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Firenze fra Ottocento e Novecento, piazza Pier Vettori Breaking news, Cultura

Firenze – Una passeggiata per le piazze di Firenze. Ma non una semplice passeggiata: un tour con una guida d’eccezione, il professor Mario Bencivenni, esperto di giardini storici, la cui ultima fatica, realizzata a quattro mani con l’altro grande nome del giardinaggio storico italiano Massimo de Vico Fallani, è stata presentata giovedì scorso alla Manifattura Tabacchi a Firenze. I due esperti hanno curato l’edizione della casa editrice fiorentina Leo Olscki dell’opera di Angiolo Pucci “I giardini di Firenze”, che consta di sei volumi. Giovedì è stato presentato il volume V, che tratta in particolare il tema Suburbio vecchio e nuovo di Firenze. Ricordiamo che Angiolo Pucci, nato nel 1851 e deceduto nel 1934, fu l’ultimo esponente di un’importante famiglia di giardinieri granducali stabilitisi a Firenze nella seconda metà del Diciottesimo Secolo. Il padre, Attilio Pucci, fu il collaboratore di Giuseppe Poggi nella realizzazione delle grandi sistemazioni a verde del piano di ingrandimento di Firenze Capitale e fu anche il primo Soprintendente del servizio comunale dei Pubblici passeggi e dei giardini.

Con il professor Bencivenni dunque Stamptoscana toccherà le piazze ottocentesche e novecentesche  fiorentine, proprio quelle su cui insiste l’attuale riqualificazione messa in atto dal Comune di Firenze. Dunque, proprio dall’800 fiorentino abbiamo assunto una modalità allora molto in voga, vale a dire, la “passeggiata”; un modo per toccare con mano lo spirito, la razionalità e perché no, la bellezza del tracciato ottocentesco e del secolo scorso, per capire se e in che modo potrebbe essere inserito nelle cambiate esigenze della città e dei suoi fruitori, e quali sono i cambiamenti in atto. La prima piazza che visiteremo è piazza Pier Vettori, interessata proprio in questi mesi da un intervento senz’altro importante, in nome della riqualificazione.

La vecchia pianta di piazza Pier Vettori

“La Firenze moderna, ma importantissima, comunque ormai città storica in quanto fra l’altro centro allargato di Firenze, viene sistematicamente demolita per attacchi puntiformi – dice senza parafrasi lo storico – la Fortezza da Basso, i viali di circonvallazione, piazza della Vittoria, piazza Pier Vettori, il parterre di Porta a Prato. Il tutto in nome di cosa? Di una parola che diventa un’ossimoro, vale a dire “riqualificazione”. Questo – dice il professore riferendosi a piazza Pier Vettori – non è un intervento di restauro, ma di riqualificazione. Ormai si usano fondi per la riqualificazione in contesti in cui si dovrebbe fare solo restauro. Piazza Pier Vettori è una piazza storica, quindi l’unico problema che presentava era quello di restaurarla. Riqualificare implica l’accezione di ridare valore, mentre purtroppo si arriva a distruggere l’impianto originario creando qualcosa che non risponde allo spirito della piazza. E che spesso ha un risultato peggiore”.

In concreto, cosa significa? “L’impianto originario, come concepito nel 1936, salta completamente – continua Bencivenni – bastava ripristinare nelle aiuole le parte di siepi mancanti, il pavimento, originariamente erbato e poi a ghiaia, che a un certo punto venne asfaltato, poteva essere ripreso nell’intento originario magari con un il tipico conglomerato artistico che allude al ghiaino ma rende più stabile il suolo, rivedendo le piante presenti per capire se c’era qualche pianta da sostituire o meno, risistemare le panchine”.

Invece? “Invece qui la piazza è stata ridisegnata, inventando anche situazioni nuove con nuove piantagioni, interne rispetto al cerchio dei tigli, consistenti in maggiociondoli. Una soluzione del tutto incongrua, se si valuta il cerchio dei tigli, piante ad alto fusto e sviluppo rigoglioso, che va contro l’impianto originale che concepiva, come le piazze dell’epoca, gli interni della piazza come spazio di gioco per i bambini, passeggiate per i cani, insomma attività ludiche e di svago per i cittadini. Che senso ha dunque mettere i filarini dei maggiociondoli mangiando altro spazio all’interno, dal momento che la funzione di creare ombra è attribuita ai tigli?”.  Inoltre, la lezione otto-novecentesca risalente al Poggi e dunque al Pucci, era quello dell’uso dei maggiociondoli come momento di passaggio fra l’alto fusto (i tigli) e le case. Meccanismo che non solo viene ignorato, ma addirittura ribaltato in piazza Pier Vettori.

Pier Vettori, laurus nobilis

Non solo. Secondo il professor Bencivenni, altro grave vulnus, per vari motivi, è la già iniziata e poi futura scomparsa delle siepi di laurus nobilis, vale a dire alloro, che metteva in comunicazione i tigli fra loro, creando una sorta di muro verde, basso ma presente, fra la strada (l’intersezione fra viale Raffaello Sanzio e via Pisana) e gli interni della piazza. “La siepe oggi a maggior ragione rispetto al passato avrebbe un valore, in quanto barriera naturale rispetto al traffico caotico che gira intorno alla piazza – spiega Bencivenni – ma levando queste siepi e creando una moltitudine di accessi dalle aiuole quadrate in cui vengono rinchiusi i tigli che non sono così più in linea ma fanno parte di un’aiuola quadrata, l’eliminazione di queste barriere verdi acustiche e mangiapolveri sono ancora più incomprensibili. Tanto più nella situazione odierna in cui il traffico veicolare è cresciuto a dismisura rispetto al 1936-40”. Per quanto riguarda la relazione tecnica degli uffici comunali, l’abbattimento delle siepi viene motivato dal fatto che il nuovo progetto di riqualificazione si ispira a due principi fondamentali, il primo dei quali è “incrementare la sicurezza dell’area”, per garantire la quale si è decisa la “eliminazione delle siepi esistenti lungo le alberature di tigli che chiudono la visuale della piazza dall’esterno e sono spesso utilizzate quale nascondiglio di oggetti e ricovero di vagabondi” (pag.8 della relazione tecnica).

