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Firenze, Prato e Pistoia rinnovano il Patto per l’area metropolitana Politica

Mettere gambe, con determinazione, al Patto per lo sviluppo dell’area metropolitana, sottoscritto nel 2010 dagli enti locali e dalle rappresentanze del mondo sociale ed economico del territorio fiorentino, tenendo conto delle esigenze dei cittadini e delle forze economiche, giocando un ruolo da protagonisti nel confronto con la Regione Toscana al tavolo dove si disegnano i futuri assetti istituzionali. Un tavolo regionale per rilanciare il progetto di governo dell'area metropolitana Firenze Prato Pistoia. Questi gli obiettivi del nuovo patto che lanciano gli esecutivi delle tre Province, che compongono l’area vasta Firenze-Prato-Pistoia, dalla prima riunione congiunta tenutasi oggi a Prato in Palazzo Buonamici. Una sfida importante, nell'attualità delle riforme istituzionali messe in campo dal decreto Monti, che rinnova l'impegno del Patto del 2010, il quale indicava già un percorso di concertazione per un nuovo progetto di governo metropolitano della Toscana centrale. Un territorio con oltre un milione e mezzo di cittadini, che abitano in 73 comuni, dislocati su una superficie di quasi 500mila km quadrati, che vanta i maggiori indici economici dell’intera regione, che necessita di processi decisionali e di sviluppo armonizzati alla scala metropolitana.

Le dichiarazioni
“Non siamo qui a difendere poltrone – dicono Andrea Barducci, Lamberto Gestri e Federica Fratoni (nella foto) – vogliamo dare un contributo  nell’interesse dei cittadini. Nel nuovo disegno del governo territoriale, mentre diciamo no a un nuovo ente di secondo grado, siamo convinti che molte partite, a cominciare da quella urbanistica trovino nella  dimensione metropolitana soluzione ed equilibrio”.

“Le Province della Toscana centrale vogliono essere protagoniste in questa fase di riassetto istituzionale – ha affermato il presidente della Provincia di Prato, Lamberto Gestri –   Nell'interesse delle nostre comunità non vogliamo subire soluzioni pasticciate, attuate sull'onda di provvedimenti irrazionali e dannosi per i territori. Per questo rivolgiamo il nostro appello anche alla Regione.
Abbiamo l'ambizione di portare a termine, con il massimo del profitto per il nostro territorio, il nostro impegno per definire una vero e proprio patto per lo sviluppo della Toscana centrale, dove si stabiliscano obiettivi e priorità, dall’urbanistica alla dotazione infrastrutturale, dalla formazione e ricerca alle politiche per l'ambiente e al turismo". 
  
“La nostra proposta  – spiega Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze – non fa altro che sviluppare le indicazioni che già erano contenuto nel Patto per lo Sviluppo sottoscritto nel 2010 da tutti gli enti locali e da tutte le rappresentanze del mondo sociale ed economico del territorio fiorentino. Quel documento conteneva già allora un forte stimolo, poi ripreso anche dal presidente Bettini nel discorso di insediamento in Confindustria, affinché le province di Firenze, Prato e Pistoia lavorassero di concerto per un nuovo progetto metropolitano, in grado di sviluppare e armonizzare i processi decisionali e strategici della Toscana centrale. Il percorso istituzionale che intendiamo percorrere risponde ad un fermento che sul territorio c’è già, e da buon tempo, specialmente ad opera delle categorie economiche che già si stanno organizzando su questa scala”.

“Nell'ambito del dibattito che si è sviluppato intorno alle Province, spesso in chiave demagogica e populista – aggiunge Federica Fratoni, presidente della Provincia di Pistoia – credo sia importante che le tre realtà provinciali di Firenze, Prato e Pistoia si ritrovino attorno ad una posizione comune per rilanciare in un ottica metropolitana un vero progetto di riforma che non può seguire la sola logica della razionalizzazione, ma che offra la possibilità di un dimensionamento di funzioni e di servizi più efficiente e rispondente alle reali esigenze del territorio e della sua comunità. Un progetto di area vasta che oltre a garantire la rappresentanza politica dei cittadini, salvaguardi un patrimonio di competenze e di conoscenze finora costruito e sviluppato dalle province nella loro funzione di coordinamento e di presidio del territorio, come garanzia di equilibrio istituzionale e di tenuta sociale. In questo senso le Province non devono rinchiudersi in un ruolo di retroguardia e di difesa, ma farsi interpreti del cambiamento e chiedere l'apertura di un tavolo regionale per rilanciare un progetto di governo di area vasta, responsabile e condiviso, avendo come obbiettivo primario lo sviluppo e la crescita del territorio e l'interesse dei cittadini”.

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