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Firenze, il sindaco lancia le primarie del Pd. Per ora è solo Politica

Fra caci e galli, Matteo il Giovane, sindaco di Firenze, torna all'attacco. E lo fa scegliendo una tribuna di tutto rispetto: dalle colonne del Corriere della Sera ha infatti lanciato il suo "Usque tandem …?" a Bersani e altri pezzi "antichi" del panorama Pd. In sintesi, dopo aver smentito su web di avere già lanciato la sua candidatura, tuttavia richiama il partito all'appuntamento fatidico: a quando la data delle primarie? E in città, nonostante la solenne smentita "almeno per adesso",  già si vocifera su cosa succederà nel caso decidesse di candidarsi alle primarie del Pd: gli impegni istituzionali potrebbero essere assolti dal fido Nardella, attuale vicesindaco, sia nella fase delle primarie, sia in caso di successo.

Insomma, anche se la decisione non è ancora stata presa, si pensa già alla gestione  dell'incarico del primo cittadino di Firenze, che, par di capire, tale vorrebbe restare. Dunque, ancora indeciso sulla scelta, ma, se fosse, già pronto e sistemato per accogliere l'eventualità. Vai mai a sapere.

Ma… c'è un ma. Un ma robusto, pronunciato in coro da una serie di personaggi che avrebbero dovuto, almeno in linea teorica, non essere in disaccordo con la richiesta di Renzi, vale a dire accellerare le primarie per la scelta di chi correrà per Palazzo Chigi. Un'ipotesi su cui si sono spesi in molti, seguendo, a dire il vero, il grado di tensione che si registrava all'interno del Pd. Ma che, in questo momento, sembrano essersi un po' disamorati della prospettiva "primarie".

Un esempio? Nichi Vendola e Antonio Di Pietro fra i primi. Nichi Vendola è stato per mesi uno dei più assidui assertori della necessità di giungere a dare un volto al leader della coalizione. Ed ora? Lascia cadere l'invito, glissa, porta il discorso su altre questioni, sicuramente fondamentali come la lotta alla precarietà.   E Antonio Di Pietro? Appoggia senza mezzi termini il diritto del Pd di rivendicare, in quanto primo partito, la premiership. E spiega: ''una cosa sono le primarie di coalizione come metodo democratico per far decidere agli elettori, altro sono primarie all'interno di questo o di quel partito perchè si tenta un regolamento dei conti''. E il piatto è servito.

Se poi si guarda all'interno del Pd, pare davvero che tutti, di tutte le correnti, prendano gusto a bacchettare il sindaco fiorentino. L'accusa più frequente: sbaglio di tempo. Parte Rosy Bindi, dichiarando "rischiamo di sembrare dei marziani e degli irresponsabili. Siamo l'unica forza politica rimasta in piedi dopo lo tsunami del voto di domenica scorsa, ci mettiamo a discutere delle nostre faccende?''. Il presidente del Pd dice a chiare lettere che la scelta del momento da parte di Renzi è "sbagliata". Ma queste benedette primarie in casa Pd e per la leadership, verranno mai fatte? Pare di capire, dalle dichiarazioni rese alla stampa dal suo presidente, che, se il momento non è propizio per il Pd, viste le tensioni sociali, economiche, politiche, la voglia tuttavia non è molta.

Bindi del resto si smarca con un'operazione di assoluto rigore: si richiama alle regole dello statuto del partito. Che, ricorda "non prevedono primarie di partito per la scelta del candidato premier'' dal momento che, ''da statuto'' è ''il segretario del Pd".
Quindi cosa chiederebbe Renzi? Un congresso anticipato, è l'impressione del presidente Bindi. La quale rimanda tutto alle regole: presenti la domanda in Assemblea nazionale, come previsto, e si vedrà. Ma su una cosa non transige: "Io voterò contro". E non manca di ricordare che prima di andare al voto bisognerà decidere come, con che sistema, e quale. Insomma, Rosy Bindi liquida la richiesta di Renzi senza nessun rimorso. E fa il paio col segretario, Pierluigi Bersani, che aveva detto: "Ho la testa ad altre cose", riferendosi alla richiesta di Renzi di fissare la data delle primarie.

