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Fiorentina battuta: primo, rispondere alle mosse dell’avversario Opinion leader

Firenze – Era il 29 aprile di quest’anno. La Fiorentina affrontava al Comunale la Juventus alla vigilia della semifinale di Europa League. Montella onorò l’impegno, pur schierando una squadra inedita, con un 4-4-2 che vedeva allineati a centrocampo, da destra a sinistra, Joaquin, Aquilani, Badelj, Mati, Borja Valero dietro a Salah e Gomez punte. Fu una delle più belle partite della Viola dello scorso campionato, dalla quale uscì ingiustamente sconfitta 3-2, ma dominando a tratti e tirando in porta (purtroppo con poca precisione) molto di più della Juve. Gonzalo sbagliò un rigore decisivo al 67′ sull’1-2.

Dovemmo contentarci di uscire dal campo tra gli applausi anche degli avversari. Fu una delle tante partite che Montella lesse da stratega, più che da tattico. Sapeva che la densità a centrocampo avrebbe dato noia alla Juve, fisica ma meno tecnica in quella zona, e indovinò la mossa che la mise in grande difficoltà. Dico questo per sottolineare un fatto importante, che i tecnici che vengono in Italia a profetizzare calcio spettacolo si ostinano a non voler vedere: ogni partita va giocata rispettando e riconoscendo i valori e i difetti dell’avversario.

Vince chi è più imprevedibile e chi riesce a approfittare di più dei punti deboli altrui; e imporre il proprio gioco vuol dire soprattutto essere in grado di non esporsi al controgioco degli altri. Mancini è un maestro in questo. Mi viene da sorridere quando sento dire che l’Inter gioca male. L’Inter trae il meglio da tutte le situazioni che le si danno. Incontra la Roma e sfodera una prestazione stupefacente di D’Ambrosio e Nagatomo che sembravano due giocatori fuori rosa; perché in quel frangente, con le frecce che la Roma ha sugli esterni, servivano due terzini veloci, anche se non giocavano da mesi.

Altre volte schiera quattro punte e salta a piè pari il centrocampo. Altre ancora mette la difesa a tre…Forse Mancini, che insieme a Allegri è il più grande allenatore che c’è in Italia e uno dei più grandi d’Europa (non è un caso se Mancini e Allegri sono anche gli unici del nostro campionato ad aver vinto in Italia), è anche troppo esagerato a preparare le partite sull’istinto, sul fiuto, sull’azzardo di previsioni che a volte sembrano delle vere e proprie “visioni”; ma, comunque, è quello il calcio che può vincere in Italia.

Il calcio di chi “conosce” contro chi gioca e di chi sa cosa gli può dare chi mette in campo; il calcio di chi schiera per la prima volta titolare Sturaro contro il Real Madrid in Champions (alludo ad Allegri la primavera scorsa) e vince la scommessa; il calcio di chi (alludo a Mancini), perdendo a Napoli 0-2, fa entrare Puskas, un ragazzino, come quarta punta e pareggia in dieci minuti perché dall’altra parte c’è Benitez, e cioè un “fondamentalista del suo schema”, che come contromossa fa entrare Gabbiadini, per non essere da meno con il numero delle punte in campo!

Ieri giocare contro la Fiorentina è stato uno scherzo da ragazzi. Prevedibile la mossa di Allegri di mettere due esterni offensivi per tenere Alonso e Berna il più possibile lontani dalla zona cross e dalla zona tagli pericolosi. Prevedibilissima la sua strategia di far attaccare la Fiorentina, di stancarla e di capire passo passo qual era il punto più vulnerabile. Ahimè, prevedibile anche la cocciutaggine di Sousa a non cambiare nulla, neanche quando si era accorto che in quel modo non solo non avrebbe vinto la partita, ma non sarebbe neanche arrivato a tirare in porta.

Rivedere gli highlight dopo il novantesimo è stata un’umiliazione. Eppure bastava schierare la difesa a quattro, almeno a un certo punto, e togliere Berna da quella posizione inutile per metterlo più vicino a Kalinic (ma non se n’era accorto, Sousa, che l’unica volta che Berna si era accentrato c’era stata l’azione del rigore?). E Sousa che alla fine si lamenta perché la Juve ha una difesa insuperabile! Certo, se la vuoi superare con due lanci di Tomovic e di Vecino a Kalinic solo e marcato da tre…

Sono davvero contrariato. Soprattutto perché ho visto la partita delle sei, e ho visto Napoli e Roma (dalle quali naturalmente abbiamo perso) che sono molto peggiori della Viola. La nostra forza è un centrocampo di classe limpida. Ma non lo si valorizza con Borja e Ilicic che stanno sempre spalle alla porta avversaria e sono sempre pressati alle spalle (Borja ha sbagliato l’ennesimo passaggio indietro che ha innescato il pareggio di Cuadrado), né con Berna sacrificato in un ruolo non suo e sempre lontano dall’area avversaria, né con l’ostinazione di chi è convinto di avere il gioco che, se giocato come si deve, apre tutte le porte.

Quel gioco non esiste, o esiste soltanto dove ti fanno giocare e ti fanno cavallerescamente attaccare dopo aver attaccato loro. Un’azione io e un’azione tu. Bastava vedere nel pomeriggio Aston Villa-Arsenal. Capisco perché nell’intervista di giovedì scorso Sousa espresse una preferenza per le squadre inglesi da affrontare ai sedicesimi di coppa. Contro quelle farebbe un figurone, e non ho dubbi che aspira ad esser là con il suo gioco da pregiato innovatore. Per quel che mi riguarda, ce lo manderei subito; prima che finisca di rovinare una squadra che aveva lavorato tanto per essere ai livelli raggiunti in questi anni.

Intendiamoci: lo so bene che la Fiorentina non è la più forte del campionato. Ma quando è l’anno in cui ti danno i rigori dopo due minuti e ti riesce di trasformarli, in cui giochi partite importanti in superiorità numerica, in cui ne giochi altre male ma basta un tiro per vincerle, allora sei obbligato a moltiplicare le tue forze per esser degno del buon vento.

E invece la Fiorentina ha fatto di tutto per restituire alla sorte i regali: giocare a Torino con Borja mediano e farlo asfaltare da un avversario incredulo di tanta manna, giocare contro la Roma dei Gervinho e dei Salah con Bernardeschi terzino sinistro (guardate un po’ di dove sono venuti i due gol!), giocare contro l’Empoli facendo “riposare” mezza squadra per il Basilea, andare a Sassuolo con Rossi centravanti…Ma quello che sembra contare per il nostro tecnico è aver sempre tenuto fede al proprio gioco, non essersi mai fatti piegare.

Credo che oggi i suoi osannatori siano un po’ meno contenti, e spero anche che glielo facciano sapere.

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