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Fiorentina: allenatori toscani, interrogativi portoghesi Opinion leader

Firenze – Leggo sempre con molto interesse le “cinque domande” che il bravo Calabrese si pone periodicamente su Repubblica per fare il punto sulla situazione, societaria e tecnica, della Fiorentina. Dopo il mercato di gennaio, gli interrogativi erano intonati a delusione e preoccupazione; ora vogliono essere sdrammatizzanti e “costruttivi”: rebus sic stantibus, prendendo atto di una situazione irreversibile, si cerca di rincuorare e di aiutare la squadra a stringere i denti e andare avanti compatta.

Mi permetto però di osservare che mai, in queste domande, ce n’è stata una a mio vedere decisiva per andare al cuore della questione: ed è una domanda sull’adeguatezza di Sousa a condurre questa squadra verso gli obiettivi che, o per caso o per meriti, si sono profilati in questi mesi.

Non voglio dire che la Fiorentina non meriti l’attuale posizione in classifica. In fondo, è la posizione che ha più o meno tenuto nei tre anni trascorsi, e i pochi punti in più o in meno, l’esser terzi o quarti o quinti, è dipeso anche da come le altre contendenti all’alta classifica si sono comportate. Fino al campionato scorso, la Fiorentina si era attestata mediamente come terza forza del campionato dietro a Juve e Roma, le uniche due decisamente superiori, che oltre alla rosa più completa e al tasso tecnico di livello mondiale dei loro giocatori, avevano dalla loro anche la tradizione e la cabala.

Quest’anno abbiamo senz’altro approfittato della “crisi” di Juve e Roma,  iniziale per una perdurante per l’altra, abbiamo approfittato dei cantieri aperti (e delle contraddizioni) di Inter e Milan, e ci siamo attestati dietro le due squadre dominanti del momento: la solita Juve e un Napoli finalmente liberato…”dallo straniero”! Ora però anche la Roma si è “liberata dello straniero”, e il campionato si profila come un autentico trionfo della toscana allenatrice: Allegri, Sarri, Spalletti!

Perché parlo in termini di nazionalità e, in questo caso, di regionalità, l’ho chiarito più volte. Ritengo (e l’induzione mi conforta) che i tecnici stranieri in Italia possano solo fare del male alle squadre. Soprattutto quando vengono da noi, come Sousa, con l’idea di “redimere” il calcio italiano e di portarlo ai livelli “europei” (quando nel resto d’Europa, e non avviene certo per la prima volta, si profila un vero e proprio “impero” della scuola italiana, con Ancelotti al Bayern, Allegri richiesto fortemente dal Chelsea e Ranieri che domina la Premier).

Ritengo che la mancanza di duttilità tattica e di conoscenza dei giocatori, propri e avversari, sia la premessa certa di qualsiasi insuccesso in Italia; che il “credere” ottusamente a un gioco senza cambiarlo mai e senza mai considerare le specificità degli avversari che di volta in volta si vanno a incontrare, da noi sia altrettanto premessa di fallimento; che ritenere che per preparare un gioco e adattare una squadra a un modulo “ci voglia tempo” (ma come ha fatto Spalletti a provarne tre, e con successo, in altrettante partite?) sia il solito alibi per incolpare i giocatori che non riescono a fare quello che dovrebbero fare. E, ahimè, il nostro Sousa questi difetti ce li ha tutti, e anche ostinati.

Per cui, per rispondere a Calabrese: “Perché adesso la squadra corre di meno?” Perché Sousa l’ha sfinita in un gioco forsennato (quanto improduttivo) di corse e rincorse, di velocizzazioni che non hanno mai trovato gli sbocchi utili e hanno sempre costretto i giocatori a stancarsi in recuperi affannosi e in sforzi che sono superiori alle loro caratteristiche psicofisiche.

“Che fine hanno fatto i suoi gol?” La fine ovvia della squadra che all’inizio, in attacco, produce qualcosa di sorprendente e che però viene subito capita e misurata dagli avversari, e che poi non si emendai e non cerca soluzioni che risultino di nuovo sorprendenti e efficaci. “Le inseguitrici avanzano piano, quale sarà la vera avversaria?” La vera avversaria della Fiorentina è la Fiorentina stessa (la Fiorentina di Sousa), per le ragioni di cui sopra. Ma è altrettanto consequenziale rispetto a quello che ho detto che la vera avversaria sia la Roma; perché Spalletti sta rimodellando la squadra nel rispetto delle caratteristiche dei suoi giocatori, senza idee preconcette, senza convinzioni assolute.

Così stanno facendo anche Mancini e Mihajilovich, ma loro non hanno una rosa all’altezza della Roma e, secondo me, neanche della Fiorentina, il cui centrocampo (lo torno a ripetere a perdifiato) è stato in questi anni il migliore d’Italia, per gioco e per come i giocatori si sono dimostrati all’altezza di quel gioco. “Troppo nervosi, un problema di cartellini gialli?” No, un problema di posizionamento dei giocatori in campo.

Molti sono fuori ruolo, compreso il nostro eroe Borja, che non dovrebbe trovarsi in un uno contro uno decisivo in mezzo al campo, e che non dovrebbe trovarsi a inseguire gli avversari avendo come ultima risorsa il fallo da dietro. È così anche per Berna, per Ilicic, ed è così per i due sciagurati centrocampisti che sono incaricati di arginare le ripartenze avversarie, sempre in inferiorità numerica, sempre in ritardo nel posizionamento, dal momento che non sono “protetti” da un centrale di centrocampo (da un centromediano metodista, si sarebbe detto una volta, di cui nessuna squadra italiana può fare a meno).

“Benalouane può diventare un titolare?” Secondo me no, anche perché l’unica speranza della Viola è che si sbarazzi quanto prima della difesa a tre (che notoriamente sottrae un uomo alla costruzione del gioco) e torni a due centrali e due terzini, come si è visto (nella squadra…di Sanchez!) contro il Bologna. E qui si dovrebbe riaprire la dolorosa ferita del mercato di gennaio. Nessuno se ne assume le responsabilità, e io non sono di quelli che drammatizzano (ho sempre pensato che un Mammana, presentato come una specie di Beckenbauer in erba, non avrebbe risolto alcun problema della difesa se non quando restava fuori Gonzalo).

Ma ancora una volta la responsabilità è di Sousa che non ha mai detto a nessuno quale gioco la campagna acquisti doveva andare a supportare. Se era il gioco che ha fatto finora, nessuna campagna che si limitasse a ritocchi sarebbe servita; se, come tutti ora speriamo, Sousa avesse deciso di ripartire dal gioco collaudato e vincente della Fiorentina degli anni scorsi, allora sarebbe servito un terzino destro di qualità assoluta (un Verssaljko, per intenderci), e forse sarebbe stato provvidenziale tenere Suarez. Ma ormai i giochi son fatti; anche se è ancora da fare…il gioco!

Foto : Paulo Sousa

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