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Cooperative forestali al Governo: “Concretezza e incentivi” Ambiente

Poichè la gestione produttiva, la permanenza e l'incremento della superficie boschiva è fondamentale per garantire la sicurezza idrogeologica del territorio, sia in montagna sia nelle valli, e prevenire gli effetti dei cambiamenti climatici, il ruolo del Ministero dell'Ambiente nella partita del decreto sviluppo, del piano per la sicurezza del territorio, del programma quadro sulle foreste e del piano energetico sarà fondamentale. L'Alleanza della cooperative forestali d'Italia, che ha chiesto un incontro al ministro Clini, promette che sarà in prima linea per portare proposte, ma anche per ricevere risposte concrete. Le cooperative forestali chiedono  l'intervento coordinato di provvedimenti che, soprattutto attraverso investimenti e incentivi alla cooperazione forestale da prevedere nel decreto sviluppo (che sarà discusso venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri) sostenga concretamente la filiera produttiva foresta-legno e foresta-legno-energia. Mentre urge l'avvio della realizzazione del piano per la sicurezza del territorio italiano, annunciato dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini alla fine del 2011. Questo in estrema sintesi il quadro emerso ieri pomeriggio alla prima Assemblea nazionale delle circa 400 Cooperative forestali alleate di Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, tenutasi alla Facoltà di Agraria di Firenze, nell’ambito di “Expo Rurale 2012”. 22 settembre Clini incontra oggi le Cooperative forestali.
Giampaolo Buonfiglio presidente Agci-Agrital, che ha introdotto i lavori dell'assemblea, ha rivolto un appello al Governo e alle istituzioni, i quali "si ricordano delle cooperative forestali – ha dichiarato – solo quando ci sono i disastri", perchè diano risposte concrete alle richieste della cooperazione. Il ministro Corrado Clini, al quale erano affidate le conclusioni ma è poi intervenuto per via telefonica a causa di impegni imprevisti, ha ribadito l'importanza della manutenzione del patrimonio forestale italiano, ricordando la previsione nel decreto sviluppo del "credito agevolato per gli interventi di gestione manutentiva del bosco". Il ministero "sta valutando –  ha aggiunto Clini – la possibilità di incentivare il lavoro delle cooperative forestali, in particolare quelle di giovani, affidando loro in concessione la gestione di territori all'interno dei parchi".

In particolare le cooperative forestali toscane, rappresentate all'Assemblea nazionale dal presidente del Consorzio Toscana Verde (CTV) Marco Scaltritti, chiedono un'azione congiunta dei Ministeri dell'Ambiente e dell'Agricoltura e foreste per rilanciare quegli interventi che fanno leva su tecniche di ingegneria forestale (ingegneria naturalistica), mettendo in campo norme e piani specifici. In sostanza la via suggerita è quella di fare del Piano nazionale per la sicurezza del territorio un "piano nazionale di opere di difesa del suolo con priorità ai progetti di ingegneria naturalistica".
L'assessore regionale all'Agricoltura e Foreste, Gianni Salvadori, ha annunciato provvedimenti a favore della filiera foresta-legno-energia e per la tutela dei boschi in Toscana: l'estensione da 10 a 20 anni del periodo di formazione del bosco dopo il passaggio di un incendio, l'eliminazione dell'Iva per gli interventi realizzati nell'ambito del programma di sviluppo rurale, un piano di miglioramento delle pinete toscane, un sistema di riconoscimento dei lavoratori dipendenti per azzerare il lavoro in nero. E ha garantito che la premessa del prossimo Programma di sviluppo rurale Feasr 2014-2020 sarà appunto il cambiamento climatico e i suoi effetti da contrastare.
Oreste Giurlani di Uncem Toscana, in rappresentanza di 168 Comuni toscani, ha ricordato gli esiti dell'accordo di programma Ministero dell'Ambiente-Regione Toscana del 2010, finalizzato a finanziare, con 118 milioni, interventi urgenti per mitigare il rischio idrogeologico. Ad oggi degli 84 interventi progettati solo una decina sono stati attivati, a causa del meccansimo farraginoso dei commissari, che si è voluto adottare per gestire il processo.

