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Fiorentini sotto sfratto, “Chiediamo aiuto alle istituzioni” Breaking news, Cronaca

Firenze – Una delle situazioni più classiche, stamattina in via di San Salvi 47, Firenze. Da una parte una famiglia fiorentina, padre e madre cinquantenni e disoccupati, figlio di vent’anni che ha appena trovato un lavoro, rischiano lo sfratto “senza paracadute”. Dall’altra parte, un proprietario, che da tre anni non riceve un canone, che si è sobbarcato anche delle spese per la loro permanenza nello stabile.

Lo sfratto comincia nel peggiore dei modi, la mattina prima della presenza delle forze dell’ordine e della Digos. Infatti, sembra che alcune persone abbiano impedito l’accesso all’appartamento degli sfrattati, nonostante la presenza del consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi. La tensione che già serpeggia viene immediatamente smorzata dall’arrivo di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. La situazione si calma, nonostante la “strana” presenza, si comincia trattare.

Oggetto della trattativa, un rinvio di almeno un mese, per fare in modo che la famiglia in questione possa rivolgersi al Comune. Ma il proprietario non ne può più: gli serve l’appartamento, non ne vuole sapere di rimandare. Non questa volta almeno, visto che la situazione è un “amarcord” che dura da qualche tempo. A impegnarsi nella trattativa, da un lato il proprietario e dall’altro il consigliere Palagi, Marzia Mecocci del Movimento di Lotta per la Casa, alcuni esponenti dello sportello di Resistenza Casa.

Sul tavolo, il proprietario mette una proposta: paga un mese alla famiglia in un albergo, per dargli il tempo di trovare una soluzione. Ma il problema è solo rimandato, in assenza di una soluzione che veda la famiglia inserita in un percorso che possa tirarla fuori dal buco nero in cui sta affondando. Certo, ma naturalmente non ci possono essere assicurazioni che la rete pubblica intervenga. Viene contattata l’amministrazione, ma ovviamente la parola definitiva non può essere data. Si tentenna. Si parla. Ci si confronta. E alla fine, la proroga viene concessa, un mese e mezzo, per riuscire a trovare una soluzione dignitosa per tutti. Ma intanto, è solo alla disponibilità del proprietario e alla parola di chi si trova lì che viene affidata la soluzione. E alla fiducia che la rete sociale e quella della casa riescano a intervenire per  “dare la possibilità a questa famiglia di ripartire”.

Sulla questione del “presidio” composto da “tre privati cittadini e due guardie di un istituto di vigilanza privata” che hanno impedito, nonostante l’invito della famiglia sotto sfratto, ai rappresentanti dei movimenti e allo stesso consigliere di raggiungere gli sfrattati, è tornato il consigliere di SPC Dmitrij Palagi: “Vorremmo evidenziare il fatto che per quasi due ore sia stato impedito a un consigliere comunale di poter accedere a un appartamento su invito dei domiciliati. Fatto gravissimo, anche perché appare dubbia la motivazione avanzata per impedire l’uso del portone condominiale (su cui si stagliavano due fogli di carta bianca con la scritta “portone pericolante” e “passare dall’ufficio”, ndr), come pure appare illegittimo il filtraggio attraverso il percorso alternativo. Procederemo su tutti i fronti per avere chiarimenti, anche sollecitando l’Amministrazione per capire se è in discussione il pieno esercizio dei poteri previsti per i consiglieri comunali, come pure per valutare quali siano le eventuali ulteriori violazioni di norme”.

 

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