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Fiorentina: che cosa esce dal cilindro di Corvino Opinion leader

Ricordo, per esempio, che qualcuno mi ammonì, alla fine di una trasmissione televisiva in cui avevo criticato l’operato di Corvino a Firenze, che sì, forse avevo ragione, ma Corvino (proprio lui: il funambolo che parla con un dizionario di dieci parole, il re dell’anacoluto e della contraddizione in termini) andava lasciato stare perché era un grande comunicatore! La cosa mi stupì e mi incuriosì, e in parte ne capii il senso. Corvino sta con la gente, cambia spesso ristorante e piazza per incontrarne di nuova, ci parla, e anche se ha poco da dire e se, correttamente, rivela poco della Fiorentina, però sa alludere, sa far finta di saperne, come a promettere a tempo debito rivelazioni importanti. Ma cosa dice? Emblematica fu un’intervista rilasciata al quotidiano sportivo più popolare in Toscana dove annunciò – e questo fu il titolo del servizio a caratteri cubitali – che Cassano era dell’Inter. Naturalmente l’indomani Cassano firmò per il Milan, ma questo è un dettaglio. Corvino è bravo a incantare, a far credere che la sa lunga, in una parola – ecco quella tecnicamente giusta – a “bluffare”. Ora che siete bombardati televisivamente da estenuanti riprese di partite a poker (che, tra l’altro, qualche altro abile comunicatore ha fatto passare per uno sport), non potete non sapere cos’è un bluff: è un atteggiamento difensivo di chi si sente inferiore o in una posizione di svantaggio, è una forma di inganno mirata a conservare o ottenere potere, è mentire a pro proprio millantando; ma più che mentire è indurre nell’altro inferenze vantaggiose per sé. La guerra è una forma macroscopica (e tragica) di bluff e di inganno, in cui si creano false apparenze, si diffondono apposta informazioni errate, si usano trucchi e raggiri. E anche il calcio è una forma di guerra, meno cruenta, ma che richiede il bluff come suo alimento vitale. Solo che a un certo punto, come in tutte le partite che non giochi da solo, qualcuno ti dice “Vedo!”. E allora sei costretto a scoprire le carte.
Quelle di Corvino ve le scopro io. A beneficio anche di quei tanti giornalisti e “luogocomunisti” che a ogni piè sospinto ripetono: “Questa è l’ennesima scoperta di Corvino!”, oppure “Chissà cosa fa uscire dal cilindro Corvino in questa campagna acquisti!?”. Ve lo dico io cosa fa uscire: fumo, contraddizioni, pasticci; e cioè il prodotto tipico del grande bluffatore. Ma andiamo coi fatti.
In otto anni di gestione Corvino, la Fiorentina ha un singolare primato: è la squadra in Europa che ha valorizzato meno giovani. Anche i club che contano in rosa una ventina almeno di nazionali hanno il tempo, e il talento, per lanciare i Balotelli, i Santon, i Paloschi, gli Abate, i Merkel, i Marchisio, i Criscito, per non dire di squadre meno ricche, come Lazio e Roma, che fanno del lancio di giovani e di talenti nascosti la loro forza. In tutti questi anni Corvino ha portato a Firenze una trentina di babies, dai Tagliani e Brivio di otto anni fa, che il nostro “bluffatore” dichiarò in televisione come futuri sicuri nazionali, ai recenti Lijaic, Keirrison e Romulo. Di questo folto contingente, abbiamo visto le prodezze del solo Nastasic (che, tra l’altro, è ancora da stimare definitivamente) e contiamo sulla promessa di quelle di Neto e di Salifu. Di tutti gli altri, si fa fatica a rammentare un certo Lepiller (ora riserva a Verona in B), Di Carmine, perso anche lui tra le panchine e le tribune della serie cadetta, Mazuch, ora all’Anderlecht dopo esser servito alla Fiorentina per due sole apparizioni in Coppa Italia. E Mateo, Filipe, Alex, Jefferson, Paolucci, Zappacosta, Hable, Vandenborre, Da Costa, Carcuro, Di Tacchio, Caetano, Lupoli, Gulan, Savio, Seferovic? E Babacar, Agyei, Acosty, Carraro, che spesso Corvino vanta come sue recenti “scoperte”?
