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Festival dei Popoli Opening Night, apertura nel nome di Carola Cinema

Firenze – Il documentario Sea Watch 3 di Jonas Schreijäg e Nadia Kailouli ha inaugurato al Cinema la Compagnia il Festival dei Popoli 2019. Il festival, nato nella Firenze di Giorgio la Pira, ha aperto la sessantesima edizione confermando l’assidua ricerca e la diffusione di documentari che raccontano le diseguaglianze sociali e il sopruso dei diritti umani nel mondo.

La vicenda della capitana tedesca Carola Rackete, che quest’estate, alla guida della nave Sea Watch 3, ha salvato 53 naufraghi nel Mediterraneo, ci viene raccontata dai due giovani giornalisti tedeschi. Jonas Schreijag e Nadia Kailouli hanno documentato le tre settimane difficilissime della nave nelle acque tra la Libia e l’Italia. Il film mostra Il coraggio e la tenacia della capitana che ha voluto salvare i naufraghi e non riportarli in Libia dove avevano subito violenze e abusi, chiedendo alle autorità italiane di poter attraccare nel porto sicuro più vicino, quello di Lampedusa. La capitana insieme al suo equipaggio ha dovuto affrontare il rifiuto delle autorità italiane che, secondo le vigenti norme di sicurezza, promulgate per volontà dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini, interdicono alle navi di soccorso o delle ong di entrare nei porti a fini umanitari. La capitana è riuscita comunque ad attraccare a Lampedusa dopo aver subito il controllo a bordo della guardia di finanza. Le 53 persone sono state portate in salvo, ma Carola Rackete è stata arrestata e poi rilasciata dopo quattro giorni.

In quelle settimane in mare i volontari della nave-ong sono riusciti a salvaguardare la vita dei naufraghi, dieci persone per motivi medici sono infatti state trasportate in Italia prima che la nave attraccasse a Lampedusa. Come ci hanno raccontato dopo la proiezione del film i due giornalisti e la giovane dottoressa Valeria Sottani, che ha assistito i naufraghi sulla nave, le persone che sono state salvate hanno subito delle violenze terribili in Libia. Il film documenta in particolare la sofferenza e lo sgomento di alcune donne africane che raccontano le violenze subite, mentre erano incinta, dai libici. Una rete di schiavitù, prostituzione e omicidi domina la vita sociale libica.  Tutto ciò ci fa comprendere la scelta di Carola Rackete di non riportare a Tripoli i naufraghi. La capitana, pur avendo ricevuto risposta negativa dalla Corte europea dei diritti umani, ha difeso i diritti di queste persone, subendo un vero e proprio attacco politico, che è rimbalzato sulla stampa e sui media. L’inchiesta sulle responsabilità della capitana è ancora in corso. La storia emblematica della Sea watch 3 mostra il complesso contesto delle relazioni e del diritto internazionale sulla questione dei migranti nel Mediterraneo e rivela la miseria culturale e civile di chi ha lanciato una campagna di attacco ad personam contro una giovane donna impegnata in nome di un dovere etico universale, venendo meno al dialogo e al rispetto reciproco, condizioni necessarie in un paese democratico.         

Nella foto: da sinistra Jonas Schreijag, l’interprete, Nadia Kailouli e Valeria Sottani

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