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Fini al congresso Fli: difesa del lavoro e riforma della giustizia Politica

Il la lo dà Gianfranco Fini. Giunge nel tardo pomeriggio e con un’appassionato discorso che incanta la platea, ripropone tutti i temi forti di Futuro e Libertà: “Il tempo è galantuomo – esordisce – molti che all’inizio non credevano nella nostra scelta cominciano a pensare che forse Fini e i suoi avevano ragione quando avevano detto che alcuni principi non sono merce da trattativa. Come, ad esempio, l’integrità nazionale”. Insomma, l’affaire Lega Nord. E Fini parte all’attacco: “Il federalismo fiscale è stato un clamoroso inganno. La Lega non può presentare alcun bilancio positivo al proprio elettorato, e si fa forte di slogan che parlano di secessione. La realtà è più semplice: il federalismo fiscale ha il risultato di mettere molte più tasse di quante se ne sono mai pagate. Dimostrazione di un solare fallimento. Non ci si salva con gli egoismi geografici, non è con la presunta superiorità di un territorio che si risolvono i problemi: o ci si salva tutti insieme, o si perisce tutti”.
Si torna a parlare di giustizia: “La riforma, grande e necessaria, non può essere ridotta a un regolamento di conti con la magistratura. La vera, grande priorità è la giustizia civile, quella stessa che conduce un cittadino a non rivolgersi ad essa in quanto sa che vedrà il termine della sua causa fra 10 anni”.
M è sul tema dell’economia e del lavoro che Fini affonda il coltello.
“Non era vero che l’Italia è il paese dei balocchi – spiega – d’accordo tenere i conti sotto controllo, ma la strategia poteva essere diversa. I tagli lineari hanno portato all’impossibilità di investire, rinunciando nel contempo a scegliere come e dove tagliare, a spiegare che un settore può essere tagliato sia pure con sacrifici, ma un altro deve essere aiutato. Ad esempio, il problema delle competitività, che riguarda il tessuto italiano delle piccole e medie aziende, si basa sull’eccellenza. Ma per mantenere l’eccellenza, è necessaria la ricerca e l’innovazione. Ebbene, è stato tagliato soprattutto ciò che poteva fare la differenza: tagli alla ricerca, che hanno portato alla fuga di cervelli di cui stiamo vedendo gli esiti. Abbiamo preso ad importare braccia e a d esportare cervelli”.
Sul mercato del lavoro, “la flessibilità è necessaria, ma non può trasformarsi in precarietà assoluta. Non ci è chiaro il discorso della flessibilità in uscita: chi riguarda? Vale solo per i neo-assunti, si rivolge ai contratti a tempo indeterminato? Se si tende solo a facilitare il licenziamento, avremo semplicemente un salto in avanti della disoccupazione”. 
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