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Fiorentina: modesti suggerimenti per non perdere più la testa Opinion leader

Firenze – Tutto vero, quello che dicono i Soloni? Rosa vecchia, rosa inadeguata, campagna acquisti sbagliata, giocatori venuti dalla Cina (e se erano là, una ragione ci sarà pur stata!), magagne mascherate dalla “fortuna” e dal caso. Come sempre, da noi trionfa il disfattismo. Si ragiona come se la Fiorentina fosse in zona retrocessione, e in realtà è a pieno titolo in zona Europa, in semifinale di Europa League, e, per quanto riguarda la “fortuna”, se avesse realizzato i rigori che ha sbagliato sarebbe almeno alla pari del Napoli in corsa Champions!

Si fa presto a stravolgere la realtà e si fa presto a dimenticare chi siamo: siamo una società sana ma non ricca (poveri ma belli, almeno fino a poco tempo fa, verrebbe da dire), che spende poco per gli ingaggi e per gli acquisti, che ovviamente si regge sulla professionalità e affidabilità di vecchi campioni, cercando di completare la squadra con giocatori più giovani, ma che non possono essere i Verratti e nemmeno i Destro (e nemmeno i Cuadrado), perché da noi, a due milioni d’ingaggio, non ci vengono e non ci restano.

E allora diciamo prima di tutto che è un miracolo se siamo dove siamo, e che dobbiamo essere contenti di quello che la società e la squadra ci stanno dando, a dispetto dei tanti infortuni e delle tante emergenze. E cerchiamo invece seriamente di capire in che cosa consiste la crisi, indubbia, che stiamo attraversando, e come possiamo fare a uscirne.  Nella mia analisi a caldo dopo domenica ho dato la colpa alla testa (come ha fatto del resto Montella) e al gioco d’attacco. Vorrei approfondire.

La testa, è vero, non c’è stata contro il Cagliari. Ma la sconfitta contro il Cagliari è stata diversa da quella contro il Verona. Contro il Verona la squadra messa in campo era sulla carta debole; a guardar bene, se non inferiore al Verona, sullo stesso livello. Troppo turn over, troppe “prove”, nessun reparto che avesse mai giocato assieme: l’attacco con Gila, Diamanti e Ilicic, il centrocampo con Aquilani, Lazzari e Badelj, la difesa con Tomovic stopper e Rosi terzino. Uno stravolgimento che sembrava a tutti da subito eccessivo; soprattutto contro una squadra tetragona, affiatata, piena di buoni giocatori e di ex che non avrebbero certo tirato indietro la gamba. Dunque una scelta sbagliata di Montella (come contro il Torino a inizio anno), che però poteva risultare, con un po’ di fortuna, una scelta vittoriosa se Diamanti avesse trasformato il rigore. Diciamo la verità: quella col Verona è stata una partita brutta e mal giocata, ma il Verona ha tirato in porta una volta all’ultimo minuto, quando ha segnato.

Contro il Cagliari, invece, la sconfitta è venuta diversamente. La squadra in campo era pressoché la migliore, con Gonzalo, Joaquin e Mati a riposo, ma sostituiti da giocatori che spesso sono partiti titolari, anche senza turn over. E forse proprio quella col Cagliari era una partita da giocare con più voglia e più gambe, visto che prevedibilmente gli avversari (ricordiamoci, finora allenati da Zeman) avrebbero dato tutto in campo e l’avrebbero messa sul fisico (quasi tutti ammoniti, i cagliaritani) e sulla corsa. La Fiorentina non è entrata in partita con lo spirito giusto, ha tenuto basso il ritmo, come se tutto si dovesse risolvere per grazia di Dio prima o poi, e ha pagato l’accidia e la supponenza. Quelle sono le tipiche partite che, se le sbagli all’inizio, non le recuperi. E forse c’è da dire che, se col Verona c’è stato troppo turn over, col Cagliari ce n’è stato troppo poco. La virtù, se lo ricordi Montella, sta nel mezzo.

Ma quello che più mi preme approfondire è il problema dell’attacco. È quello che non ci consente mai di rimettere in carreggiata una partita. Perché, come dicevo ieri l’altro, prendiamo un gol e sappiamo che dobbiamo costruire una montagna per partorire un topolino. Questo scoraggia, e questo è il vero limite che incide sulla “testa”. Abbiamo il settimo attacco della serie A, tenuto in piedi dal rendimento miracoloso dei difensori sotto rete. Abbiamo il primo cannoniere (Babacar, che ora non abbiamo più) a 7 reti al ventiduesimo posto nella classifica dei goleador.

Qui chiamo in causa Montella, e ripeto cose che ho già detto. Finora la forza della Fiorentina è stata la sua capacità di adattarsi a tutte le circostanze, di cambiare gioco e giocatori e di avere un rendimento almeno pragmaticamente accettabile. Ma quello che non è stato adeguatamente problematizzato (e cambiato) è il gioco d’attacco. Troppo abbiamo “aspettato” Gomez, o Babacar, o Rossi, o Gila che entrasse in forma; troppo li abbiamo “allenati” in campo, e troppo poco abbiamo pensato realisticamente a risolvere i problemi nell’immediato. Ora che siamo alle ultime partite non possiamo far finta che Gomez sia un giocatore di calcio e che la sua prossima partita sia quella della verità.

La verità, purtroppo, ce l’ha già detta da tempo. E allora non resta che provare qualche schema d’attacco nuovo. Io suggerisco (visto che Montella a Catania lo aveva sperimentato) di puntare su un 4-2-3-1. Gomez (o Gila) non tanto come terminale d’attacco, ma come pivot che porta via i difensori centrali permettendo l’inserimento di uno di tre trequartisti. Due centrocampisti di “peso” (Badelj e Kurtic, per esempio) e tre “numeri dieci”: Joaquin, Ilicic e Salah (e all’occorrenza Diamanti, Vargas, Bernardeschi o anche Borja, che è stato già impiegato in quel ruolo). La squadra più allungata, la difesa più bassa, la squadra senza tiqui taca e senza passaggi orizzontali, più votata alle verticalizzazioni e al contropiede veloce, con i centrocampisti che proteggono la difesa , recuperano palla e rilanciano subito le mezze punte che a turno vengono incontro nella trequarti avversaria.

Un po’ come fa il Napoli, che non mi pare abbia un centrocampo tanto superiore a una coppia Badelj-Kurtic o Badelj-Aquilani. Solo cambiando e regalando più spazio agli attaccanti possiamo rianimare la squadra. Altrimenti la fine è scontata. Ci ritroveremo anche contro il Cesena a piangere per un gol preso e per aver sbattuto per un’ora contro una difesa chiusa. Con quel che ne seguirebbe di peana e di epicedi dei Soloni…

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