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Festival Popoli: Ghiaccio, modello virtuoso dell’accoglienza Cinema

Firenze – Allo Spazio Alfieri il curatore del festival dei popoli, Daniele Dottorini, ha presentato il film “Ghiaccio” di Tomaso Clavarino, in gara nel concorso italiano. Il film racconta la storia di sei ragazzi africani, richiedenti asilo, che sono stati accolti in Val Pellice (Piemonte). Molti immigrati vivono in questi paesi spopolati della montagna piemontese.

I sei ragazzi, che provengono dal Gambia e dalla Sierra Leone, in attesa di conoscere il loro destino burocratico, sono riusciti ad avere il permesso per costituire una squadra di Curling, uno sport sul ghiaccio che è molto famoso in Piemonte. Vittime di violenze nei loro paesi di provenienza, hanno trovato nello sport un motivo di impegno e un veicolo di integrazione. Il Curling permette di non deprimersi di fronte alla prospettiva di essere rimpatriati in paesi in cui è ancora molto alto il rischio di subire soprusi o violenze.

La storia raccontata nel film mette in evidenza come l’Italia possa essere un paese di accoglienza: infatti molte zone, dal Nord al Sud, sono spopolate e possono ospitare gli immigrati, inserendoli in contesti lavorativi e sociali adeguati. Lo ha del resto dimostrato il caso emblematico di Riace, dove, per merito dell’allora sindaco Mimmo Lucano, si era potuta creare una rete di accoglienza, in grado di restituire vita e benessere economico allo spopolato paese calabrese.

Per l’Italia gli immigrati possono essere una risorsa significativa. Con un giusto criterio amministrativo che regoli l’accoglienza, l’Italia e l’Europa possono difendere i diritti umani di migliaia di persone che vivono in continuo pericolo.

Dopo la proiezione del film sono intervenuti in sala il cineasta Tomaso Clavarino e il produttore del film Tommaso Caroni, che hanno raccontato la storia del progetto documentario che ha avuto il sostegno della Film Commission Piemonte. Per i ragazzi africani adattarsi alla montagna e al freddo, è stata un’esperienza non facile. Imparare nuovi mestieri e creare un squadra sportiva sono diventati allora due obiettivi fondamentali, vissuti con fiducia e coraggio, per affrontare un futuro molto insicuro.

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