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Festival dell’Inedito, scappano tutti, ultimo il Comune Società

Festival dell'Inedito, allora è fatta: dopo il montare delle polemiche innescate dall'accusa rivolta da una cinquantina di giovani scrittori con una lettera aperta all'amministrazione comunale (l'accusa era di speculare sui sogni), dopo l'infittirsi di adesioni all'appello con decine di scrittori protagonisti della narrativa contemporanea, cui si era aggiunto il peso da undici di Dacia Maraini, dopo che Antonio Scurati, lo scrittore che svolgeva il ruolo di consulente, si era ritirato, dopo lo sfilarsi di soggetti fondamentali come Mondadori, Siae, Rizzoli, dopo, dopo, ancora dopo, anche il Comune di Firenze decide di lasciare l'iniziativa al suo destino. Ma lo fa da par suo: la giovane assessore Crsitina Giachi infatti motiva il ritiro del patrocinio comunale in questo modo (scripta manent … ): "ll precipitare delle polemiche e le defezioni crescenti dei partner culturali mi costringono a ritirare il patrocinio del Comune di Firenze al Festival dell’Inedito. Il nostro sostegno all’iniziativa, nella quale non smettiamo di vedere elementi di qualità e di novità, poggiava, come lei (Alberto Acciari, ideatore e organizzatore del Festival) ben comprende e come ho avuto più volte occasione di dirle, su una tenuta culturale garantita dalla presenza di scrittori come Antonio Scurati, di partner editoriali e non come Mondadori, Rizzoli, SIAE, e di media partner come Tuttoliobri de La Stampa e Rai3. Il venir meno di queste adesioni prestigiose priva l’iniziativa dei presupposti indispensabili a un suo riconoscimento come evento culturale importante per la città".

Insomma, non è la somma richiesta per la partecipazione agli scrittori (circa 500 euro in tutto, per accesso, lettura e passaggio alla seconda fase, anche se l'organizzatore dice che avevano già deciso di abbassarla) ma è la defezione di tutti i partner più prestigiosi a suggerire al Comune di Firenze di defilarsi.
La domanda da porsi è: ma cosa interessava allora veramente al Comune? La kermesse o il talento? La grancassa mediatica o il dare la possibilità allo scrittore sconosciuto di farsi leggere, giudicare e se del caso apprezzare? ….
Inosmma, il punto della questione rimane: è giusto che anche la cultura e la possibilità di esprimersi possa essere subordinata al valore del denaro?
La lettera di Cristina Giachi una risposta, piaccia o non piaccia, la dà.

 

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