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Festival Internazionale di Cinema e Donne 2013 Cinema, Cultura

“Volver”, un titolo evocativo per la 35° edizione del Festival Internazionale di Cinema e Donne che quest’anno apre, al Cinema Odeon, in Piazza Strozzi, dal 25 al 30 ottobre, la “50 giorni”, la famosa e più grande rassegna di cinema internazionale d’Italia, che si svolge, ormai da sette anni, nella nostra città.
“Festeggiamo – spiegano le ideatrici e organizzatrici Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo – i 35 anni del festival nato a Firenze per raccontare la storia delle donne, che entrano da protagoniste nel cinema internazionale, soprattutto nella regia, ma anche negli altri ruoli. Una narrazione specialmente dedicata alle generazioni più giovani, che di questa storia tra cinema e donne ignorano i momenti fondamentali e forse anche i propositi”.


Il Festival, infatti, nasce alla fine degli anni '70 per raccontare in diretta la realtà delle donne e della società in cui esse si muovono, coltivare la memoria di questa presenza dagli inizi della storia del cinema ad oggi, individuando i momenti cruciali del cambiamento. Per questo saranno presentati, anche quest'anno, molti film targati 2013, che testimoniano il presente, ma anche film che hanno avuto un particolare significato per la storia del cinema, la storia delle donne e per l'evoluzione dell'immagine femminile. La vita ricomincia, di Mario Mattioli (Retrospettiva Alida Valli organizzata dal Laboratorio Immagine Donna, Anna Maria Mori e la Regione Friuli), ci riporta al dopoguerra e il personaggio di Alida Valli è una, nessuna e centomila di queste donne che, lavorando, si sono emancipate ma hanno pagato per questo un altissimo prezzo.
Film d'amore e d'anarchia, omaggio a Mariangela Melato, giovane e lunare negli abiti degli anni ‘30, nell’Italia colorata e un po’ Far West con cui Lina Wertmüller conquistò i critici americani.

Wanda, film unico, anomalo e profetico di Barbara Loden, che era stata attrice di cinema e teatro, ma anche ragazza pin up di calendari. Restaurato dalla Film Foundation di Martin Scorsese e dalla Fondazione Gucci, nel 1970, ci porta dentro al disagio femminile che presto esploderà, con grandissima forza, nel movimento, prima delle femministe americane e poi di quelle europee.
Questo ritorno agli anni Settanta in cui tutto è cominciato, Volver, è anche al centro della selezione 2013, in cui l'originalità e la novità dello sguardo delle registe coglie i nodi attuali del presente in costante relazione col passato e con le persone importanti della vita.
Come ad esempio la regista franco tunisina Nadia El Fani, nei tre film che saranno presentati: Ouled Lenine, anticipa i temi della primavera araba, nel colloquio amoroso e ironico con il padre, ancora ardente militante di una rivoluzione interrotta; Même pas mal, la resistenza all'avanzata dell'islam radicale sull'altra riva del
Mediterraneo e quella alla malattia, nella sua vita personale; Nos seins, nos armes, la genesi di un movimento, quello delle Femen, che si propaga in un modo virale, utilizzando non violenza ed esibizione del corpo come mezzo di comunicazione dirompente.

Con talento affermato da molti riconoscimenti internazionali, la regista svizzera Séverine Cornamusaz scandaglia, nel profondo, l'identità maschile smarrita dalla richiesta di cambiamento dei ruoli tradizionali di marito e padre, rispettivamente in Coeur Animal e Cyanure.
Kadija Leclere, nell'autobiografico Le sac de Farine, racconta come la doppia identità tra il Belgio e il Marocco, nutrita di contrasti, ma anche di culture differenti, possa portare, pur attraverso enormi difficoltà, a una capacità di comprensione e di realizzazione femminile più ampia ed efficace .

Dominique Cabrera, in Ça ne peut pas continuer comme ça!, immagina un Presidente della Repubblica francese che per realizzare le riforme più avanzate, e metter fine al crescente impoverimento dei ceti deboli, chiede l'aiuto di una controfigura, un attore della comédie française che gli somiglia come una goccia d'acqua.
Fabiana Sargentini, con Non lo so ancora, contraddicendo almeno due tabù importanti per il nostro tempo, la paura della morte e la vecchiaia, mette in scena l'incontro magico tra l'uomo anziano e la donna giovane mostrando quanto possa produrre di scambio e di felicità per entrambi.
La stessa atmosfera di tenerezza, conquista faticosa della maturità, individuale e di coppia, è al centro dell'ultimo film della regista belga Marion Hansel (La Tendresse) e della più famosa regista polacca Dorota Kędzierzawska (Pora umierać – Il tempo di morire). L'on the road, Frontieras, della più grande regista del Marocco, Farida Benlyazyd, ridisegna i controversi confini del paese. Infine, Regina Pessoa, la regina portoghese dell'animazione mondiale in una personale che ripercorre la sua storia di donna e artista.

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