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Fiorentina: attenzione alla crosta dipinta sul capolavoro Sport

Firenze – Sousa ha chiesto di avere pazienza, perché la squadra deve assimilare un gioco nuovo. Vengono spontanee due domande: intanto, perché la squadra dovrebbe assimilare un gioco nuovo, dato che ne aveva uno (anzi, più di uno) che l’aveva resa interessante in tutta Europa e che le faceva fare risultati? Secondo, quale sarebbe il gioco nuovo?

Provo a rispondere. No, Sousa, non sono d’accordo affatto sulla tua “rivoluzione”, che vedo ispirata da una certa presunzione e da non poco velleitarismo, come se tu fossi venuto a Firenze non per fare gli interessi della società e della squadra, ma i tuoi. Sembra che per te conti più il gesto iconoclasta, come per un artista d’avanguardia, che non l’esito dell’opera. La Fiorentina, in questi anni, aveva messo insieme giocatori affidabili, ognuno valorizzato nel suo ruolo, con un gioco che ne esaltava le qualità. Certo, anche Montella sapeva che a giocare in orizzontale e a palleggiare sterilmente non si poteva continuare.

Gli acquisti di Gomez prima e di Badelj e Kurtic poi volevano significare questo: che nonostante la Fiorentina avesse gli apprezzamenti dei buongustai per il suo gioco alla Barça, non poteva fare a meno di un centravanti vero da almeno venti reti, e che il suo stesso pur decantato gioco di centrocampo aveva bisogno di un’iniezione di forza fisica e di corsa, perché con il tiqui taca, in Italia, si esaurisce presto l’effetto sorpresa. Il problema della Fiorentina è stato il non poter contare su Pepito e l’aver sbagliato con l’acquisto di Gomez.

Più, tutta una serie di infortuni a catena che l’hanno costretta a giocare partite chiave con arrangiamenti di fortuna (ho ricordato diverse volte una finale di Coppa Italia giocata con Ilicic e Vargas uniche punte – si fa per dire – a disposizione!). Il finale dello scorso campionato lasciava intravedere cosa sarebbe stata la Fiorentina di Montella, una volta chiusi i conti con la sfortuna e gli infortuni: una squadra con un gioco che puntasse meno al possesso palla e più alle verticalizzazioni, molto appoggiato sulle fasce, e finalmente con un attacco sensato (ricordo che in cinque partite consecutive vinte nel finale di campionato la premiata ditta Joaquin-Ilicic-Salah-Gila segnò quindici reti).

Comunque, la squadra degli anni scorsi non ha mai perso equilibrio e, alternando 3-5-2 (classico, con gli esterni offensivi) e varianti del 4-3-3 ha sempre convinto che più di così, con quegli uomini, non si poteva fare. Ora, caro Sousa, tu ritieni necessario un centrocampo a due. Il tuo credo lo impone, più che il bisogno di un correttivo. Già in Italia è difficilissimo giocare con in mezzo due soli giocatori (non lo fa nessuno, e non per caso), ma è anche obbligatorio sceglierne due fisicamente adatti, che tengano la posizione, che sappiano rubare palla, che recuperino con sufficiente velocità, perché si troveranno sempre in inferiorità numerica rispetto ai centrocampi avversari (noi non siamo nel campionato inglese, dove tutti giocano uno spregiudicato 4-2-3-1).

Verrebbe naturale pensare che quei due, nel parco giocatori a disposizione della Fiorentina, debbano essere Badelj e Suarez, con Dhiakaté e Vecino come possibili (ma non proprio ideali) alternative. E invece tu, caro Sousa, insisti con Borja Valero. Il risultato “estetico” ieri è stato sconcertante: una squadra spezzata in due, con quattro giocatori che se ne stavano inutilmente nella metà campo avversaria, senza un’idea di movimento e senza mai collaborare al lavoro del centrocampo; due “ali” nulle (finché non è entrato Alonso, almeno lui una nota positiva) e un gioco sugli esterni inesistente; con Suarez, che questa volta non mi è dispiaciuto, solo in mezzo al campo a far argine agli avversari e un Borja caricato a molla che correva palla al piede in lungo e in largo nella fatica più improduttiva e fine a se stessa che abbia mai visto (fermo restando che è stato di gran lunga il migliore in campo, ditemi di una sua giocata importante; se non, ahimè, quei due o tre palloni persi pericolosamente per carenza nei contrasti e per eccesso di palla nei piedi!).

Questo gran gioco nuovo offensivissimo, con ben quattro attaccanti in campo, Rossi, Berna, Baba e poi Kalinic, ha fruttato mezzo tiro in porta e un gollonzo dei nostri. E dovrebbe essere il gioco al quale convertire la squadra? Ma è visibile lontano un miglio che i giocatori stanno perdendo fiducia nei loro mezzi e giocano con apprensione e foga (le ammonizioni e le espulsioni gratuite lo certificano).

E questo sarebbe il gioco nuovo? Che dovrebbe giustificare il sacrificio a tutto campo di Borja e altri giocatori fuori ruolo per la sua realizzazione? Si dirà che Gilberto è immaturo, che Suarez non è ancora pronto, che Badelj ha avuto la colpa di farsi squalificare, che i tre davanti devono imparare. Io invece dico che tu, Sousa, ti devi fare un esame di coscienza. Non sei stato chiamato a fare rivoluzioni. I giocatori più o meno sono quelli di Montella, la loro intesa e i loro automatismi (come anche i loro limiti) erano ormai noti anche a noi osservatori. Avevi solo da limare i difetti. Torno a dire, mi sembri come quell’artista dilettante che avrebbe da restaurare un Caravaggio e ci dipinge sopra una crosta delle sue.

Meno male che oggi hanno inventato dei solventi che restituiscono l’opera originaria nella sua bellezza. Anzi, potrebbe essere il Caravaggio stesso a tornare a ridipingersela.

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