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Fiorentina, il conforto dolce dell’amarezza Opinion leader

Questa volta invece l’amarezza, se possibile, è ancora più grande, perché i viola non sono usciti dal Franchi con i 3 punti dalla sfida con l’odiata Juventus, nella partita più attesa della stagione e quest’anno ancor più fomentata da ragioni di mercato (il corteggiamento a Jovetic, il caso Berbatov), nonostante un match giocato ad altissima intensità.

Fabio Caressa, commentatore capo di Sky Sport per il calcio e uno che di partite ne vede eccome (e che soprattutto le sa leggere), a pochi minuti dallo scadere, quando ancora la pressione della squadra di Montella costringeva la Juve ad arrancare in difesa, ha detto più o meno così: “questa è una delle rarissime volte che abbiamo la Juventus dell’era Conte soffrire l’avversario”. Impossibile dare torto ad una frase del genere, anche se fosse uscita dalla bocca di Enrico Varriale: la Fiorentina ha sovrastato la Juve sul piano del gioco, e avrebbe meritato il successo contro una squadra, quella bianconera, imbattuta da 44 partite ora, ma che se ieri avesse perso, non avrebbe avuto nulla da recriminare.

La Viola ha giocato alla grande, ermetica e senza affanni in difesa (ennesima conferma per l’idolo Roncaglia e grande lavoro sulla fascia sinistra di capitan Pasqual), precisa a centrocampo (Pizarro non ha sbagliato nulla, Borja Valero per vedersi sfilare il pallone tra i piedi deve essere ucciso da un cecchino appostato sulla torre di Maratona), dirompente in attacco grazie ai tagli del centrocampo (Mati Fernandez ha mostrato lampi della sua classe con un paio di filtranti da fuoriclasse) e alle galoppate di Pasqual e Cuadrado sulle fasce: da manuale del calcio, come direbbe il grande Jose Altafini, il lancio da destra di Cuadrado a tagliare tutta l’area con conclusione di testa in tuffo del capitano dall’altra parte che per poco non buca Buffon. Cos’è mancato dunque ai ragazzi di Montella? Facile: capitalizzare. Se proprio bisogna trovare un difetto a questa Fiorentina, va trovato lì davanti, in attacco, dove il solo Jovetic, come si sapeva, non può risolvere tutto da solo.

Ljajic non è un attaccante, e Toni in area piccola a sportellare per gli ultimi minuti non può bastare. El Hamdaoui è vero, non c’era, e quando ci sarà, speriamo dimostri il suo valore. Viola JoJo-dipendente dunque, e contro la Juventus non è bastato. Juve che i suoi top player, sia chiaro, ce li ha, almeno quattro, ma che un po’ per stanchezza, e un po’ (tanto) per l’ottimo schema di gioco adottato da Montella, non hanno girato: Buffon a fronte della mole di attacco creata dalla Fiorentina non ha avuto grossi interventi da compiere, Pirlo appannato, Vucinic risparmiato e Vidal totalmente fuori partita. Peccato Fiorentina, ma avanti così, i tempi cupi sembrano più lontani che mai. Menzione d’onore per il tifo: lo spettacolo offerto sugli spalti dai tifosi fiorentini è stato eccelso, mentre fortunatamente niente di eclatante è avvenuto fuori dalle mura. Al giorno d’oggi per una partita calda come questa, non è cosa da poco. Berbatov, uno spettacolo così al Fulham, te lo sogni la notte e ti svegli sudato. Stai nel tuo, Firenze sta dimostrando di farcela benissimo anche senza di te.

 

Foto: Anastasia Coppi

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