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Fiorentina: così parlò lo stratega Paulo Sousa Sport

Firenze – Sousa ha parlato. Due ore senza dire quasi nulla, ma senz’altro molto di più di quanto non abbia detto nell’intero anno trascorso. Intanto si sa qualcosa di importante relativamente alla sua filosofia, che oggi vuol essere molto meno idealista e misticheggiante mentre inclina decisamente al “realismo” (ha parlato molto di “illusioni” e di “limiti”, anche se è difficile capire cosa volesse dire in concreto); ma soprattutto si sa qualcosa di più anche del suo calcio.

E partiamo da qui. Sousa ha detto che, quando Corvino gli ha fatto visita in Portogallo, avevano insieme deciso di “ripartire dal 4-3-3”. Così è stato nella prima uscita della squadra a Moena. Ma poi? Già dalla seconda partitella si è tornati a quello sciagurato 3-4-2-1 che ci ha fatto storcere la bocca per tutto il campionato scorso, con l’unica variante, per pochi minuti, di un 4-2-3-1. Perché? Perché “il mercato non ha portato quello che pensavamo”, sentenzia Sousa! Ed ecco forse il senso di quel conclamato realismo: “analizzando la ricchezza di attaccanti” in dote, è sembrato a Sousa che la soluzione più giusta fosse giocare “con una punta in più”.

Intanto fa un po’ specie che quel ripensamento sul modulo fosse venuto dopo tre giorni dall’inizio della preparazione, quando era ovvio che il mercato, ancora da cominciare, non avesse portato quello che serviva (figuriamoci, non l’ha portato neanche oggi!). Ma poi, che cosa serviva? E che cosa vuol dire aver impiegato una punta in più? Il 4-3-3 che in molti da tempo si auspica e che, nella variante del 4-3-1-2, ci faceva divertire (e vincere) con Montella, prevedeva due centrali tra due terzini in difesa, tre centrocampisti allineati (quei Vecino-Badelj-Borja che sembra nessuno voglia discutere) e poi, facciamo pure dei nomi, Ilicic dietro Berna e Kalinic (vedi partita di Montella a Empoli nell’ultimo suo campionato).

Chi gioca nel 3-4-2-1 attuale? Gioca un difensore in più (quella è l’unica vera variante) e poi giocano gli stessi giocatori del 4-3-3 con Berna al posto di un tornante o di un terzino di spinta, ma pur sempre con le mansioni del tornante o del terzino di spinta. I nomi sono sempre quelli: Tomovic, Gonzalo e Astori davanti a Tata, Vecino e Badelj tra Berna e Alonso in mezzo, e Ilicic e Borja dietro Kalinic.

Dov’è l’attaccante in più? Io vedo i soliti giocatori, con la differenza che nel gioco di Sousa sono quasi tutti fuori ruolo. Forse allora Sousa allude ai momenti in cui in questo precampionato è stato impiegato Rossi accanto a Kalinic. Ma per dire che in campo c’è un attaccante in più, bisogna che Rossi giochi al posto di Borja o di Badelj (come è successo in qualche amichevole). E questa sembra a Sousa una soluzione “realistica”? Ci si meraviglia se abbiamo perso tutte le amichevoli importanti, schierando una squadra squilibrata e scriteriata come quella che il “realismo” di Sousa suggerisce? Se malauguratamente non giocasse Borja sabato a Torino, vogliamo affrontare la Juve con Berna, Rossi, Ilicic dietro Kalinic e con i soli Vecino e Badelj a centrocampo?

Io continuo a non capire nulla di quello che si vuol fare a Firenze. La squadra c’era prima di Sousa, ed è stata conservata in toto nei suoi titolari effettivi. Il gioco c’era, ed era un 3-5-2 o un 4-3-3 con la variante dell’albero di Natale o del 4-3-1-2. A cosa è servita la rivoluzione tattica di Sousa? Perché Sousa, ma anche i dirigenti viola, non si rendono conto che il “suo” gioco, con quei giocatori, la squadra lo potrà giocare sì e no per una ventina di minuti a partita, giacché richiede intensità, velocità, rincorse in spazi larghi quando è persa palla, improbe fatiche per attaccare e coprire gli spazi? Quali giocatori doveva portare il mercato perché si realizzasse quel 4-3-3 concordato a tavolino con Corvino? Robben e Ribery? Messi e Neymar?

Ma non è finita qui. Sousa ha anche riparlato della sua crisi dello scorso anno, dello “svuotamento” di energie che accusò quando si accorse di aver posto l’asticella degli obiettivi troppo in alto. Quest’anno non risuccederà. Ora sa qual è la giusta “dimensione” e sa che deve “lavorare per raggiungere il livello della nostra città, che è unica” (!?). Questo Sousa ha proprio un carisma eccezionale, se tutti siamo lì incantati ad ascoltare le sue farneticazioni e i suoi nonsensi. Che cosa vuol dire, che Montella, per esempio, aveva pericolosamente passato i limiti? Aveva illuso troppo che “il livello della nostra città” non fosse quello dei mediocri e dei perdenti?

Oppure, per leggerla in chiave filosofica, vuol dire che la consapevolezza “realistica” dei propri limiti è quella che serve per realizzare di più? Se è corretta questa lettura, allora sono ancora più convinto che il vero limite della Fiorentina sia questo tecnico: furbo per se stesso, abile a non assumersi responsabilità e a scansare i quesiti concreti (che sa solo tradurre in questioni metafisiche fuori luogo), senz’altro assai poco aziendalista; un uomo, nella pratica, velleitario e cocciuto, che a questo punto, constatando cosa sta facendo di questa squadra, non sarebbe esagerato giudicare un incapace. Io ve lo confesso senza pudore, anche se con molto dolore: per il bene della Fiorentina, mi auguro di prendere un paio di sane sberle dalla Juve e dal Chievo! Forse, a quel punto, “la città” si riapproprierà davvero della sua dimensione.

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