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Fipe, tutela per l’arte culinaria giapponese Società

Non è solo l'olio extravergine d'oliva italiano, o il pomodoro di San Marzano, o l'arte culinaria del Bel Paese ad aver bisogno di tutela contro le contraffazioni: anche un'altra fantastica e delicata tradizione come quella nipponica in cucina abbisogna di un'adeguata tutela, di un vero e proprio riconoscimento di autenticità. Una prova? Su cinquanta ristoranti a Firenze che si dichiarano giapponesi, di autentici ce ne sono solo 6. E contrastare la contraffazione della cucina giapponese nei ristoranti italiani è l'obiettivo con cui oggi una delegazione di Jetro, Ente governativo giapponese di promozione del commercio con l’estero, ha incontrato la Fipe aderente a Confcommercio-Imprese, partendo dal presupposto che i ristoranti giapponesi sono 458 in Italia, il 6,6% della ristorazione etnica complessiva. Secondo il presidente Fipe Toscana e vicario nazionale Aldo Cursano,  le criticità per i locali nipponici sono sostanzialmente due: scarso approvvigionamento delle materie prime sopratutto per quanto riguarda la distribuzione e poca garanzia di avere un vero "maestro" di sushi in cucina. Ma l’insidia maggiore è rappresentata dai cinesi, che facilmente riescono a spacciarsi per ristoratori giapponesi, soprattutto se si avvalgono di un’insegna con ideogrammi corretti.

Una serie di problemi, che, secondo la Fipe, potrebbero essere in parte superati assegnando alla vera ristorazione giapponese la certificazione di autenticità. Ne fa fede  l'esperienza italiana di marchio 'Ospitalità' assegnata ai veri ristoranti italiani all’estero su iniziativa di Unioncamere con il sostegno del governo italiano. Dunque,  dall'incontro di oggi potrebbe partire una reciproca collaborazione che guarda nell’ottica della doppia certificazione di autenticità: per i veri ristoratori giapponesi in Italia, ma anche per quelli italiani (veri) in Giappone.

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