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Firenze torna ai residenti di 75 anni fa, ma intorno i Comuni crescono Breaking news, Cronaca

Firenze – Il consigliere speciale per la statistica Enrico Conti ha presentato ieri i dati dell’Ufficio di Statistica comunale sull’andamento demografico di Firenze mettendo in luce due punti: da un lato, che negli ultimi vent’anni non c’è stata la grande fuga da Firenze dall’altro che la città non presenta peculiarità ma registra ” tendenze strutturali e di lungo periodo identificabili nella scarsa natalità e nell’invecchiamento della popolazione, comuni a tutto il nostro paese”.

Una stabilità che tuttavia sembra proprio voler dire che la città, fra chi è andato e venuto, chi sta e chi è cancellato, è tornata e rimasta (del futuro non si ha contezza) a ciò che era nel ’46: 369.475 residenti. Nel 1971 erano 475mila. Dunque, qualcosa deve essere successo, anche in relazione al fatto che attorno a Firenze la musica cambia. Infatti, nell’arco che va dal 1975 al 2019, dal Mugello che segna +12.297 alla Montagna fiorentina +12.276, fino alle aree dell’Empolese Valdelsa +24.332 all’Area Fiorentina + 35.052, senza parlar di Prato che segna un +63.977, tutto attorno a Firenze la residenza acquista punti. A fronte di un – 93.274 che nello stesso periodo “sgonfia” Firenze.

Di fatto, alcuni elementi sono innegabili, dall’innalzarsi dell’anzianità della poplazione al calo delle nascite, elementi che aggrediscono tutto il panorama italiano e seppur con qualche distinguo quello europeo. Ma il problema di capire come mai la città refluisce verso lo stato in cui si trovava nel 1946 si pone. Tanto più che il dato più recente, vale a dire quello del 1° gennaio 2021 di 359.675 residenti (fonte: demo.istat.it) “deriva da una ricostruzione dell’Istituto Nazionale di Statistica corretto sulla base dell’analisi dei segnali di presenza come fornito da alcune banche dati. Rappresenta un dato di censimento che, correttamente, non va confrontato con i dati dell’anagrafe comunale ma, piuttosto, con il censimento del 2011. Su questa base il confronto decennale restituisce un aumento di mille residenti. “Dunque – sottolinea Conti – una sostanziale stabilità. In breve un corretto confronto dei dati certifica che negli ultimi venti anni non c’è stata alcuna grande fuga”.

Certo, verrebbe da dire. Solo però se non contassimo il problema che si rivelò durante il lockdown e che riguardò la distribuzione di mascherine: circa il 10% dei residenti ufficialmente tali non fu trovato. Senza contare che l’ultimo triennio ha visto la cancellazione di circa 21mila residenze perché fittizie, erano andate via e non lo avevano comunicato. Anche qui, si apre un problema: dal momento che come spesso spiegato a Firenze la cancellazione della residenza segue criteri propri e per quanto riguarda le cancellazioni in questione possiamo dire che nel 2017 (ultima volta che gli uffici hanno fornito i dati ad esterni) erano state 1188 (786 nei primi sei mesi del 2018), sarebbe interessante osservare che tipologia si cela dietro a queste cancellazioni. Tanto più che lo stesso consigliere per la statistica afferma, riferendosi all’incremento delle verifiche sulla residenza, avvenuta a cura dei servizi demografici, “questa attività ha avuto la conseguenza di cancellare dall’anagrafe a partire dal 2017, 21.205 persone di cui 9.772 stranieri pari al 46,1% del totale degli irreperibili. A queste 21.205 persone in meno dal punto di vista amministrativo non corrisponde un uguale calo demografico reale nello stesso arco temporale 2017-2020. Tale calo è in gran parte un effetto ottico della concentrazione delle pratiche amministrative di bonifica negli ultimi anni”.

A tirare le fila della spiegazione dei dati fornita da Conti, è Grazia Galli di Progetto Firenze. “Vorrei mettere l’attenzione sulla natura dei dati stessi. Quanto spiega il consigliere per la statistica lascia inevasi alcuni punti importanti per capire la situazione demografica fiorentina: intanto, appare evidente che per un arco di tempo imprecisato l’anagrafe fiorentina registrava persone che non c’erano, e inoltre, da quando se ne sono andate? Per quanti anni Firenze ha contato persone che non c’erano?”. Senza aggiungere poi la questione emersa dalla distribuzione delle mascherine nel corso del lockdown (il 10% dei residenti mancavano all’appello, la percentuale saliva al 20% nel Q1) a fronte della quale sarebbe dovuto scattare un censimento, che avrebbe avuto il merito di fotografare la situazione reale rendendo così possibile un confronto con il censimento del 2011 che potrebbe finalmente precisare i contorni di quanti effettivamente siano i residenti nel Q1 e, a ricaduta, in città. Anche perché il problema, alla fine, è di tipo fiscale: quanti potrebbero avere ottenuto la residenza fittizia per non pagare il dovuto alla comunità? Se poi l’effetto ottico di cui si parla è dovuto all’iperattivismo di controllo degli uffici a partire dal 2017, perché non eliminare le residenze fittizie rinvenute anche dagli anni precedenti, in modo da avere un’ottica conoscitiva più chiara? Infine, fra i cancellati, considerando anche che il 46,1% del totale degli irreperibili sono stranieri, non sarebbe possibile che invece di “furbi” ci trovassimo di fronte ad altri problemi di natura più sociale? Facendo due conti, si tratterebbe di circa 6mila persone all’anno cancellate. Che, pur riferendosi all’accelerazione dei controlli, diventa una vera e propria strage. Tutti “furbi”?

Infine, la questione tende ad assumere due profili. Da un lato, la Città Metropolitana che approfittando della crescita della “cintura” magari assesta un aumento alla tendenza demografica;  dall’altro, la “piccola” Firenze che senza i suoi 93mila e passa residenti torna ai numeri di 75 anni fa. Al di là del punto di vista della quantità che comunque dovrebbe prendere in considerazione anche gli aggiustamenti indicati nelle righe precedenti procedendo a un nuovo censimento, sarebbe importante non solo il quanto, ma anche il chi sparisce, si sposta, arriva. Per una chiarezza che da demografica diventa economica  soprattutto in vista delle riaperture dei conseguenti piani di rilancio in ponte, soprattutto per capire su cosa e come si costruirà la Grande Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

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