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Festival dei Popoli: poesia e impegno sociale nei film di Kazuhiro Soda Cinema

Firenze – Allo Spazio Alfieri sono stati proiettati tre significativi cortometraggi di esordio del cineasta giapponese Kazuhiro Soda, prodotti durante il periodo della scuola di Cinema a New York. The Flicker (1997), A Night in New York (1995), A Flower and Woman (1995) mostrano, in questa prima fase di studio nella scuola di cinema, la capacità, in Soda, di assorbire la cultura e l’estetica del cinema moderno.

In The Flicker il protagonista è un giovane fotografo che cerca in modo ossessivo un istante perduto nella sequenza fotografica che ritrae uno sconosciuto incontrato in una strada newyorkese. Se nel film l’autore rende omaggio a Blow Up di Antonioni, sembra però trasformare il senso del cult-movie degli anni sessanta, con un touch Nouvelle Vague, tra Rohmer e Truffaut.

Il protagonista cerca, con la camera oscura e la fotografia in bianco e nero, di esplorare l’alterità e la complessità misteriosa del reale in una fase di passaggio di età. Il giovane ragazzo si sofferma sulla creatività e sulle relazioni sentimentali; l’immagine fotografica sembra essere un medium creativo e conoscitivo tra il sé e l’altro. In A night in New York, Soda ci porta in un ristorante newyorkese in cui un uomo d’affari giapponese si trova circondato da curiosi ed eccentrici clienti. E’ un ritratto ironico, in cui ciascun personaggio si esprime in modo grottesco nel rapporto con il cibo.

La serie dei corti si conclude con Flower and woman, un raffinato e poetico parallelo tra la donna e il fiore: per l’una l’incontro con un uomo e il raggiungimento della maternità, per l’altro, reciso e gettato, una nuova esistenza nel rifiorire di un’aiuola.

Subito dopo i corti, è stato proiettato Peace, di Soda, il documentario fuori serie degli Observational film. Soda segue le attività di volontariato dei genitori della sua compagna, i coniugi Kashiwagi. I Kashiwagi aiutano dei disabili e degli anziani indigenti e malati che hanno bisogno di essere curati e accompagnati nelle strutture ospedaliere. Il signor Kashiwagi cura nel suo giardino i gatti della zona e pazientemente accompagna i disabili in macchina per vari appuntamenti senza ricevere alcun sussidio pubblico. Siamo in una piccola città del Giappone, Okajama.

La signora Kashiwagi si occupa attentamente della difficile e delicata situazione di Shiro Hashimoto, un uomo molto vecchio e malato, che riceve degli aiuti dalla previdenza sociale. Hashimoto viene accompagnato frequentemente in ospedale per dei controlli medici. Anche se è consapevole di poter morire, l’anziano signore è ironico e di buon umore, e racconta la sua storia di sopravvissuto alla guerra. Soda, con Peace, ci mostra come il sentimento di comunità e democrazia nasca dalla solidarietà tra le persone. La solidarietà come sentimento immediato e gratuito verso il prossimo è l’anello necessario per costruire una convivenza pacifica.

L’azione sociale del volontariato può essere una valida alternativa alle logiche del capitalismo liberista, che isola gli individui e li schiaccia. Peace è un importante manifesto etico ed estetico dell’autore giapponese, che con uno sguardo empatico e “familiare” ritrae l’impegno personale dei suoi suoceri nei confronti dei più deboli. Da Okajama City, il documentario Peace rilancia il valore della cura degli altri in un mondo occidentale contemporaneo in cui gli uomini e le donne sono sempre più abbandonati a sé stessi, avendo perso il senso profondo dei rapporti umani.

7 Pardeh (7 Veils) di Sepideh Farsi Cinema La Compagnia

Come raccontare oggi L’Afghanistan, un paese martoriato dai talebani?  Sepideh Farsi, importante cineasta iraniana che vive a Parigi, sceglie, con il suo film 7 Veils, la forma del viaggio che diventa un diario-intervista a persone comuni o a personaggi pubblici, come l’ambasciatore francese o alcuni aristocratici. Farsi vuole andare al di là dello stereotipo sull’Afghanistan a cui i media ci hanno abituati, per far conoscere al pubblico internazionale una realtà complessa, un territorio che è stato distrutto ed è continuamente sotto attacco da parte dei talebani. Nel film attraversiamo l’Afghanistan: dal cuore della città di Kabul, in cui si susseguono feroci attentati, alla distruzione delle statue del famoso Salsal il grande Buddha nella zona del Bayman.

Le persone intervistate dalla regista ci propongono di riflettere su alcuni aspetti significativi: l’alleanza tra i talebani e i pakistani, l’ingerenza degli Stati Uniti nella guerra e infine un atteggiamento ambivalente dello Stato afgano, incapace di creare una difesa militare più efficace. In un contesto geopolitico complesso, la cineasta Farsi, come lei stessa ha dichiarato ieri, facendo un parallelo con il mestiere del fotografo, cerca le persone per la strada e non le aspetta in un atelier fotografico. 7 veils appare come un mosaico emblematico di persone, storie e paesaggi che svelano le connessioni sociali, religiose e politiche di un paese sotto assedio che non sembra trovare un percorso di pace.

 

Foto: Kazuhiro Soda

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