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Festival dei Popoli: My Ways, 88 modi per raccontare le verità di oggi Cinema

Firenze – Come ogni novembre Firenze torna a “misurare la temperatura” della storia attraverso la sua manifestazione più longeva. Perché l’identità culturale internazionale della città non la danno i milioni di turisti che l’affollano come un enorme museo a cielo aperto e chiuso (o anche come un luna park del Rinascimento), ma eventi come il Festival dei Popoli, la più importante rassegna del  film documentario d’Europa.

Sabato 3 novembre prende il via l’edizione 59 e anche quest’anno fino al 10 novembre propone un programma tutto da vedere, con “domande, sorprese e sfide” diverse come ci ha preannunciato il presidente Vittorio Iervese e spiegato in dettaglio il direttore Alberto Lastrucci.

Il titolo dell’edizione di quest’ann0 è “My Ways” , a significare l’alto tasso di anticonformismo e di libertà di pensare e raccontare dei pezzi proposti. Sul manifesto una enigmatica protagonista come una sorta di Monna Lisa del XXI secolo, che attraverso le immagini da cui è composta cerca di darti qualche suggerimento su quello che ci aspetta nel futuro prossimo venturo.

Fra gli eventi speciali, i film musicali, i due concorsi nazionale (6 titoli) e internazionale (21 titoli nelle tre sezioni lungo-medio e cortometraggio) , la rassegna dedicata a Roberto Minervini, l’omaggio a Dominique Marchais, i laboratori delle scuole e, per la prima volta, il programma Kinderdocs per i bambini, è difficile presentare esaustivamente una cartellone con 88 documentari .

Facile ricordare la notte rock con i Queen del 6 novembre (Queen: Rock the World di Christopher Bird e Queen + Bejart: Ballet for Life di Lynne Wake), il processo a Nelson Mandela attraverso gli audio ritrovati in The State Against Mandela and the Others di Nicolas Champeaux e Gilles Porte; il conflitto tra i giornalisti del “New York Times” e l’elezione di Donald Trump in The Fourth Estate di Liz Garbus.

Così la storia del più importante e trasgressivo night club di tutti i tempi, lo Studio 54 nel documentario di Matt Tyrnauer. E poi il numero uno al mondo del tennis degli anni ’80, l’irascibile tennista americano, John McEnroe, nel documentario John McEnroe: In the Realm of Perfection di Julien Faraut e la vicenda del  colonnello che ha passato la vita a disinnescare mine nel Kurdistan iracheno in The Deminer di Hogir Hirori e Shinwar Kamal. 

Sono questi solo alcuni degli attraenti eventi speciali. Il festival si aprirà con What You Gonna Do When the World’s on Fire? (2018), l’opera più recente di Roberto Minervini presentata alla 75a Mostra del Cinema di Venezia. Il film, girato in Louisiana e nelle strade di New Orleans, “punta il dito sulle forme più brucianti di razzismo”. A seguito di alcune brutali uccisioni di giovani afro-americani per mano della polizia, la comunità nera della Louisiana lotta per la propria sopravvivenza, mentre le Black Panther organizzano una manifestazione di protesta contro la polizia.

E si concluderà con Genesis 2.0 di Christian Frei, e Maxim Arbugaev (Svizzera, 2018), un viaggio nelle remote isole dell’Oceano Artico dove alcuni cacciatori di avorio trovano una carcassa di mammut. La scoperta richiama la comunità degli scienziati genetici che, come in “Jurassic Park”, vogliono riportare in vita il mammut estinto. Il documentario fa parte del focus tematico Habitat – tra le novità di quest’anno – che si propone di compiere una ricognizione – in 12 film – in alcune zone particolari del nostro pianeta al fine di misurarne lo stato di salute.

Nel mezzo i film di Minervini resentati e premiati nei maggiori festival internazionali. Con i suoi film, The Passage (2011); Low Tide (2012); Stop the Pounding Heart (2013); Louisiana (The Other Side) (2015) Minervini compone un mosaico di vite di personaggi senza nome ma che si rivelano estremamente significati per comprendere il nostro presente. E quelli di Dominique Marchais con una retrospettiva intitolata “Il paesaggio vivente”, una masterclass e alcuni incontri con il pubblico. Nelle sue opere, il cineasta percorre zone della campagna francese e nell’Europa di ieri e di oggi.

Il Festival dei Popoli propone anche di esplorarne i confini del documentario in quei territori in cui il linguaggio si fonde con altre forme di espressione e con gli spazi (virtuali e non) messi a disposizione dalle novità tecnologiche. In programma il documentario interattivo Setteponti Walkabout di Gianfranco Bonadies, Gianpaolo Capobianco, Michele Sammarco, con la collaborazione di Valeria Tisato (prodotto da MACMA) un viaggio interattivo tra cinema documentario per conoscere uno tra gli itinerari più belli e significativi da percorrere in Toscana (9/11). In programma anche L’invenzione dello spazio villa e giardini medicei in Toscana I-doc di Roberto Malfagia (Produzione Manifatture Digitali Cinema – Fondazione Sistema Toscana) su 14 ville e giardini della famiglia Medici entrati nel 2013 nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità con le più innovative tecnologie legate alla narrazione interattiva e tridimensionale su web (8/11). 

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