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Firenze: targa del Comune a perenne memoria dei due senegalesi uccisi Cronaca

In una uggiosa e piovigginosa giornata, uno sprazzo di sole ha baciato questa mattina piazza Dalmazia a Firenze, poco prima che fosse scoperta la targa ufficiale del Comune  che ricorderà per sempre Diop Mor e Samb Modou, i due senegalesi lì assassinati da follia razzista il 13 dicembre scorso. Come se dal cielo qualcuno volesse dare il suo assenso-partecipazione. La targa recita: “A perenne memoria in Firenze città operatrice di pace per affermare i valori di integrazione e solidarietà”. Non tantissima folla, ma comunque tanta gente, quella dell’associazionismo locale, che è alla base del tessuto sociale, tra cui si sono mescolati numerosi consiglieri comunali, tanti, impossibile nominarli, di tutti gli schieramenti, e di quartiere.

A scoprire la targa il presidente del Consiglio Eugenio Giani, il Vice Salvatore Scino, l’assessore Massimo Mattei, il presidente del Quartiere 5 Federico Gianassi, Hassan Kebe in rappresentanza della comunità senegalese.

“Con semplicità, ma con fermezza – ha detto Giani – vogliamo che per sempre vengano ricordati Diop Mor e Samb Modou, due di noi; e che per sempre rimanga impresso nella nostra memoria questo momento drammatico che ha fortemente scosso la nostra città da sempre solidale con le comunità straniere e in particolare con la comunità senegalese”.

Per l’Assessore Mattei “Firenze ha nel proprio Dna l’antifascismo e l’antirazzismo, la solidarietà e la tolleranza. A questa terribile strage Firenze ha risposto con la fermezza democratica che la contraddistingue. E la cerimonia di questa mattina dimostra che il ponte di fratellanza con la comunità senegalese non si è mai interrotto”.

Hassan Kebe, commosso, ha letto una poesia di Senghor, ringraziando la “forza degli uomini e le donne del volontariato che fin da subito si sono adoperati per apporre una targa provvisoria, oggi definitiva, nel luogo del massacro”.

Il presidente del Quartiere Gianassi ha ricordato la vicinanza di tutto il Quartiere alla comunità “e la necessità di continuare a mettere in campo politiche attive per combattere l’odio razzista”.

E mentre la gente si allontanava, sotto gli occhi discreti delle Forze di Polizia, i Segenalesi, in ginocchio, a mani aperte, hanno pregato attorno alla lapide.

Foto: Franco Mariani
 

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