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“Fino all’ultimo respiro” e “Holy Motors” al Cinema Odeon Cinema

Questa sera alle ore 21.00 un importante evento speciale a Odeon Firenze, con la proiezione di “Fino all'ultimo respiro” (in versione originale francese con sottotitoli in italiano), uno dei grandi capolavori di Jean-Luc Godard. Il film è il terzo appuntamento della nuova sezione estiva ODEON|CULT, che proporrà ogni martedì alle 21.00 fino al 23 luglio un ciclo con sei film che hanno fatto la storia del cinema, tutti in versione originale con sottotitoli in italiano, al prezzo vantaggioso di soli 4 euro.
“Fino all'ultimo respiro”, film del 1960 che rese celebri i due attori protagonisti, Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, è considerato, insieme a “I quattrocento colpi” di François Truffaut, il film-manifesto della “Nouvelle vague”, con l'irrompere di una nuova generazione di registi che rivoluzionò il linguaggio del cinema francese alla fine degli anni Cinquanta. Prima della proiezione ci sarà una presentazione storico-critica a cura di Luigi Nepi dell'Università di Firenze.

Il cinema francese torna ad Odeon Firenze, mercoledì 3 luglio alle ore 21.00, con la proiezione del bellissimo “Holy Motors”, il film di Léos Carax (ancora inedito a Firenze) che ha segnato il grande ritorno sulla scena internazionale di uno dei più geniali e controversi registi del cinema francese contemporaneo (già autore di film-cult come “Rosso sangue” e “Gli amanti del Pont-Neuf”). Un anno fa “Holy Motors” spaccò in due il Festival di Cannes, dove fu presentato in Concorso: da una parte gli entusiasti, dall'altra i detrattori.
Il film comincia in un vecchio cinema dove si aggira come un fantasma proprio Carax. È un risveglio, in senso biologico e poetico, ma è soprattutto il prologo di un film-trip cucito addosso alle metamorfosi del protagonista (e attore-feticcio di Carax) Denis Lavant. Il cinema (l’arte, il mondo, l’industria: il laboratorio della motion capture somiglia ironicamente alle fabbriche dell’800) cambia forma di continuo, il passato coesiste col futuro, il materiale con l’immateriale. Ma forse nel mondo di Carax, ormai ci sono solo attori, effetti, simulazioni, e gli unici esseri «veri» sono animali o macchine. Come quelle limousine che scopriremo dotate di vita propria, in una scena finale davvero sorprendente. Folle e lucidissimo, discontinuo e geniale, oscuro e smaccato, trapunto di cine-citazioni ma proiettato oltre il cinema e il ’900, in un divenire (delle immagini, dei corpi, delle macchine) nel quale è difficile non ritrovarsi. Carax stesso dichiarò a Cannes: «Non racconto una storia, ma una vita. L’esperienza di essere in vita».
Un film che va visto e vissuto, un'esperienza formativa per chiunque si definisca cinefilo. Una pellicola in cui si respira un'aria di genio e sregolatezza, dove si vede quella stessa genialità lasciata a briglia sciolta e capace di esprimersi in tutta la sua follia immaginifica. Un film incomprensibile (e perciò affascinante) nel suo scorrere lento e inesorabile in cui non bisogna porsi domande ma lasciarsi trasportare dal fascino delle immagini e dalla grandezza del gesto attoriale. E infine rimanere intrappolati nella labirintica visione mortifera di un mondo incapace di comprendere le proprie pulsioni e i propri desideri.  

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