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Fiori abusivi per le strade della Toscana Cronaca

Fiori all'angolo delle strade, mazzi offerti ai ristoranti, baracchini almeno all'apparenza improvvisati, soprattutto costi e offerte irrisori: pochi euro per un mazzo di rose, ancora meno per girasoli, peonie, gerbere, calle. Ma cosa si nasconde dietro le profumate, colorate, ingenue corolle?

Il florovivaismo, uno dei settori di punta del made in Italy, contribuisce per circa il 6 per cento del totale alla produzione agricola nazionale e un saldo attivo nella bilancia import/export pari ad oltre 150 milioni di euro (dati Coldiretti), a rilanciare l’economia del nostro Paese. Per quanto riguarda la Toscana,  si tratta di uno dei principali comparti agricoli regionali che vale, da solo, il 30% del Prodotto Lordo Vendite (pari a circa 900 milioni di euro). Sono 3500 le aziende specializzate concentrate in particolare tra Lucca, Pistoia, Massa e Pisa, 15 mila gli addetti (escluso l’indotto).

Ed è in questo ricco e profumato (anche fuor di metafora) mercato che s'inserisce, con una recrudescenza da qualche tempo ancora più evidente, il commercio abusivo di fiori recisi e di piante in vaso. Un commercio abusivo che, come annota Coldiretti, "trova la maggiore diffusione nei periodi in cui si concentrano le vendite di piante e fiori, ovvero durante le ricorrenze. San Valentino, la Festa della Donna, la Festa della Mamma, la ricorrenza dei Santi e dei Morti, le Festività Natalizie scatenano stuoli di commercianti abusivi che si possono individuare mentre tentano la vendita con i loro mazzi di fiori o con piccoli furgoncini o anche camion, apparentemente improvvisati".

Un vero e proprio mercato nero da cui non è esente la Toscana: "Il problema del mercato nero di fiori – spiega Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia, una delle zone di maggior incidenza floroviaistica della Regione – è effettivamente presente anche in  Toscana, basta guardare ad ogni angolo delle nostre città nei pressi di monumenti o ristoranti, dove si ritrovano venditori abusivi di fiori, quasi sempre cingalesi, che si riforniscono sul mercato parallelo".

Un mercato abusivo, alimentato dalla globalizzazione del commercio che genera a livello italiano un' economia sommersa stimabile in alcune centinaia di milioni di euro, le cui ramificazioni sono strettamente legate alla criminalità che ne organizza la distribuzione in tutta Italia.

Per quanto riguarda la Toscana ,"Una stima attendibile del volume di mancato fatturato a livello toscano è alquanto difficile – continua il direttore Tropiano – tuttavia si pensa che possa aggirarsi intorno ai 10-15 milioni annui. Inoltre – spiega il direttore di Coldiretti Pistoia – il processo di acquisto di tali produzioni non premia nemmeno la qualità in quanto si tratta di fiori che vengono proposti ed acquistati d’impulso senza tener conto del loro effettivo valore commerciale, sempre molto scarso come limitata è la loro vita (shelf life)".

Non parliamo poi della trasparenza della filiera da cui i fiori provengono: "Alcuna informazione è data circa la provenienza, la qualità e durata del fiore reciso – ricorda Tropiano – tutto ciò alimenta una rete di illegalità e di sfruttamento del lavoro che purtroppo pesa anche sulla capacità di reggere il mercato da parte dei produttori florovivaistici toscani che devono combattere contro questo diffuso dumping commerciale".
L'alternativa? "E' rappresentata – conclude il direttore di Coldiretti – dalla rete vendita dei  Mercati e le Botteghe di Campagna Amica che attraverso Fai, il brand firmato dagli agricoltori italiani, offrono il fiore e la pianta della filiera agricola tutta Italiana, per dare certezze al consumatore circa la provenienza dei prodotti florovivaistici, la loro qualità e l’adozione di processi produttivi eticamente corretti".

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