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Firenze si sveste, lavoratrici Guess non mollano Cronaca

Firenze – Non si ferma la protesta delle dipendenti della sede Guess di Firenze, che stamattina hanno sfilato per le vie del centro storico per ribadire la loro opposizione alle condizioni poste dall’azienda. Trasferimento a Lugano o licenziamento: difficile capire quali sia il male minore per le lavoratrici (un centinaio) del brand, da 20 anni insediatosi in città e che dalle competenze locali ha tratto slancio e smalto. “Firenze si sveste” è lo slogan della manifestazione. “Si sveste della capacità di vestire il gusto, ma anche – soprattutto – di investimenti”, ha detto Bernardo Marasco (Filctem Cgil).

A dar corpo al grido di battaglia, le manifestanti stesse, menti creative dell’azienda, hanno inscenato una sorta di spogliarello su Ponte Santa Trinita, punto cruciale del corteo. “È l’ennesimo spogliamento di Firenze rispetto a un sapere”. Il caso della Guess si inserisce nel flusso di crisi della moda, che anche a Firenze ha già dato eloquente manifestazione di sé: basti pensare alle vicende della Braccialini, di Cavalli o della chiusura dell’Allegri, aziende in flessione negli anni scorsi che pagano adesso il conto al riassetto dell’intero settore. Per la Guess la risposta al deficit si traduce in delocalizzazione oltralpe delle dipendenti fiorentini. Stessa musica, un anno fa, per gli 81 dipendenti di Bologna, dove l’azienda ha chiuso i battenti.

guess 2“Per noi la prospettiva è impensabile – ha rilanciato Marasco – non ha alcuna logica produttiva né di valore; per questo abbiamo chiesto a Guess di ripensarci”. Qualche spiraglio si è aperto: in seguito all’incontro con i vertici, del 24 marzo scorso, l’appuntamento col verdetto è per venerdì 1° aprile. Nel frattempo il sindacato ha inviato una richiesta di interessamento al Ministero dello Sviluppo Economico. “Disposti a riunirci intorno al tavolo – ha dichiarato Alessandro Picchioni (Filctem Cgil)ma le nostre posizioni non cambieranno. In realtà speriamo di confrontarci con i vertici internazionali nell’azienda perché il management italiano non è certo l’interlocutore che può darci delle risposte”.

Il clima di sfiducia scolora del resto in quello del sospetto di mala gestione, che abbraccia – più in generale – i piani alti dell’imprenditoria del territorio. «Le aziende che investono su Firenze lo fanno soprattutto per il sapere artigianale che qui sanno di trovare, non lo fanno più per il “marchio Firenze”. Le imprese, quindi, arrivano, ma stile e materiale se ne vanno». Si guarda alle istituzioni. Oggi un’interpellanza parlamentare avrà ad oggetto proprio la vicenda delle dipendenti Guess di Firenze (a depositarla in Parlamento le parlamentari di Sinistra Italiana Marisa Nicchi e Alessia Petraglia), ma la speranza è che anche il Governo muova le acque, per il presente e – soprattutto – per il futuro della moda italiana. Come? Creando nuovi elementi attrattivi per gli investitori. “Folle disinvestire. Occorre lavorare sulla formazione e a una politica seria della tracciabilità, che porta a sua volta legalità: fattori appetibili per chi voglia puntare sul nostra territorio, oggi massacrato dalla tassazione e dalla mancanza di una strategia nazionale sugli asset essenziali del paese. La moda vi rientra, per questo oggi chiediamo al Governo un interessamento su Guess, ma più in generale su un fenomeno che potrebbe essere solo all’inizio”.

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