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Festival dei Popoli: Talking Hands, nostra corruzione quotidiana Cinema

Firenze – Tante illegalità più o meno gravi, più o meno esecrabili: ne siamo ormai così immersi che alla fine ci accontentiamo di un grado accettabile di rispetto delle leggi. Com’è interessante il viaggio di Caterina Pecchioli attraverso un’Italia che lotta per sopravvivere, che come al solito si arrangia con ingegno e disperazione di fronte alle storture e alle prepotenze. In una parola, la nostra corruzione quotidiana invisibile, pervasiva e sempre vincente.

In “Mani Nostre”, documentario presentato sabato alla 57° edizione del Festival dei Popoli, la regista fiorentina ha inventato un format nuovo ed efficace per raccontare le angosce che quasi sempre hanno a che fare con le amarezze e le delusioni di un rapporto malato e disonesto con istituzioni e mondo del lavoro e degli affari.

Il  campione della sua indagine è fatto di quei viaggiatori, soprattutto giovani, che ogni giorno percorrono in treno la penisola da Bolzano a Siracusa, la mente ricolma di ansie, speranze, delusioni. Al microfono di Caterina si aprono e raccontano, anche perché la videocamera non riprende i volti, ma le mani. Mani che esprimono con i gesti e i movimenti le emozioni che stanno dietro le parole. Mani che parlano, Talking hands.

L’effetto sugli spettatori è raggiunto attraverso tre punti di vista, a volte sovrapposti, di ripresa: il paesaggio che si vede dai finestrini – dal ponte di Venezia, alle montagne trentine, allo stretto di Messina – e che pone una pausa fra un racconto e l’altro, dunque un momento che spinge a riflettere su ciò che è stato detto; le mani degli intervistati e le immagini sfumate dei loro corpi attraverso i vetri dei treni.

Rappresentano questa Italia solo apparentemente felice delle sue bellezze e del suo benessere. Alcuni frammenti dei racconti: “Le leggi non tutelano come si deve”; “i vizi diventano abitudini”; “bisogna fare ognuno qualcosa di buono perché il mondo diventi migliore”; “si possono non rispettare le leggi, ma non si deve esagerare”; “se non si cede non si lavora più”; “i graffiti sono arte”; “dove comanda la camorra”.

C’è il prete, il giostraio, l’imprenditore che dà da vivere a 40 famiglie, la ragazza che deve fare il concorso. E soprattutto una grande, profonda e insoddisfatta nostalgia di un’Italia migliore dove contano le persone e le regole e dove ognuno può legittimamente attendersi di essere ascoltato, senza dovere ricorrere a compromessi o sotterfugi.

“Mani Nostre” è una delle sei opere in concorso nella sezione dei documentari italiani della 57° edizione del Festival dei Popoli, che sta offrendo una selezione di film di alta qualità e di grande interesse sul mondo di oggi.

 

Foto: Caterina Pecchioli

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