Prima di tutto mettiamoci d’accordo su cosa vuol dire “scoprire” un talento. Certo Corvino, abile mercante, ha portato a Firenze Jovetic. Ma si può dire che l’ha “scoperto”? Un giocatore già in Nazionale nel suo paese e capitano di una delle più gloriose squadre dell’Est europeo, tra l’altro costato complessivamente una diecina di milioni? Mi viene in mente la battuta di Benigni sulla scoperta dell’America. Cosa ha scoperto Colombo, se gli americani erano già lì? Una vera scoperta è, per esempio, Ramirez, arrivato l’anno scorso a Bologna per 3 milioni rateizzati in tre anni e che a giugno Corvino avrebbe ricomprato per 9 milioni più Felipe (pagato 9 milioni l’anno prima. Il che faceva in tutto 18 milioni; assai di più di quanto la Juve pagò Ibrahimovic). Una scoperta è Ilicic preso per due palanche dal Palermo. E una scoperta (l’unica della sua carriera di ds) è stata Vucinic, che Corvino vide giocare in un torneo giovanile in Sardegna e portò al Lecce per 800.000 euro. Ma appunto, dicendo “vedo!” al bluffatore e ai suoi ineffabili estimatori, vi chiedo: quale altro giocatore Corvino ha davvero scoperto? Tra l’altro, nell’acquisto dei giovani, il nostro palesa una imbarazzante insicurezza. Sa di non essere in grado di stimarne il valore da solo, e allora o si serve di consigliori (Sergio Berti su tutti) o “scippa” i giocatori agli osservatori delle altre squadre. Se ci fate caso, quasi tutti i giovani venuti a Firenze con Corvino erano “quasi” accasati. Kuzmanovic  aveva già materialmente casa a Palermo; Jovetic era conteso tra Real e Juve; Lijaic era corteggiato dallo United; lo stesso Nastasic era al centro di un’asta (e gli stessi Salifu e Ashong, tanto per parlare delle ultime “rivelazioni”, erano del Vicenza e della Triestina, e cioè erano già stati “scoperti”). Dunque, quando in televisione sento ripetere quella domanda retorica “Chissà cosa fa uscire dal cilindro Corvino in questa campagna acquisti!?”, mi viene da rispondere, col conforto della statistica e dell’induzione, “o qualcosa di già ampiamente noto o un altro bidone (o tutt’e due)!” .
Un’altra cosa c’è da dire sulla campagna-giovani che Corvino annuncia perentoriamente come fattore ineludibile di crescita per una società come la Viola: che lui dichiarò due anni fa che bisognava puntare sui giovani (ha speso anche un paragone con l’Arsenal), ma poi, dal giorno di quella fatidica dichiarazione, ha portato a Firenze  Castillo, Marchionni, Natali, Zanetti, Boruc, D’Agostino, Cassani, Kharja, Lazzari, Munari, Silva, Amauri, Olivera (e l’anno prima Almiron, Comotto, Zauri e Bonazzoli) per un’età media di oltre trent’anni! E tutto questo a fronte dell’acquisto di tre o quattro giovani. Voleva, il presidente Della Valle, che gli si segnalassero errori e “incoerenze”? Eccolo servito. Questo però vuol forse dire che, al di là dei buoni propositi dichiarati, Corvino si trova meglio a “valorizzare” giocatori non più giovanissimi, ma potenzialmente affidabili. E allora riandiamo alla campagna acquisti di quattro anni fa. Corvino portò a Firenze Vieri, Semioli, Balzaretti, Osvaldo, Vandenborre, Lupoli, Mazuch, Hable e a gennaio Cacia, Da Costa e Papa Waigo. Un bel mix di giovani e esperti. Peccato che nel giro di un anno di quegli undici giocatori (undici, una squadra intera!) a Firenze non era rimasto nessuno. E la stessa cosa è accaduta due anni dopo, quando arrivarono in viola Marchionni, Zanetti, De Silvestri, Savio, Di Tacchio, Castillo e a gennaio Bolatti, Felipe, Keirrison, Lijaic e Seferovic: altri unidici giocatori di cui oggi ne restano solo due fuori rosa e uno in panchina! Questa ricognizione ci consente anche un’altra constatazione (ahimé dolorosa!): che la Fiorentina è la squadra italiana che mostra la dose maggiore di “pentimento” circa gli acquisti estivi (metà sono già in vendita a gennaio) e, l’anno dopo, circa quelli invernali (dopo tre mesi, dei grandi acquisti Bolatti, Keirrison & C, per esempio, non c’era più traccia). Non ci dice nulla, tutto questo, sulle capacità di talent scout e anche amministrative del nostro manager?
