energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Firenze: targa dal Barbiere per ricordare l’attore Nannini Società

Di giorno era un semplice barbiere in zona Le Cure, quartiere fiorentino, ma alla sera diventava attore, e che attore. Stiamo parlando del caro Giovanni Nannini, scomparso il 27 marzo 2011 alla veneranda età di 90 anni. Era rimasto l’ultimo vero interprete del teatro fiorentino e toscano. Quel teatro fiorentino tanto amato negli anni dal dopoguerra al 70, e che aveva i loro beniamini in Wanda Pasquini, Dory Cei, Ghigo Masino, Ughino, Beppe Ghiglioni, solo per citarne alcuni, e lo stesso Nannini, unico ancora in vita, assieme a Sergio Forconi, più giovane e che ha iniziato la carriera negli anni cinquanta. Barbiere in via Borghini, con il fratello Aldo, dove il Comune, mercoledì 27 giugno alle ore 12, per mano del Vice Sindaco Dario Nardella, inaugurerà, sulla facciata del negozio, una targa ricordo. In quella bottega, ricordava Giovanni, “avevamo un pianoforte e un violino, e spesso io e mio fratello suonavamo, poi accanto c’era un bar, e quindi era uno spettacolo continuo”.

Uno dei pochi attori fiorentini ad aver recitato, nel 1954, con Totò sul grande schermo, nel film “Totò cerca pace”.

Ha recitato anche in un film che oggi è diventato un cult: “Berlinguer ti voglio bene”, di Giuseppe Bertolucci, scomparso lo scorso 16 giugno, e che ha lanciato Roberto Benigni.

Cosi come ha recitato in “Un the con Mussolini” di Franco Zeffirelli e “Caruso Pascoski di padre polacco” di Francesco Nuti.

Una carriera iniziata a dieci anni, nel teatrino dei Gesuiti in via Domenico Cirillo, finendo anche per fare una scimmietta, in uno spettacolo missionario, dovendo diventare scuro ricorrendo alla cioccolata, che lui regolarmente, alla fine di ogni spettacolo, leccava alacremente.

“Erano anni duri, quegli, ma tra la gente c’era più solidarietà; ci si conosceva tutti, oggi invece si fa fatica a salutare, non ci si conosce più”.

“A teatro – ricordava – poi venivano intere famiglie, portandosi nei loggioni il mangiare in enormi pentoloni, o enormi sfilatini, che consumavano durante gli spettacoli”.

Dopo la guerra fu “arruolato” nella compagnia di Raffaello Niccoli.

“Mi disse che non avrei preso applausi in una determinata scena… invece ogni sera era uno scroscio di applausi”.

Invitato da Totò a restare a Roma, dove avrebbe fatto sicuramente carriera nel mondo del cinema, amava rispondere “Quando vedo la cupola e le colline di Fiesole dimentico tutto quello che ci può essere nel mondo”.

Un amore sconfinato per la famiglia e per la sua Firenze, che lo ha ricambiato con immutato affetto, riempiendo sempre i teatri dove si esibiva.

Ridette voce anche alla maschera fiorentina di Stenterello in alcune rappresentazioni indimenticabili, non disdegnando testi classici come “La Mandragola”.

Nel 2006 il pensionamento ufficiale dalle scene, reso ancora più duro, a giugno 2007 dalla morte della figlia Gabriella, 53 anni,
che lo aveva seguito sulle scene, come regista, nella sua passione per il teatro.

Poi la voglia di ritornare sul palcoscenico.

Desiderio subito colto al volo dalla Compagnia Namastè Teatro, che gli ha dato modo di far rivivere la sua arte in vari spettacoli
fino al dicembre 2010, quando, per problemi di salute, ricoverato in ospedale, ha dovuto mancare le uscite al teatro di Rifredi preparate per i suoi 90 anni.

“Nannini – ha ricordato l’attore Paolo Poli –  era una persona garbata e civile che fa comicità con una punta di malinconia. Per lui, che non è stato apprezzato secondo i suoi meriti vale ciò che diceva Satie: son nato troppo presto in un mondo troppo vecchio”.

Oggi la sua cassettina dei trucchi, realizzata tantissimi anni fa da uno stagnino, è riposta nella casa della figlia Anna.
“Mi piace truccarmi da solo – diceva Giovanni –  non come oggi, che gli attori sono tutti freschi, con la pelle chiara. Le sfumature sono importanti, sia nella vita che sul palcoscenico”.

L’iniziativa del Comune rende onore ad un grande attore e ad un grande fiorentino.

“Siamo contenti – dice la figlia Anna in esclusiva a Stamp Toscana  – della decisione del Comune,si stanno dando molto da fare per organizzare al meglio la cerimonia. Si danno tanto da fare ora che è morto, e non quando era in vita, quando chiedeva al Comune di sostenere il teatro vernacolare fiorentino”.

Un teatro che però, ogni qualvolta riesce ad inserirsi nelle varie sale tra i buchi delle programmazioni nazionali, richiama sempre tanto pubblico di affezionati. 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »