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Festival dell’Inedito, pesante obolo per partecipare, è rivolta degli scrittori Società

Era partita con l'idea di offrire agli scrittori "sconosciuti" quelli, per intendersi, col famoso manoscritto nel cassetto, la ribalta e una chance per proporre le proprie opere a case editrici, critici, pubblico. Rischia di soffocare, ancor prima di cominciare, fra polemiche e invettive.

Si sta parlando dell'evento Festival dell'Inedito, che, con grandi proclami, firme famose e case editrici di grido nonchè con la partecipazione ben pubblicizzata del Comune di Firenze avrà luogo il 26, 27 e 28 ottobre nello spazio della Leopolda.
In soldoni, il Festival (che è partito nelle scorse settimane con la messa on line del sito www.festivaldellinedito.it, attraverso cui gli aspiranti scrittori, sceneggiatori e autori di format tv potranno inviare i loro testi fino al 31 maggio) si rivolge, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, a quei talenti inespressi " offrendogli la concreta possibilità di avere un giudizio critico della loro opera e delle loro idee, stilato da un comitato qualificato di lettori, una vetrina, e per i migliori, la pubblicazione del testo con un importante editore o la realizzazione della sceneggiatura o del format da parte di una importante casa di produzione cinematografica o televisiva". L'evento è organizzato dall'agenzia Acciari Consulting con il Comune di Firenze e la Siae.
Bello, eh? Impagabile, per gente che magari coltiva da tutta la vita il sogno di diventare scrittore, sceneggiatore o quant'altro, e che è costretto, per vivere, a sopportare altri lavori dignitosissimi certo, ma magari, dal punto di vista di questi scrittori o artisti "dormienti", frustranti e deprimenti.
Bene. E' comprensiblle dunque la rabbia, lo stupore, lo sconcerto di quanti, avviatisi con cuore palpitante e belle speranze (e magari tasche semivuote…) a far parte della fantastica kermesse, si sono visti chiedere l'obolo. E un obolo mica da poco: come scrivono in una lettera aperta una cinquantina di loro, si tratta di 130 euro più Iva per la prima fase di selezione, più altre 400 più Iva per altri "gadget": tra questi, l'acquisto dello spazio espositivo.

Ed ecco come stanno le cose dalla loro voce (pardon, dalla loro penna): "A nostro avviso  -scrivono gli artisti in una lettera aperta –  l'obiettivo non dichiarato di questo concorso è quello di fare cassa sui sogni e le aspirazioni di chi scrive: ai 130 euro (+ Iva) richiesti per la prima fase di selezione, con i quali i concorrenti sostanzialmente acquistano una scheda di lettura della loro opera, si aggiungono infatti altri 400 euro (+ Iva), destinati tra altre cose al noleggio di uno spazio espositivo di cui si fatica a capire l'utilità''. Spedita, la missiva, al sindaco e assessore alla Cultura di Firenze, Matteo Renzi, e all'assessore all'Università, Ricerca e Politiche giovanili Cristina Giachi. In sostanza, gli scrittori chiedono chiarimenti sul primo Festival dell'Inedito che si terrà a Firenze dal 26 al 28 ottobre, con il chiaro e lodevole obiettivo di promuovere i nuovi talenti e lo scouting letterario, ''previo però pagamento di cospicue quote di iscrizione da parte dei partecipanti''.

Si  mobilitano e aderiscono all'appello, da Firenze, un folto gruppo di scrittori: tra gli altri nuovi scrittori, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni, Emiliano Gucci, Marco Vichi, Sergio Nelli, Paolo Ciampi, Ilaria Giannini, Marco Simonelli, Francesca Matteoni, Gregorio Magin, Francesco Recami, Matteo Salimbeni, Rosaria Lo Russo, Paolo Maccari, Francesco D'Isa, Vittorio Biagini, Michele Dantini, Raoul Bruni. Aderiscono dal resto d'Italia tra gli altri Michela Murgia, Andrea Libero Carbone, Giorgio Vasta, Vincenzo Ostuni, Marco Mancassola, Gianfranco Franchi, Lucia Vergano e Alessandro Viti.
''Se una città davvero aspira a essere comunità libera di scambio tra scrittori, ha il dovere promuovere e patrocinare iniziative di qualità – si legge nell'appello – dove scrittori e aspiranti possano veramente, e senza balzelli di sorta, entrare in contatto, e rifiutare quegli eventi che puntano innanzitutto a riscuotere denaro da chi coltiva un sogno''.

Gli scrittori firmatari approfittano dell'occasione per mandare anche un altro messaggio, esprimendo ''preoccupazione nei confronti non solo di chi 'acquista' cultura, ma anche di chi la produce: col nostro appello vogliamo difendere anche i diritti dei tanti lavoratori della cultura sottopagati e sfruttati, che ogni giorno realizzano traduzioni, comunicati stampa, volumi, eventi, lavorando per un ingranaggio che rischia di andare fuori dal proprio sesto anche a causa di cattive pratiche come quella di un 'festival dell'inedito' in cui si chiedono cospicui contributi ai partecipanti''.

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