Comunque Corvino passa per un ottimo mercante (e lo è, nel senso che riesce bene a trattare sul prezzo) e passa per un risparmiatore che ogni presidente vorrebbe avere per tutelare il suo patrimonio. E anche su questo mi vien da dire “Vedo!”. Intanto è sotto gli occhi di tutti che, se in entrata non è che Corvino abbia fatto i miracoli che gli si attribuiscono, in uscita ancor meno. In Nazionale oggi ci sono Pazzini, Maggio, Osvaldo e Balzaretti, che la Fiorentina ha praticamente svenduto. Se non ricordo male, Maggio, il miglior esterno di fascia del campionato italiano allora ventenne, ci fruttò la bellezza di 1 milione e 150.000 euro! Sul mercato internazionale c’è anche quel Kuzmanovic (stava per andare alla Juve insieme a un altro nostro scarto, Pazienza) che fu ceduto senza un gran guadagno. E intanto noi siamo alla ricerca di un terzino, di un centrocampista, di un centravanti… Non è per fare esosamente i conti in tasca al nostro ds. Ma siccome un suo vanto è stato l’aver “fregato” la Juventus con il “pacco” Felipe Melo, vogliamo vedere cosa ci abbiamo comprato con quei soldi, con quel famoso tesoretto che Corvino aveva messo da parte a giugno perché non vedeva in giro giocatori degni della Fiorentina? Complessivamente i 25 milioni di Melo hanno coperto gli acquisti di Marchionni, Zanetti, Bolatti, Felipe, Keirrison, Seferovic e Lijaic. Non mi meraviglierei se qualcuno pensasse che forse era meglio tenersi Melo!
I Della Valle hanno rassicurato i tifosi che Corvino sarà un punto fermo nel “progetto” della Fiorentina. Questo forse, più di tante altre cose (che tra l’altro non sono state mai dette chiaramente), ci fa capire in cosa consista il “progetto”: vivacchiare alla giornata, senza un’idea precisa di quel che sarà, affidati a un manager che tutt’al più, nella sua carriera, ha fatto mediocre il Lecce, e che nel frattempo ha dimostrato di non saper stare né sul seggio della gestione né tantomeno al tavolo delle trattative di mercato, avendo, soprattutto dopo Prandelli, sbagliato praticamente tutto. E a proposito dei suoi rapporti privilegiati con la sua vecchia squadra pugliese, visto che ogni anno pare che si debbano comprare dal Lecce uno o due giocatori, lancio un toto-mercato: scommetto che l’anno prossimo il grande acquisto della Fiorentina sarà Grossmuller. Naturalmente dal Lecce, visto che quando il nostro si azzarda a trattare con squadre di rango come Samp (Cassano), Ajax (El Hamdaoui) e anche Lanus (Pizarro è stato comprato, ma senza i documenti per venire in Italia), trova sulla sua strada insormontabili difficoltà e fatali incomprensioni.

Alessandro Pagnini

Foto: www.fiorentina.it

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