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Festival dei Popoli: la discarica tossica più grande del mondo Cinema

Firenze – Al cinema La Compagnia è stato presentato il documentario “Welcome to Sodom” di Florian Weigensamer e Christian Krönes.

Il film racconta uno dei luoghi più velenosi del mondo, Agbogloshi, vicino ad Accra in Ghana. Questo luogo, chiamato “Sodoma” dagli abitanti, è la più grande discarica di rifiuti elettronici del pianeta.

I rifiuti provengono dall’Europa illegalmente. Seimila donne, uomini e bambini vivono in questa immensa discarica tossica in cui si possono contrarre gravi malattie come il colera e la malaria. I cineasti hanno scelto di raccontare questa sconcertante realtà attraverso alcune storie emblematiche come ad esempio quella di un giovane che ha studiato in Zambia, che porta dei pacchetti d’acqua da riempire e vendere.

Il film mostra con delle immagini folgoranti una laguna straripante di sporcizia in cui, tra capre avvizzite al pascolo e nuvole tossiche di fumo, vengono quotidianamente distrutti, dai giovani africani, rifiuti elettronici di ogni tipo per ricavarne il rame, lo zinco o l’alluminio da vendere.

Nella laguna gli abitanti usano magneti per cercare il metallo nella sporcizia abbandonata e i giovani decostruiscono computer, stampanti, telefoni per cercare i materiali come i fili di rame che poi vengono bruciati. Nella discarica i ragazzi cercano di resistere improvvisando musica rap. Provano a vivere dei momenti di divertimento evadendo da una realtà che li avvelena ma che è diventata un business.

I rifiuti elettronici che provengono dall’Europa, vengono riciclati nella discarica ghanese e in seguito i materiali vengono riportati e venduti in Europa. Sodoma è per i suoi abitanti una maledizione che frutta, spinti dal desiderio del guadagno, lavorano in modo estenuante in un luogo infernale.

I cineasti austriaci hanno scelto una fotografia che mette in risalto un paesaggio industriale disseminato di una miriade di rifiuti, i forti contrasti cromatici evidenziano la devastazione ambientale in cui gli uomini non dovrebbero vivere e nemmeno sopravvivere.

Le immagini ci fanno sentire i corpi aggrediti degli uomini, degli animali e più in generale della natura ma anche la spirale diabolica del capitalismo che imprigiona gli abitanti africani. Il film ci permette di riflettere su un circuito illegale che si è creato tra noi e l’Africa, dove ogni anno viene destinata una parte ingente del nostro consumismo elettronico, duecentocinquantamila tonnellate di rifiuti sbarcano ad Agblogloshi in Ghana.

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