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Fiorentina, limiti che contano davanti a una Juve perfetta Opinion leader

Firenze – Masturbatio grillorum! Così appare il gioco della Fiorentina quando incontra squadre atleticamente forti e in condizine fisica, come la Juve di ieri sera o la Lazio nelle due partite di campionato. I giocatori non riescono mai a anticipare l’avversario, non arrivano mai sulle “seconde palle”, non vincono un contrasto, non possono velocizzare più di tanto perché ogni palla persa con la squadra sbilanciata in avanti diventa un’occasione da gol per gli altri che ripartono (e loro davvero in velocità!).

Questo è il limite della Fiorentina che Montella conosce da tre anni. Il primo anno ha rimediato con la sorpresa: tiqui taca, pressing di squadra, possesso palla più difensivo che offensivo, anche se giocato nella metà campo avversaria. E poi il tentativo di cambiare. Prima con l’acquisto di Gomez per dar peso all’attacco (che il prim’anno giocava senza centravanti), e quest’anno con gli acquisti di Kurtic, Badelj, Brillante a centrocampo e con la tenace difesa di Ilicic dalla cessione a furor di popolo. Perché sa bene che ci vogliono giocatori che recuperino palla, che sappiano vincere un tackle e che sappiano fare fallo con un’entrata di forza, piuttosto che trattenendo per la maglia l’avversario che s’invola senza il disturbo di un contrasto. Sa che, nel gioco di oggi, con tre partite settimanali, ci vogliono prima di tutto il fisico e la corsa.

Sto parlando dunque di un fallimento? No di certo. La Fiorentina, grazie a un Montella sempre coi piedi in terra e anche grazie a una rosa invidiabile che lui ha meticolosamente preparato all’evenienza, riesce a fare risultati eccezionali, con duttilità tattica e con la capacità di profittare al massimo dei difetti altrui. Lo ha fatto anche all’andata con la Juve, lo ha fatto contro la Roma. Ma quando l’avversario di difetti non ne ha, ecco che i limiti della squadra diventano palesi. Un po’ come la Roma contro il Bayern. Se vuoi vincere solo col gioco e col fioretto, senza fisico e senza velocità, ti prendi le sciabolate dei più forti. Ma sulla tua strada non trovi solo Juve e Bayern, e soprattutto non le trovi sempre in forma; e allora ti rifai, e ti permetti di essere dov’è la Fiorentina ora: fino a ieri, in corsa in tutte le competizioni.

Si può fare qualcosa, per ovviare a altre possibili debacles? Ammesso (e non concesso, data l’annata davvero sfortunata) di avere a disposizione tutta la rosa, c’è solo da commisurare gioco e giocatori alle potenzialità dell’avversario, come la Fiorentina d’altronde ha sempre cercato di fare. Turn over sistematico e uomini scelti con le caratteristiche ottimali per l’occasione. Ieri sera era meglio se c’era Badelj, forse Kurtic e Ilicic avrebbero fatto un po’ più massa a centrocampo, proteggendo meglio la difesa (non è un caso se il meno peggio è stato Alonso, che almeno il fisico ce l’ha). Ma non credo che il risultato sarebbe stato tanto diverso. Anche perché il vero e cronico problema è un altro. È che la Fiorentina gioca sempre in dieci, con un Gomez evanescente e fuori dagli schemi, da qualunque schema. Sui cross non ci arriva (vi ricordate un colpo di testa dei suoi?), le rare volte che riesce a anticipare l’avversario, quando va incontro ai centrocampisti, poi sbaglia l’appoggio, regolarmente e banalmente, e se intende duettare di fino con i compagni…. Gomez, oltretutto, è un centravanti che non tira mai in porta! Contatemi i tiri in porta di Gomez in venti e più partite! Io non ne ricordo, se non un paio addosso al portiere, e un altro paio malamente ciabattati o lisciati. Ieri sera ha avuto in totale un pallone da calciare, e l’ha calciato fuori col piede sbagliato. E meno male che il grande Trap, intervistato prima della partita, garantiva che Gomez sarebbe stato l’uomo della serata: lui che a queste sfide è da sempre abituato e che queste sfide ha sempre risolto! Io non ho mai stimato il Trap, e non credo che dalle sue parole si sia mai imparato a vedere qualcosa nel calcio; per cui ieri ho temuto quello che poi si è avverato, e cioè che colui che doveva essere il migliore è stato di gran lunga il peggiore.

Ma ora basta! Lo dico da diverse settimane. Non si tratta più di pazientare perché il giocatore recuperi la condizione. Si tratta di fare delle scelte drastiche e delle rinunce necessarie, se si vuole sperare di ottenere almeno uno degli obiettivi che ci restano. Dentro Babacar titolare, e dentro Gila quando Babacar è stanco o acciaccato. Addirittura meglio provare Bernardeschi, che accanto a Salah potrebbe essere una soluzione interessante. Gomez può tutt’al più servire negli ultimi quarti di partita, come ieri sera è stato per Llorente, messo in campo da Allegri a dar peso e altezza anche nella propria area. È davvero uno scherzo amaro del destino che i giocatori migliori della Viola, quelli conclamatamente “campioni” e pagati come tali, siano e siano stati quest’anno i nostri problemi: l‘assenza cronica di Pepito, la nullità di Gomez, l’annata storta di Cuadrado finché c’è stato. Ma almeno, se il problema è l’attacco, cerchiamo di trarre il massimo vantaggio dalle sorprese positive. Salah, Babacar, Ilicic, e perché no Gila e Bernardeschi. Almeno loro la pazienza e il perdono finora se li meritano!

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