Nel Pd? Troppi galli. Ne è convinto Dario Franceschini, che boccia senza appello la richiesta di Renzi. Anche perchè, ricorda, le primarie per il segretario del Pd, ci saranno. Saranno alla scadenza fissata dell'autunno 2013. Dopo le politiche.
E se Franceschini parla di galli, sembra che Filippo Civati si senta chiamato in causa. "Secondo lo Statuto del Pd quella di Renzi è una richiesta che ha un sapore congressuale – riflette – secondo me, a questo punto, è il caso che ne discuta la Direzione nazionale". E anticipa: se il Pd sarà chiamato a scegliere, "non ci saranno solo Bersani e Renzi".

Franceschini parla di galli, risponde a tono Renzi parlando di cacio. E, dopo tanti riferimenti alle regole da parte dei dirigenti nazionali, è proprio il sindaco fiorentino a commentare: ''Purtroppo il Pd è un partito fondato sulle deroghe, mentre io preferirei fosse fondato sulle regole'' E ricordando che lo strumento delle primarie è usato dentro al Pd "per fare tutto", si chiede perchè non debba essere usato per scegliere il segretario e leader. ''Dentro il Pd – dice – si fanno primarie per tutto dal segretario di circolo ai sindaci, anche per andare in bagno, tranne che per scegliere i parlamentari e il candidato premier perchè le abbiamo fatte tre anni fa subito dopo una competizione elettorale persa e non prima delle elezioni come avviene in tutto il mondo. Insomma credo che la logica del "cacio vinto, non si rigioca" non possa più continuare.  Vale a dire, che primarie devono essere.

Avvicinandoci in terra toscana, una delle poche voci di sostegno a Renzi è quella del senatore Andrea Marcucci, che, per inciso, sostenne le primarie anche a Lucca, sua città natale, appoggiando la candidatura di Stefano Baccelli, presidente della Provincia, contro un lanciatissimo Alessandro Tambellini, proposto a furor di popolo contro un centrodestra lacero e diviso. Tentativo che si risolse in un nulla di fatto fra polemiche, accuse e veleni.
"Il Pd è nato con le primarie, così ha scelto segretari e sindaci, nello stesso modo in autunno dovrà lanciare una grande campagna di partecipazione votando il suo candidato premier. Sarebbe stravagante il contrario, ovvero non fare le primarie", commenta Marcucci circa la proposta Renzi.
Dall'ex-ministro Valdo Spini giunge una posizione differenziata; giuste le primarie, poco serio il sindaco, che nel "2009 si candida a sindaco di Firenze e nel 2012 già pensa di lasciare questo impegno". Ma sulle primarie apertura: "E' non solo giusto, ma necessario che le primarie di coalizione vengano fatte proprio per la crisi della politica cui siamo di fronte''.

Sempre in territorio toscano, a sinistra del Pd, Sel ribatte: "Chiediamo che le forze politiche del centrosinistra, aprendo anche a movimenti e soggetti non partitici, aprano il cantiere del programma e indichino immediatamente le primarie di coalizione per il leader che dovrà interpretare i valori del centrosinistra''. Dunque, par di capire che le primarie sarebbero gradite. Ma senza Renzi. 
"In questo senso l'autocandidatura del sindaco di Firenze Matteo Renzi rappresenta un elemento totalmente incompatibile e pericoloso per la tenuta della coalizione, che si sfascerebbe immediatamente''. Ad affermarlo, in una nota, gli esponenti Sel Tommaso Grassi e Mauro Romanelli. Che ritengono anche "poco ripettosa dei cittadini" l'argomentazione della "supplenza amminstrativa" di Nardella. A rimbeccare Renzi arriva anche il commento di Valdo Spini, che dai microfoni di Lady Radio ricorda al sindaco la promessa dei due mandati: "Non è serio candidarsi a sindaco di Firenze nel 2009 e nel 2012 già pensare di lasciare questo impegno".

In stringatissima sintesi, la sortita di Renzi è servita per capire che, se da un lato la maggioranza del centrosinistra non vuole sentire parlare di primarie almeno al momento, l'altra parte le accetterebbe ma senza Renzi. Dunque, intanto il sindaco di Firenze può contare gli amici. O, meglio, i nemici. 

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