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Firenze com’era quando sono arrivata, Opinion leader

Ovviamente, nessuno pensa al lato meno brillante dell’epoca: la sporcizia generale, le malattie, oggi banali o prevenibili ma allora fatali, l’analfabetismo, le superstizioni, lo squallore.  E francamente, nonostante i costumi belli  e romantici indossati da quelli che sfilano per le strade per il calcio in costume, non credo che piacerebbe a nessuno di noi. 
Ma c’è un’altra immagine di  “Firenze com’era”:  del 1970 quando io sono arrivata – sì, tanti anni fa e diverse persone ora in posizioni di potere non erano ancora nate. Erano passati solo quattro anni dall’alluvione: i segni dell’acqua erano molto visibili sulle facciate, ma entrando nei negozi era difficile immaginare cosa era successo…
Abitavo in Corso dei Tintori e lavoravo presso una compagnia aerea in Via del Parione (c’erano quasi tutte: Air France, British Airways, TWA e PanAm – requiescat in pace – Alitalia con l’ufficio più grande di tutti accanto al Ponte Vecchio). Andavo in ufficio a piedi, esilarante per una di New York. Scendendo Via dei Neri alle 8 di mattina vedevo la città che si svegliava: scolaretti con le monetine in mano si fermavano dal fornaio per comprare un pezzo di schiacciata, i negoziante pulivano il marciapiede. Cerco di ricordarmi – il vinaio all’angolo con Via de’ Benci (uova sode e crostini da mangiare con un bicchierino), il tabaccaio -bar- drogheria con una parete di cassettini piene di spezie, la latteria luogo d’incontro e dibattito tra le vecchiette, la modista, tre ortolani, pizzicagnoli, il pescivendolo, un paio di macellerie, la friggitoria, la rosticceria, la bella pasticceria … in fin dei conti, tutti necessari e tutti vivevano perché all’epoca Firenze aveva il più alto percentuale di residenti nel centro storico di tutte le città italiane. Ma ciò che mi ha veramente colpito quelle prime mattine era il canto dei canarini. Sembrava che ad ogni finestra ci fosse  una gabbietta con quegli uccellini con la voce dolce.

Attraversavo Piazza delle Signoria, gli apprezzamenti dei fiaccherai mi facevano sorridere, carabinieri camminavano in coppia e senza fretta. Poi, secondo il mio umore sceglievo un percorso più o meno diretto – Via Porta Rossa, Borgo SS. Apostoli… C’era una signora anziana che abitava un piano alto in Via Porta Rossa e la mattina calava un cestino che “un ragazzo di bottega” riempiva con la spesa. All’angolo di Via Porta Rossa e Via Tornabuoni c’era un negozio di ricami, e la notte era il punto d’incontro per le signore che esercitavano la professione più vecchia. Sentivo dire che avevano le tariffe più alte della città – evidente dalle acconciature, le pellicce….. Ah, e poi questa era la Firenze della Romanina – se non sapete chi fosse, trovate un sessantenne che vi spiegherà tutto! In Via Porta Rossa, sulla sinistra c’era una libreria, con riviste da tutto il mondo e bellissime edizioni d’arte, e c’era anche un grande negozio che vendeva ceramiche – quanti regali ho comprato per portare a New York. E  anche in queste stradine si sentivano i canarini. Mi ricordo una vignetta sul giornale un giorno d’estate: una 500 stracarica, con materasso sul tetto e sopra il materasso la nonna che reggeva la gabbia col canarino – il titolo era qualcosa come “tutti al mare!”. Un giorno, mi sono fermata dal civaiolo in Via dei Castellani e sono tornata a casa con un canarino che ho chiamato Cirano. 

Un paio di mesi fa, sono passata in Via de’ Neri: c’è ancora l’ ortolano, che con molta pazienza mi insegnò i nomi dei frutti ed ortaggi e mi correggeva quando dicevo “Basilea” al posto di “basilico”. Ma per il resto, posso contare sulle dita di una mano gli esercizi che sono sopravvissuti. E non sentivo il canto degli uccellini. Il civaiolo in Via dei Castellani che mi ha venduto Cirano non c’è più, credo che sia una banca ad occupare il fondo.. Nelle vecchie miniere di carbone la morte dei canarini era un segnale di pericolo e gli uomini risalivano in superficie.  Noi dove possiamo salire?

 

 

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