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Lavoro “pulito” con Fabbrica della Legalità Società

I presidenti di CNA e Confartigianato Firenze, Andrea Calistri e Gianna Scatizzi, chiedono azioni concrete, in seguito al dramma del rogo di Prato (morti 7 operai tutti di origine cinese), efficaci e rapide. Dito puntato non solo sull'assenza di controlli, ma anche sull'assenza di una vera politica industriale, mancante, secondo i due esponenti delle associazioni, da almeno trent'anni, insieme a un sistema di controllo della legalità incentrato sui temi non prioritari e non attento agli aspetti essenziali. Ribadendo di trovarsi concordi col piano lanciato dal presidente Rossi, tuttavia non mancano di far notare che le misure preannunciate da sole non bastano a estirpare il problema, dal momento che, dicono Scatizzi e Calistri, tali iniziative devono “accompagnarsi ad una strategia finalizzata ad eliminare quelle condizioni che, finora, hanno fatto da humus a situazioni non degne di un Paese civile e a cui, anche Firenze, potrebbe non essere immune”.

Un'analisi che sembrerebbe trovare conferme dal territorio stesso: con 14.151 unità attive su un totale di 93.502, pari al 15,2%, Firenze si conferma infatti, si legge nella nota, “una delle province italiane a maggior tasso di imprenditoria straniera (seconda solo a Prato, dove le imprese straniere attive pesano per il 26,1%). Il 47,5% delle imprese straniere con sede in provincia sono artigiane: molte delle realtà imprenditoriali sono di piccola e micro impresa e si concentrano soprattutto nei settori manifatturiero, edilizia, trasporti, ristorazione e servizi alle persone”.

Le nazionalità più diffuse degli stranieri che detengono una carica in un’impresa attiva fiorentina sono la cinese (23,7%), la romena (13,2%), l’albanese (10,7) e la marocchina (7,7%) I numeri indicano che è la filiera della Moda quella a maggior rischio; è infatti qui che si concentra il più elevato numero di imprenditori cinesi (abbigliamento: 82,6% dell’imprenditoria straniera del settore, pelletteria: 94,5%), seguito dall’ingrosso (il 32,8%), dai servizi alla persona (24,4%) e dallaristorazione (18,2%).
Partendo proprio dal settore Moda i Presidenti di CNA e Confartigianato lanciano dal capoluogo toscano una sfida di rilievo nazionale e danno vita a “Firenze, Fabbrica della Legalità”, un percorso per la tracciabilità e sostenibilità delle filiere produttive.

Istituzioni, autorità ed enti preposti al controllo, associazioni, sindacati dei lavoratori, griffe e grandi distributori, la “Fabbrica”, coinvolgendo tutti, lavorerà su legalità, tracciabilità e accordi di filieraper arrivare, entro sei mesi, alla definizione di un disciplinare sulla tracciabilità e sostenibilità della filiera della Moda con cui arginare il fenomeno e valorizzare il capitale umano.
“Se all’origine di tutto, come crediamo, – concludono Calistri e Scatizzi – c’è la facilità con cui possono insediarsi sistemi illegali di produzione sui nostri territori, allora è su questo terreno che occorre intervenire. L’obiettivo di tutti deve essere non dare più alibi alla illegalità”.

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