Giovanni Luppi, presidente Legacoop Agroalimentare, ha chiesto una convergenza di Governo e Regioni per valorizzare la cooperazione e l'associazionismo all'interno della programmazione comunitaria dello sviluppo rurale, nel pacchetto di riforma della Pac, attesa nei primi mesi del 2013, stando alle previsioni del presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro. "Ad esempio – ha agggiunto Luppi – è necessario che siano consentiti e fortemente incentivati gli investimenti della cooperazione in meccanizzazione forestale, in modo da dare impulso allo sviluppo delle filiere bosco-legno e bosco-legno-energia". "Il Piano di sicurezza del territorio – ha proseguito Luppi – dovrà essere sviluppato in accordo tra Governo e Regioni utilizzando le risorse disponibili nei comparti agro-forestale e ambientale a partire dal Programma quadro del settore forestale di cui si è persa ogni traccia". Infine Luppi viene all'annoso problema dei "tempi di pagamento della Pubblica amministrazione" sottolineando come ciò "penalizzi fortemente le cooperative ed in particolare quelle che si sono impegnate nei momenti di emergenza legati alle gravi calamità".

La cooperazione forestale in Toscana
Conta due consorzi regionali (CTV e CTF) che riuniscono 44 cooperative  con 1280 addetti di cui 800 a tempo indeterminato e 480 a tempo determinato (dati Rapporto Foreste della Toscana del 2009). L'occupazione nelle cooperative forestali toscane è raddoppiata dal 1992 al 2009, anche grazie alle politiche di qualificazione delle imprese e di investimento pubblico nel settore forestale e dell'ingegneria naturalistica attuate dalla Regione Toscana. La vitalità e la capacità di crescita di questi settori contraddistingue la realtà toscana, nella quale trovano un giusto equilibrio la gestione produttiva del bosco e la conservazione della sua funzione preventiva e protettiva del territorio.

L'impresa cooperativa è il modello più adatto a sviluppare la funzione multipla del bosco, risorsa economica ed ambientale allo stesso tempo, di interesse privato ma anche pubblico. Le imprese della filiera foresta-legno-energia, filiera cruciale per lo sviluppo della green economy in quanto settore "green by definition", in Toscana e nelle altre regioni, sono però in grande difficoltà. I prezzi del mercato interno dei prodotti del duro lavoro dei boscaioli non sono remunerativi, la filiera non è ben strutturata, le norme delle politiche che si occupano di boschi, quelle forestali e quelle ambientali, non convergono per interventi concreti ed efficaci per potenziare il settore.

Quale miglior presidio del bosco per prevenire il rischio idrogeologico in crescita per gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici che investono l'area mediterranea, a causa del mutamento della circolazione globale delle masse d'aria dell'atmosfera? Da un lato improvvise piogge troppo intense che provocano allagamenti ed esondazioni dei fiumi, alluvioni e frane, ed erosione del suolo, dall'altro stagioni di aridità estrema che impoveriscono non solo le riserve idriche superficiali, come fiumi e laghi, ma anche le falde acquifere del suolo. Tutti effetti delle eccessive emissioni di anidride carbonica (CO2), unita ad inquinanti, legate ad eccessivo impiego di combustibili fossili. Il bosco riduce il ruscellamento delle acque piovane, riduce fortemente l'erosione, contribuisce a ricaricare le falde acquifere. Il bosco costituisce una riserva carbonio che ogni giorno assorbe anidride carbonica. Questi i pilastri scientifici che le politiche, secondo Giampiero Maracchi docente di Climatologia di Firenze, intervenuto come relatore all'Assemblea nazionale delle cooperative, devono tradurre in azioni per valorizzare il ruolo multifunzionale del bosco, formare i giovani alle attività forestali e connesse al bosco, restituire redditività alle attività boschive, favorire l'occupazione nella filiera foresta-legno.

 

 

 

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