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Festival Middle East Now: Yemen protagonista della serata inaugurale Spettacoli

Domani sera alle 21 al cinema Odeon il pluripremiato documentarista inglese Sean McAllister presenterà al pubblico The reclutant revolutionary, in cui racconta  la rivoluzione che nel novembre 2011 ha spinto alle dimissioni il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, al potere da 33 anni.
McAllister si trovava già nello Yemen da alcuni mesi per documentare le condizioni di vita nel paese dopo la crisi del turismo quando, il 18 marzo 2011, 52  pacifici contestatori vennero uccisi dalle forze governative, scatenando una rivolta durata otto mesi. Mc Allister decise allora di seguire gli eventi attraverso gli occhi della sua guida, il trentacinquenne Kais, dapprima diffidente verso le ragioni della protesta  e timoroso delle possibili conseguenze sul suo lavoro e la sua famiglia, poi sempre più partecipe e coinvolto. Ciò che ha convinto Kais e ha reso unica la rivoluzione yemenita nella primavera mediorientale, è stata la decisione dei membri delle varie tribù, solitamente ben armati, di lasciare a casa i kalashnikov e scendere in piazza disarmati, riuscendo nel paradosso di organizzare, nel paese con la più alta concentrazione di armi al mondo, una rivoluzione pacifica.
McAllister – il classico reporter nel posto giusto al momento giusto –  è stato l’unico filmaker straniero a documentare gli avvenimenti yemeniti, eleggendo un uomo normale con tutte le sue ansie e incertezze, a interprete dei sentimenti collettivi. Il regista, che ha girato film in tutto il mondo, nel 2004 aveva dedicato un film alla fine del regime di Saddam Hussein, Liberace of Baghdad, premiato al Sundance Film Festival, e recentemente durante un reportage per Channel 4 in Siria, è stato arrestato e recluso per alcuni giorni nel carcere di Damasco, dove è stato testimone delle terribili torture inflitte agli oppositori del regime di Assad.
Nel tema della ribellione di popolo contro i dittatori, che percorre tutto il festival, non poteva mancare il riferimento a colui che ancora difende sanguinosamente il suo potere, Bashar al-Assad. Il dittatore siriano è protagonista di Wikisham, la dissacratoria serie di cartoni animati sulla rivoluzione in Siria creata da un gruppo di illustratori fuoriusciti dal paese. Il primo capitolo della serie sarà proiettato domani all’Odeon in apertura di serata, insieme al corto d’animazione iraniano Khormaloo di Farshid Shafie, a un omaggio all’illustratore libanese Edgar Aho, morto suicida, e al primo audio-ritratto della serie Volti di Tahir sui partecipanti alla rivoluzione egiziana. Animazioni e cortometraggi punteggeranno poi tutta la programmazione del Film Middle East Now fino alla chiusura.

 

Barbara Corsi

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Festival Middle East Now: Yemen protagonista della serata inaugurale Cinema, Middle East Now

Domani sera alle 21 al cinema Odeon il pluripremiato documentarista inglese Sean McAllister presenterà al pubblico The reclutant revolutionary, in cui racconta  la rivoluzione che nel novembre 2011 ha spinto alle dimissioni il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, al potere da 33 anni.
McAllister si trovava già nello Yemen da alcuni mesi per documentare le condizioni di vita nel paese dopo la crisi del turismo quando, il 18 marzo 2011, 52  pacifici contestatori vennero uccisi dalle forze governative, scatenando una rivolta durata otto mesi. Mc Allister decise allora di seguire gli eventi attraverso gli occhi della sua guida, il trentacinquenne Kais, dapprima diffidente verso le ragioni della protesta  e timoroso delle possibili conseguenze sul suo lavoro e la sua famiglia, poi sempre più partecipe e coinvolto. Ciò che ha convinto Kais e ha reso unica la rivoluzione yemenita nella primavera mediorientale, è stata la decisione dei membri delle varie tribù, solitamente ben armati, di lasciare a casa i kalashnikov e scendere in piazza disarmati, riuscendo nel paradosso di organizzare, nel paese con la più alta concentrazione di armi al mondo, una rivoluzione pacifica.
McAllister – il classico reporter nel posto giusto al momento giusto –  è stato l’unico filmaker straniero a documentare gli avvenimenti yemeniti, eleggendo un uomo normale con tutte le sue ansie e incertezze, a interprete dei sentimenti collettivi. Il regista, che ha girato film in tutto il mondo, nel 2004 aveva dedicato un film alla fine del regime di Saddam Hussein, Liberace of Baghdad, premiato al Sundance Film Festival, e recentemente durante un reportage per Channel 4 in Siria, è stato arrestato e recluso per alcuni giorni nel carcere di Damasco, dove è stato testimone delle terribili torture inflitte agli oppositori del regime di Assad.
Nel tema della ribellione di popolo contro i dittatori, che percorre tutto il festival, non poteva mancare il riferimento a colui che ancora difende sanguinosamente il suo potere, Bashar al-Assad. Il dittatore siriano è protagonista di Wikisham, la dissacratoria serie di cartoni animati sulla rivoluzione in Siria creata da un gruppo di illustratori fuoriusciti dal paese. Il primo capitolo della serie sarà proiettato domani all’Odeon in apertura di serata, insieme al corto d’animazione iraniano Khormaloo di Farshid Shafie, a un omaggio all’illustratore libanese Edgar Aho, morto suicida, e al primo audio-ritratto della serie Volti di Tahir sui partecipanti alla rivoluzione egiziana. Animazioni e cortometraggi punteggeranno poi tutta la programmazione del Film Middle East Now fino alla chiusura.

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