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Firenze al voto, Bianchi (Pd): “Salto di qualità contro il femminicidio” Politica

Firenze – “Oltre 100 donne in Italia vengono uccise ogni anno da familiari e persone conosciute. Nel 2017, ultimi dati disponibili, oltre 49mila donne si sono rivolte a centri antiviolenza per chiedere aiuto. Ad oggi, nel nostro paese, 6 milioni e 788mila donne tra i 19 e i 70 hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita (praticamente una donna su tre). Sono dati che rappresentano solo la punta di un iceberg se si considera che il 90% delle donne vittime di violenza non denuncia e almeno una donna su tre non chiede aiuto”.

Donata Bianchi, candidata per il Comune di Firenze per il Partito democratico, interviene su uno dei temi della sua campagna elettorale, la violenza di genere, il femminicidio.

“Il femminicidio – prosegue Donata Bianchi responsabile ricerche e monitoraggio dell’Istituto degli Innocenti, impegnata nell’associazione Artemisia che interviene a tutela delle donne e dei bambini vittime di violenza –  è frutto di quel  “silenzio assordante” che offusca la realtà della violenza domestica contro donne e bambini.  Il silenzio assordante riguarda anche la narrazione e la presa di consapevolezza circa l’impatto, spesso devastante che le esperienze violente, esperienze traumatiche hanno sulla vita delle vittime dirette e di coloro che assistono. Sono eventi che possono prevaricare le normali capacità di resilienza delle persone e produrre impatti negativi a livello psicologico, fisico (tante malattie croniche hanno un’origine traumatica), sociale. I costi delle violenze sono altissimi, il fenomeno ha un impatto economico pari a  molte decine di milioni di euro l’anno tra costi del sistema giudiziario, sociale e sanitario”.

Il quadro normativo italiano è stato recentemente migliorato da uno specifico testo di legge riguardante coloro i quali rimangono orfani in seguito ad un crimine domestico – prosegue la candidata Pd -Infatti, il 1 febbraio 2018 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 4/2018 che introduce nuovi strumenti di tutela dei figli, siano essi minorenni o maggiorenni non economicamente sufficienti, rimasti orfani in seguito ad un crimine commesso nei confronti del genitore dal coniuge, anche se separato o divorziato, da chi è o era parte di unione civile, o comunque da colui il quale era parte di una relazione di tipo sentimentale, che è sfociata in una convivenza”.

Il nuovo testo equipara l’omicidio del coniuge a quello del partner civile e del convivente, in questo modo  tutela i figli nati in qualsiasi tipo di unione. I regolamenti attuativi della legge, attesi entro maggio 2018, ancora non ci sono, dunque i fondi stanziati non possono essere richiesti.

Attendono regolamentazione anche il  gratuito patrocinio nel processo, l’assistenza medico-psicologica, l’esclusione del reo dall’asse ereditario della vittima (e sospensione della pensione di reversibilità all’omicida, altrimenti possibile), la possibilità di modificare il cognome sono ulteriori possibilità introdotte dalla l.n. 4/18. Anche l’Autorità  Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha sollecitato il governo.

Un brutto segno questo ritardo, se consideriamo anche la recente sentenza della Corte d’appello di Messina che  ha annullato il risarcimento di 259.200 euro ai tre figli minorenni di Marianna Manduca. Il risarcimento era stato deciso nel giugno del 2017 dai giudici di primo grado dopo avere riconosciuto la responsabilità civile dei magistrati rimasti inerti nonostante le 12 denunce della donna, uccisa dal marito. Femminicidio, dunque,  come espressione strema della violenza domestica, o di genere, contro donne e bambini. Esistono norme da applicare meglio, come più volte richiamato dalla rete dei centri antiviolenza D.I.R.E.  e dal Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (C.I.S.M.A.I.).

Servono azioni di livello nazionale – conclude Donata Bianchi – ma anche gli enti locali possono fare molto, anzi moltissimo come più volte raccomandato a livello europeo e internazionale e sperimentato anche in alcune realtà territoriali italiane e toscane. Il tema però è sempre il medesimo, quello di creare modelli stabili, adattabili al mutare dei temi e delle leggi, non frutto della buona volontà degli amministratori del momento. In Toscana abbiamo il codice rosa, abbiamo una rilevazione costante dei dati  sul fenomeno della violenza contro donne e bambini, abbiamo una buona legge regionale. Adesso sarebbe necessario un salto di qualità, con il  coinvolgimento degli enti locali, agendo su alcune dimensioni fondamentali”.

Foto: Donata Bianchi

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