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Firenze, nel gran vortice delle regionali cambia la città Breaking news, Politica

Firenze – Un rimpastone? Può darsi. Ma la necessità che il sindaco Dario Nardella avrà, dopo le regionali, di rimettere mano alla giunta potrebbe segnare per qualcuno, forse, un benservito, ma per qualcun altro un ulteriore passo avanti nella messa in atto di qualcosa che va ben al di là del solito balletto di nomi e candidature cui la politica locale ci ha abituati.
Intanto, sono ben due gli assessori di cui la giunta potrebbe vedere venir meno l’apporto. Se da un lato lo spessore è quello dell’assessorato alla casa, con la partecipazione di Andrea Vannucci alla disfida regionale, dall’altro è la stessa vicesindaca Cristina Giachi a tentare la corsa allo scranno regionale. Un pezzo da novanta, che sta talmente a cuore al sindaco da averla in qualche modo “blindata” alle ultime amministrative, non facendola neppure correre: Giachi c’era e questo era un fatto.
Per quale motivo dunque ora lasciarla partecipare a una competizione che quasi di sicuro la porterà intanto in consiglio, se non direttamente, come già si vocifera, a un assessorato nella nuova squadra regionale? Forse il sindaco ha bisogno di un proprio fedele nella stanza dei bottoni regionale. Una giannizzera a tutta prova, la vicesindaco, che potrebbe portare intanto la voce nardelliana dentro una giunta che potrebbe essere, con Eugenio Giani, già propensa a guardare con interesse al nuovo soggetto Italia Viva, magari non numericamente pesantissimo ma di certo molto pesante per influenza e rapporti con il cerchio di potere economico e bancario cittadino.
Giachi in consiglio, o meglio in giunta regionale, l’altro transfuga è l’assessore alla casa Andrea Vannucci. A dire il vero, sembrava proprio che fossero tre, gli assessori che sarebbero potuti venire a a mancare alla squadra di Nardella, contando anche l’assessore Alessandro Martini, che però, a dispetto dei rumors che lo davano in lizza, non è presente nella lista delle regionali.
Dunque, si arriva all’assessore alla Casa Andrea Vannucci. Giunto alla pesante delega un po’ titubante, tuttavia ha dimostrato la capacità di entrare in un mondo complesso e non certo facile. Capacità che da qualcuno potrebbe venire valutata come curriculum per un eventuale assessorato pesantissimo, alla casa sempre, ma stavolta regionale.
Potrebbe, ma non è detto, visto che due assessori fiorentini in giunta più Giani darebbero un colore troppo “viola” alla squadra, pur essendo tutti ben consapevoli che sarà Firenze (tutte e 4 le circoscrizioni) in buona sostanza il campo dove si perderà o si vincerà la regione rispetto alla Lega, data dai sondaggi vincente su tutte le ex piazze rosse, a cominciare da Siena, Pisa, Pistoia, ma ancora sotto a Firenze e Livorno.
Tuttavia, se l’assessorato comunale alla casa fosse davvero in lizza, non sarà “solo” il diritto all’abitare la posta in gioco. Anzi, per assurdo la scelta dell’assessore potrebbe diventare addirittura secondaria rispetto a qualcosa di molto più importante che sembra stia muovendosi e che lascia il diritto pur fondamentale alla casa in un angolo. Tant’è vero che sono molto quotate ed apprezzate le mosse della ad ora “reginetta” della giunta Nardella, ovvero Cecilia Del Re, che sta muovendo con decisione (emblematica l’ultima variante urbanistica di medio termine approvata nell’ultimo consiglio comunale o il caso del Nuovo Conventino, quello notissimo dell’ex caserma Vittorio Veneto in Costa San Giorgio, e varie altre operazioni di valorizzazione, mentre Fs mette in vendita l’area enorme delle Officine di Porta a Prato) le delibere che porteranno a una trasformazione significativa del tessuto urbano fiorentino. Il famoso “bazooka” di nardelliana memoria.
Insomma, passi avanti per la Firenze Rinasce di Nardella. Ovvero, un piano grandioso di risistemazione della città, urbanisticamente parlando, in grande stile. Stile fuksiano, ad esempio, come ha tenuto a precisare lo stesso sindaco, con i suoi 4 nuovi quartieri, le case pensate per lo smartworking, più grandi (anche per chi la casa non ce l’ha?), l’annullamento del centro storico (La città dev’essere un tutt’uno”, Fuksas), i suoi settori funzionali, il turismo che diventa dei piccoli borghi e che s’allarga, ingloba e colonizza il territorio.
Tutto il territorio. Un’altra Firenze insomma, con regolamenti edilizi e urbani più smart, veloci e pervasivi. Insomma, se fossero fondate le voci ripetute che il prossimo assessore “alla casa” (espressione antiquata e riduttiva, per chi ritiene ancora che “la casa” configuri solo deleghe di edilizia popolare e poco più) possa provenire dalla società civile, perché non la grande Archistar, già pronte e desiderosa a lasciare “il suo segno a Firenze”? Fantapolitica, paradossi d’agosto.
Intanto, per limitarci alla cose probabili, sicuramente il sindaco Nardella si troverà con almeno una posizione in squadra sguarnita (Giachi) se non due (Vannucci), giusto giusto ciò che serve per mettere dentro al gran rimpasto anche la (per molti prevista) ciliegina, ovvero l’assessore da Italia Viva. Chi? Ad ora, tutti zitti. Però un assessorato ai fino all’altro giorno “amici” (compagni è forse un po’ troppo) permetterebbe a Nardella di continuare nella paziente tessitura di un asse che guarderebbe non più solo alle mura fiorentine, vale a dire il famoso “partito dei sindaci”. Pd, beninteso. Obiettivo, Roma?
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