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Fiorentina, siamo al faccia a faccia: fra la società e la storia Sport

Firenze – Ora il re è nudo. A mettersi tra Montella e il futuro della Fiorentina, non sono più i tifosi contestatori e “rosicatori”, che hanno dimostrato di essere una stupida minoranza. Il faccia a faccia vero è tra la società e la storia. Montella è riuscito a fare quello che non era riuscito a Prandelli: a impugnare il coltello dalla parte del manico nel momento in cui lo stavano pugnalando alla schiena, esattamente come era successo alla fine dell’altro ciclo: quando si insinuò il “tradimento” di Prandelli che prendeva accordi sottobanco con la Juve, e quando si accusò Renzi di boicottare il progetto dello stadio e insieme quello di una grande Fiorentina, tutto pur di non ammettere che l’impegno della società non poteva o non voleva andare oltre certi limiti. Si scaricarono le responsabilità allora e si volevano scaricare anche oggi.

Questa volta, però, non c’è Corvino, e non basta Cognigni a far da paravento. Ci sono uomini intelligenti e capaci, come Pradè e Montella, che soprattutto sanno dire la verità e la sanno dire a un popolo, il toscano, che si può provare a gabbare una volta, ma che alla seconda te la fa pagare cara. Il “primo” ciclo di Montella è al capolinea. Più di così non si può fare. E sono tutti d’accordo, dai dirigenti, ai tifosi, allo stesso Montella, che in più ha ammesso onorevolmente anche i suoi errori, pronto a emendarli . E allora diciamo al colto e all’inclita cosa si vuol fare da ora, e non con la mano a pararsi il labiale, come è ormai costume scostumato in questo sport di maneggioni e di ipocriti. Dopo l’ultima giornata di campionato si riparte da punti fermi molto chiari: la squadra è con Montella (cinque vittorie, tre gol a partita, nel momento in cui sarebbe stato facile anche per i giocatori scaricare su di lui il peso della “colpa”), i sentimenti e la riconoscenza sono tutti per lui (dal gesto esemplare e emblematico di Salah, che scappa dalle televisioni per andare a salutare il suo allenatore, agli applausi e ai cori dei tifosi), le speranze sono tutte nella sua permanenza (credo che il solo, irraggiungibile, Spalletti potrebbe tacitare i malumori per un suo licenziamento). E la mossa straordinariamente intelligente di Montella è stata quella di non chiedere alla proprietà uno sforzo maggiore per costruire una Fiorentina da scudetto, ma di chiedere chiarezza: ha chiesto solo di dire coram populo che cosa ci si aspetta da lui se si punta sul suo impegno futuro.

Il che può voler dire due cose: ricominciare da zero valorizzando giovani e giocatori italiani, senza ovviamente promettere nulla nell’immediato, o rinforzare la squadra e darsi obiettivi a breve, ma questa volta con campioni veri e con sacrifici veri. Io sarei per una terza via, che peraltro somiglia molto alla seconda che ho indicato, alla quale aggiugerei un po’ di sano realismo. Sono assolutamente dell’avviso, e l’ho già scritto, che il “primo” ciclo non sia finito, e che con pochi ritocchi l’anno prossimo si possa competere ancora in alto, e forti anche dell’esperienza di quest’anno. Qual è, infatti, il grande rammarico di questa annata? Il fatto di non aver creduto di poter lottare per un posto in Champions. Non ci credeva nessuno, e non ci ha creduto neanche Montella; che a un certo punto, sicuro di avere un posto in Europa League, ha cominciato ad “allenarsi” in campionato per le coppe. Poi il tracollo del Napoli, le persistenti disgrazie della Roma, i rallentamenti fatali di una Lazio da corsa sfrenata, e alla fine l’amara consapevolezza che soltanto realizzando i rigori sbagliati (per non dire di partite come quelle con Verona e Cagliari in casa) si sarebbe stati in Champions, addirittura secondi. Ma queste considerazioni devono incidere sul progetto futuro. Cosa accadrà l’anno prossimo? Quali squadre possono essere superiori a una Fiorentina che finalmente avesse la possibilità di schierare un attacco vero e di limitare gli impegni di qualche “anziano” che resta comunque indispensabile? La Juve e la Roma. Questa è la mia risposta.

La Lazio, bellissima come fu bellissima la Fiorentina del primo anno di Montella, dovrà misurarsi con le tre partite a settimana e con…Roma! Il Milan e l’Inter saranno ancora per una anno cantieri; il Napoli, soprattutto se prenderà Emery, sarà ancora una squadra che dovrà imparare a rassegnarsi al fatto che gioca nel campionato italiano, e non in quel torneo virtuale dove si vince anche prendendo 54 reti! E la differenza vera, che nel calcio conta eccome, è che mentre gli altri dovranno costruirsi una mentalità vincente e dovranno essere recuperati “moralmente” a una causa vincente, la Fiorentina, grazie a Montella, è già una squadra matura, coesa, fedele, che, come ha dimostrato in questo finale di campionato, reagisce senza tremori e mostra di avere quella sana fame, anche per obiettivi intermedi, che è quella che fa grandi.

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