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Firenze apre le braccia all’ultimo corteo di “Mao” Breaking news, Cronaca

Firenze –Bastava il colpo d’occhio, e quello che oggi pomeriggio si è posato sul «popolo» di Lorenzo Bargellini, sceso in strada per onorarne la morte e ricordarne l’impegno di guida storica del Movimento di Lotta per la Casa e rifugio per i senzatetto e senzanome, diceva più di ogni mero tentativo di centellinare o di ingigantire. Centinaia,  un migliaio, forse di più.

Tanti, tantissimi gli amici e compagni di lotta civile e politica, una massa disordinatamente composta di sommersi e salvati, di ragazzi baciati dalla sorte di credere in qualcosa che «il compagno Mao» ha saputo passare come testimone di un’eredità di gigante, uomini e donne sotto il sole per dire grazie. «Non è finita, te lo promettiamo»: ad aprire il corteo, uno striscione che giura impegno per un futuro tutto da disegnare – benché ben delineato dal leader del Movimento – preceduto di pochi metri da un camioncino con rimorchio carico di fiori, bandiere e sciarpe dell’amata Fiorentina e quelle rosse del Movimento a far da corona  ad una foto del «compagno Mao» – naturalmente con megafono in mano – e al suo casco.

lorenz«Lorenzo non lascia un vuoto ma un tesoro, e questa è una storia che continuerà». Queste le parole di Luca Toscano, giovanissimo delfino da tutti indicato come papabile successore, «addolorato, non spaventato», oggi al centro della fila proprio come Lorenzo Bargellini in ogni manifestazione, a dare il là o ad accodarsi agli slogan classici del Movimento che – mescolati a nuvole di fumo rosse e viola – hanno fatto da colonna sonora mai interrotta all’intero percorso. Un percorso a mezza via tra ricordo del fondatore e scommessa sul domani: la partenza da piazza San Marco («da qui siamo sempre partiti, da qui continueremo a farlo»), il respiro ampio offerto alle migliaia di voci dallo spazio aperto di via della Colonna, poi l’omaggio alla sede storica del civico 46 di Via di Mezzo, infine Sant’Ambrogio e piazza Santa Croce, “casa” degli affetti e quartier generale morale di Lorenzo, che lungo tragitto è stato salutato e cantato (indossato, anche, nelle magliette con stampata la sua frase «La storia ha bisogno di una spinta») ma soprattutto reso presente, tanto da essere certi che fosse lì, da qualche parte, a gridare che «Chi non lotta ha già perso» accanto alla sua gente. Ma cosa ne sarà adesso del Movimento, come e in che forma «proseguirà la lotta», non è certo.

lorenzo e gente«Il futuro è una grande incognita –ammette, aldilà di ogni previsione, Pape Diew, guida della comunità senegalese fiorentina e amico storico di Mao – Lorenzo lascia un’eredità pesantissima. Si dice che nessuno sia indispensabile, ma ci sono persone che quando ci lasciano è difficilissimo sostituire, e al momento non vedo qualcuno con le doti di Lorenzo. Temo che dovremo attendere molto a lungo». Attendere per riprendere il filo di un impegno e per continuare a tesservi le trame di un sogno caro a molti, quel popolo di amici e fratelli di Lorenzo che oggi ha lanciato fuochi d’artificio nel cielo di Santa Croce per lui. Perché, piacesse o no, lo meritava e soprattutto perché «le persone normali lasciano un segno, quelle speciali lasciano un sogno». E sognare è tutto.

Foto: Paola Del Pasqua, Laura Bonaiuti

 

 

 

 

 

barge 1

 

lorenzo e striscione

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