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Fiorentina: cercansi nuovi equilibri per la fase offensiva Opinion leader

Chi ha provato rammarico per il risultato, ma soddisfazione per la prova della squadra in quella che è stata da molti giudicata una delle più belle partite finora giocate in campionato, e chi, più severo, ha manifestato scontento per i “soliti” difetti di una Viola poco affidabile in difesa e troppo poco incisiva in attacco. Io sono tra i primi, perché ritengo che la squadra, fuori casa contro una grande, abbia giocato alla pari, abbia creato molto e abbia mostrato ancora una volta che la crescita del gruppo, in convinzione e gioco, è un fatto. Ma non indulgo a compiacimento che, soprattutto dopo una sconfitta, sarebbe quantomeno inopportuno, e riconosco che qualcosa da cambiare a questo punto c’è, fermo restando che non si devono fare rivoluzioni e che non si deve tradire quello spirito nuovo, da squadra europea (e non è un caso che il gioco della Viola paghi soprattutto in League, anche con i rincalzi), che Montella sta perseverando a infondere.

Il problema vero, secondo me, non è la difesa, che domenica ha commesso pochissimi errori, a partire dal portiere, ma è la fase offensiva. Manca Gomez, e a questo punto mancherà ancora per un po’. Ma manca anche la certezza che Gomez risolva i problemi. Non dimentichiamoci che in cinque partite sono stati più i gol sbagliati che quelli segnati, da parte del bomber; e non dimentichiamoci che Supermario l’infortunio se l’è procurato con un movimento sgangherato mentre sbagliava un gol fatto! Non voglio menar gramo. Ma sicuramente, in una Viola molto tecnica e che predilige le giocate di fino e gli uno-due, le ruvidezze di un attaccante di puro atletismo e di puro sfondamento, un po’ come con Toni l’anno scorso, si avvertiranno.
 

Quando tornerà Supermario Montella dovrà cambiar gioco, la squadra dovrà affondare di più, giocare più coi cross e con le infilate in profondità, ma intanto c’è da gestire l’emergenza, senza un vero sostituto di Gomez, e c’è da pensare in assoluto a un’alternativa di gioco d’attacco che rispetti di più il carattere e le attitudini della squadra. Montella finora ha fatto quello che avremmo probabilmente fatto tutti, mettendo in campo i giocatori più affidabili e chiedendo a qualcuno il sacrificio di una posizione e di movimenti non sempre naturali (alludo a Pepito prima punta centrale, o a Cuadrado a volte spostato a sinistra).
 

Ora, secondo me, si deve provare qualcosa di diverso. A Roma, per esempio, il sacrificio di Rossi è parso assurdo. Nullo in mezzo a due giganti, oltretutto veloci, è andato a toccare tre palloni a centrocampo, senza che paraltro il suo posto lo andasse a prendere qualcuno (l’unico inserimento che si è visto, di Aquilani, è finito, ahimè, secondo mesta consuetudine dei nostri centrocampisti: che quando indovinano il movimento, mancano la conclusione, a volte clamorosamente!). Ed è qui che si deve intervenire. Perché non solo si gioca senza un centravanti vero, ma si dimezzano anche le potenzialità di uno dei nostri acclarati campioni e si continua a sperare nei gol dei centrocampisti che, ormai è certo, non ci sono e non ci saranno.

Credo dunque che, a questo punto, sia giocoforza tornare al 3-5-2, con Tomovic (in gran spolvero) restituito alla difesa, Cuadrado a destra in linea coi centrocampisti, e con le due punte ravvicinate, che non potranno che essere Rossi e Rebic finché non torna Gomez. Paradossalmente, si dovrebbe rinunciare all’uomo della provvidenza di questi tempi, e cioè Vargas. Ma perché non rischiare qualche volta lui al posto di Pasqual? Per gli “equilibri”, per le garanzie che Pasqual dà in difesa? Continuiamo a guardare, come ha fatto finora Montella, all’Europa, al calcio che conta. Se vogliamo costruire una squadra ambiziosa, dovremo cominciare non a dimenticarci gli equilibri, ma a trovarli altrove, senza rinunciare mai ad avere come primo obiettivo quello di farli perdere agli avversari.

Alessandro Pagnini

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