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Festival dei Popoli: viaggio fra gli emarginati di Danielle Arbid Cinema

Firenze – Ieri pomeriggio allo Spazio Alfieri sono stati proiettati due film di Danielle Arbid, il cortometraggio Le passeur e il mediometraggio Aux Frontières. Nel film Le passeur, Ibrahim, rifugiato politico curdo, viene assunto dal sistema sanitario francese che rimpatria i corpi di africani deceduti in Francia. Il giorno dopo l’assunzione Ibrahim è testimone della prima rimozione di un corpo in un appartamento della banlieue parigina. Le passeur (1999) è un film di finzione creato con uno stile sincretico, tra il cinema francese della nouvelle vague, Truffaut e Rouch, e la cultura visiva della cineasta libanese.  Il film ci ricorda la vita sociale della Francia degli anni novanta. Una fase storica nella quale predominava il pluralismo religioso e culturale. Le passeur permette di riflettere oggi sui complessi rapporti tra colonialismo, decolonizzazione e integrazione interculturale.

Aux Frontières (2002)

La cineasta Danielle Arbid nel documentario Aux frontières compie un viaggio lungo i confini di Israele, senza mai entrare nel paese. Un viaggio tra il Libano, la Siria, la Giordania e l’Egitto. Il film mostra gli esiliati con delle interviste che fanno emergere sentimenti di odio, amore e nostalgia. Aux frontières è un roadmovie che attraversa un paesaggio mediterraneo per dare voce alle sofferenze e denunciare le ingiustizie che stanno vivendo gli arabi esiliati. Lo stile del film è molto significativo, è un’inchiesta che riesce a far emergere la volontà di una riappropriazione emotiva del proprio paese da parte degli esclusi. Il film diventa un landscape psicogeografico in cui lo spettatore, la cineasta e gli intervistati possono avvicinarsi ai luoghi perduti. Il popolo arabo attraverso lo sguardo femminile della giovane cineasta riconquista, lungo il confine, il diritto di esprimere la rabbia e il desiderio del ritorno in patria.

Foto:  Danielle Arbid

 

 

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