“Ciò che non è stato compreso in questa piazza – continua lo storico – è che c’è un vero e proprio sistema di tigli piantati in linea che hanno un’aiola e un collegamento perimetrale. Originariamente, i legami fra tigli e tigli erano costituiti da rose, poi sostituite dal laurus nobilis. Nel progetto di riqualificazione si fa fuori la siepe e si inventano questi quadrati che lasciano aperti ingressi da tutte le parti”. Con un problema tecnico, spiega Bencivenni: che il frazionamento fra tiglio e tiglio diminuisce il sesto di impianto dei tigli, con una moltitudine di accessi che creano intervalli che portano, dice Bencivenni, alla fatale diminuzione del numero dei tigli.

Del resto, il vero problema di fondo, incalza il professore, è che un giardino che proviene dal passato e quindi è un documento di memoria storica, piazza Pier Vettori come piazza della Vittoria, Porta al Prato, i viali, “sono una memoria storica”, e perciò, secondo Bencivenni “un’amministrazione comunale non dovrebbe aver bisogno di vincoli particolari per rispettare la natura delle sue piazze storiche. L’unica operazione possibile è il restauro”.

Tra l’altro il professor Bencivenni ricorda che  questa piazza era già nel piano Poggi. In realtà all’epoca le piazze erano due, una vicina al ponte e una più interna verso Porta Romana. Tuttavia il Poggi non riuscì a realizzarla, quest’ultima, in quanto, con il trasferimento della capitale a Roma, vennero a mancare i soldi. “Questa parte di Firenze rimase non finita. Venne ripresa però pari pari come progetto da Bellincioni nel piano regolatore 14/25. Bellincioni, riprendendo il progetto del Poggi delle due piazze, fa però una cosa diversa rispetto all’originale – spiega Bencivenni – mentre il Poggi la piazza l’aveva avvicinata più verso l’interno (dalle parti del Chiar di Luna, per intenderci), Bellincioni la riporta nell’asse di via Pisana, nell’intersezione fra il viale che porta alle Cascine, i viali di circonvallazione e via Pisana. Poggi in realtà l’aveva pensata più risalente verso il viale e Porta romana in quanto aveva in mente la creazione di un altro viale dei Colli su Bellosguardo. L’arrivo di questo nuovo viale dei colli doveva essere a Monteoliveto, e dunque la piazza era un elemento importante di connessione nel disegno del Poggi”.

Ma questo non avvenne e Bellincioni, pur mantenendo il tracciato dei viali che portavano alle cascine, porta questa piazza all’incrocio di via Pisana. “Nel progetto di Bellincioni – continua Bencivenni – la sistemazione paesaggistica della piazza era di tipo informale, all’inglese. Si tratta tuttavia di un’indicazione di massima che lui mette nel disegno. Poi, il Servizio giardini comunale, come per piazza della Vittoria che aveva anch’essa lo stesso tipo di indicazione, attua il progetto con una soluzione di tipo formale, vale a dire con le due aiole a quarto di cerchio”, col viale con i tigli che le divide, in una sorta di mezzo cerchio ridiviso a metà.

Risultato: una piazza di una chiarezza visiva straordinaria, con tutto ciò che nasce intorno che la sottolinea adeguandosi al disegno dello spazio. “Un’amministrazione comunale dovrebbe conoscere e rispettare questi tesori – dice Bencivenni – tanto più che il libro in cui si tratta delle questioni che stiamo accennando nacque con il sostegno del Comune di Firenze, che ne acquistò 400 copie e si trova sulle scrivanie di tutti gli uffici comunali fiorentini del verde urbano. Addirittura, nella scheda dedicata a piazza Pier Vettori, è riportata in nota il documento dei servizi giardini del ’36 con l’elenco delle essenze da comprare per la piazza”, dai due cedrus diodara che svettano tutt’ora con le sedute circolari a bordo aiola, alle rose sarmentose che costituivano i collegamenti verdi originari fra i tigli. Il libro è anche in possesso della Soprintendenza. Perché nessuno dice nulla, a fronte dello stravolgimento in atto? Si chiede lo storico. “Com’è possibile che questo progetto sia stato approvato dalla competente Soprintendenza Mibact?”.

“Con questo sistema- conclude Bencivenni – si sta distruggendo piano piano il volto della città otto-novecentesca, quella che origina dal Poggi. Per sostituirla come? – conclude il professore – ad esempio, questo cordolo in piazza Pier Vettori per delimitare le aiole, in cemento. Almeno, rifacciamolo in pietra serena… “. Per un sussulto di dignità verso il Poggi e di chi venne dopo di lui. E, aggiunge lo storico, “verso Firenze”.  Infine, la presenza dei “baracchini”, vale a dire edicola, lampredottaio, cabina dell’Enel. Presidi di socialità, che andrebbero sistemati convenientemente, dentro la piazza, in coerenza con lo spirito della stessa. “Non – dice Bencivenni – prendendoli a scusa per rivoluzionare la piazza storica”.

 

 

 

 

 

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