possono rappresentare la realtà sociale e politica che hanno vissuto.

La coppia vuole recuperare e rilanciare la cultura contadina e l’appartenenza antropologica alla terra, alla campagna. Gestire uno spazio teatrale in campagna vuol dire immergere il palcoscenico nel paesaggio reale della natura che lo circonda, per riscoprire il tempo e lo spazio della vita umana che spesso cancelliamo nei palcoscenici alienanti delle città contemporanee. I primi diretti interlocutori sono gli spettatori che vengono chiamati a partecipare a un incontro che non vuol essere un rito, ma una condivisione laica e spirituale del cibo, della terra madre, un’esperienza ecologica e anti spettacolare che combatte la società dello spettacolo in cui spesso il pubblico osserva in modo frigido un’opera ridotta a merce.

Il teatro delle ariette ha un rapporto culturale privilegiato con la Francia. Lo spettacolo “Teatro Naturale? Io, il cous cous e Albert Camus” del 2012 è stato lì rappresentato con successo, come ci viene ricordato nel film. Il documentario mostra lo spettacolo in scena in Francia in cui Berselli e Pasquini recitano in francese con leggerezza e ironia tra brani tratti da Lo straniero di Camus e un conviviale répas a base di cous cous con gli spettatori francesi. Lo spettacolo parte da un’esperienza di viaggio in Francia del giovane Stefano Pasquini, nel quale il futuro attore sperimenta la complessa realtà interculturale della Francia.

Il Festival dei Popoli quest’anno con il documentario “Il teatro delle Ariette” di Livia Giunti, la retrospettiva del cineasta francese Dominique Marchais, la sezione Habitat e film come Chaco, vincitore del Concorso Internazionale, suggerisce una riflessione sulla necessità di salvaguardare e proteggere la natura e la civiltà contadina sempre più aggredita dai disastri ecologici e climatici. Dunque stiamo attenti al neoliberalismo che ignora e vuole cancellare le persone, la natura e la spiritualità.

Foto:  Paola Berselli e Stefano Pasquini

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