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Firenze, grande folla ad ascoltare le ragioni del No Politica

Firenze – E’ la folla, duemila persone circa “a rotazione” come dice qualcuno fra la gente, che assume il ruolo di vera protagonista della giornata del “No”. Organizzata a Firenze da Sinistra Italiana, palco per il No di tutta la sinistra, di respiro nazionale, è un lungo pomeriggio che si svolge sotto i capricci di un tempo soffocante dal caldo e che, dopo il sole delle prime ore del pomeriggio, si imbroncia e promette pioggia. E’ la gente che se ne sta sotto il palco a sentire via via gli interventi dei tantissimi esponenti della Sinistra, non solo Italiana (gli organizzatori) ma che comprende i civatiani, Sel, molti altri gruppi che sono contro la “deforma” lanciata al Paese dal governo. “Sono qui perché voterò No, ma volevo vedere in quanti siamo”, dice una signora che porta in braccio un mazzo di volantini. “Non si possono avere sicurezze – dice un altro signore, di Padova, è venuto con un pullman organizzato – ma credo che bisognerebbe essere chiari, o ameno più chiari”. Alla richiesta di spiegazioni, parte velocissimo: “Ad esempio, perché fargli passare che il Senato viene eliminato e non c’è più “navetta? non solo il Senato rimane, ma non è più espressione diretta del popolo e per di più può avocare a se’ qualsiasi legge per dare un parere”. Pensando di aver colto proprio uno dei più preparati, ci rivolgiamo a un’altra signora, che dice”Il No vincerà, ma la strada è durissima. Perché? Semplice: il problema sono gli interessi internazionali che hanno spinto il governo a elaborare questo sistema antidemocratico. Che, di fatto, spezza il legame della rappresentanza diretta fra corpo elettorale e governanti”. Pare di capire che la gente in piazza, oggi, sia in buona parte già molto informata e ben conscia del vero problema. Che, mi spiega una ragazza vestita di nero e con un’acconciatura molto elaborata, “è in buona sostanza un problema di regole del gioco. Se non si capisce questo, avrà strada libera il Sì”.

Regole del gioco. “Veramente, io sono qui per informarmi – dice un signore fiorentino, con la bicicletta a mano, a margine della folla – ieri sera ho ascoltato il dibattito fra Renzi e Zagrebelsky e a dire la verità non ho capito molto”. E oggi? “Quello che sento mi torna”, taglia corto, inforcando il velocipede. Proprio il dibattito fra l’ex-presidente della Corte Costituzionale e il presidente del Consiglio torna spesso nei discorsi-. “Il professore è troppo signore – dice una signora di circa settant’anni – ci voleva uno che andasse all’attacco”. Dello stesso parere è anche Tommaso Grassi, incontrato in mezzo alla folla, capogruppo in consiglio comunale di Firenze riparte a Sinistra: “Bisogna smettere di avere un atteggiamento in difesa – dice – è necessario giocare all’attacco”. Che significa, ad esempio, “leggere la Costituzione com’è e come verrà riformata se passa il Sì. Qualcuno, quando ho fatto questo, ha detto che avevo un atteggiamento un po’ sbruffone. Ma non è essere sbruffoni: è quello che c’è scritto. E bisogna che la gente lo sappia”. Intanto, sul palco, si avvicendano gli oratori: da Civati che chiede il confronto diretto, a Fratoianni che lancia la sfida: “Chi garantisce la riforma? I grandi poteri finanziari”, a Sandra Bonsanti che poco prima ha detto al microfono: “Questa è la nostra Firenze, e si capirà quando il 4 dicembre, vincerà il No”, a Cofferati che insiste sull’equità sociale collegata alla Costituzione, fino all’ovazione che strappa Tommaso Montanari, che ricorda il famoso documento della Jp Morgan (“che adesso s’è presa anche la terza banca del Paese, è qui fra noi” commenta Paolo, un architetto in piazza con la moglie). Tanti, tantissimi interventi, ma la piazza tace quando al microfono c’è lui, Niki Vendola, che non delude: intervento breve e calibrato, sulla questione del berlusconismo come modulo narrativo, “e quel ch’è peggio – dice – il berlusconismo di sinistra”. Applausi a piene mani.  Ancora applausi quando qualcuno dal palco parla del rischio del “virus del presidenzialismo”, segnalato dal predominio del governo sul parlamento. “Stanno mutando la forma di Stato da parlamentare ad altro – dice Giuseppe, educatore, precario, 49 anni – ma non ci sarebbe niente di male, per me. Almeno però lo dicessero. E lo dicessero chiaro”.

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Il merito è toccato da tutti gli oratori: non solo sugli scenari futuri,  la questione viene declinata in buona parte sulla rappresentanza; meglio, sulla sovranità del popolo. Come si esprime il popolo sovrano? Con il diritto di voto. Che senso ha allora, mantenere il Senato ma eletto in seconda battuta dagli eletti della Regione? “Senza contare – brontola Neri, uno studente – che ci sono anche 5 membri eletti dal presidente della Repubblica a suo piacere. Secondo quali criteri? La simpatia?”…

 

 

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Ma non è solo questo. Ciò che colpisce, di quella massa di giovani, vecchi, sindacalisti, lavoratori, studenti, massaie, professionisti, uomini, donne, ecc. che con termine ormai desueto, nel secolo scorso si sarebbero chiamati “popolo”, è la profonda, severa serietà con cui affrontano il lungo pomeriggio dedicato alle ragioni del No. Ascoltano tutto, commentano brevemente e poi di nuovo porgono orecchio, soprattutto quando si parla di temperie internazionale e del sistema italiano. “Vogliono traghettarci sì, ma in dittatura. Cosa rimane della democrazia se gli organi di garanzia del sistema costituzionale vengono consegnati alla maggioranza?”.

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“Bellissima partecipazione e bellissima piazza – dice Mauro Romanelli, ex-consigliere regionale – la svolta è: basta con gli slogan e confronti sul merito. Ci stiamo giocando le regole del sistema, è importante riuscire a far passare questo messaggio: cambiare le regole può anche andar bene, ma bisogna capire come e quali”.

Un appunto interessante lo fa Daniela Lastri, sotto il palco: “Ci sono moltissimi giovani, a riprova che il tema non è così lontano dalle nuove generazioni come qualcuno pensa. Per di più, c’è molta gente che non appartiene a schieramenti politici precisi: la gente cerca di capire, di informarsi”. Sottolinea anche, l’ex assessore alla scuola del Comune fiorentino, consigliere regionale, “la sinistra parla nelle piazze. Non ha bisogno di luoghi chiusi, che lasciamo ad altri”. Alla fine, mentre la gente smobilita sotto la pioggia che comincia a infittire, pare di capire che la battaglia sarà dura per entrambi gli schieramenti. E che forse, sulla Costituzione, gli italiani non accetteranno troppo soluzioni “preconfezionate”.

 

 

 

 

 

 

 

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