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Firenze tra cultura alta e ‘ribollita’ Cultura

Arrivano da qualche giorno notizie da un sito non chiarissimo perché ridondante, del ritorno fino all’8 dicembre 2013, della ribattezzata New Florence Biennale alla Fortezza da Basso.  Si tratta di una vecchia iniziativa dalle finalità farraginose, portata avanti dai fratelli Celona, si legge, sin dal 1997, che ha cambiato nome e struttura varie volte mantenendo, si legge ancora, “una piattaforma indipendente e autofinanziata per l'arte contemporanea, dove artisti provenienti da ogni parte del mondo si riuniscono a Firenze, negli spazi espositivi della Fortezza da Basso, per condividere un'esperienza unica”. Chi si è avventurato in passato dentro le inespugnabili mura della Fortezza, ricorderà di essersi perso in una sorta di mercatone colorato dove apparivano manufatti d’ogni genere, firmati da creativi d’ogni nazionalità (pochi gli italiani) – e del tutto sconosciuti – senza alcun tema o filo conduttore. E avrà sicuramente rimpianto l’iniziativa ormai storica nel 1988 del coraggioso Luciano Pistoi, il cui scopo era stato "di promuovere e rilanciare il mercato d'arte di qualità in Italia“, il quale organizzò, nella meravigliosa cornice della medesima Fortezza da Basso, una Fiera d'Arte a inviti unica nel suo genere che s’intitolava "La più bella Galleria d'Italia". Era in realtà una grande mostra che ospitava una selezione delle gallerie più innovative del panorama artistico italiano che a loro volta presentavano il meglio della ricerca di quegli anni. Malgrado l'enorme successo di pubblico e di critica, per via di continui attacchi da parte di rancorosi e anonimi colleghi fiorentini, la fiera chiuse dopo due anni di attività, prima di poter diventare una fiera internazionale, quella che Firenze avrebbe meritato. Altre encomiabili biennali sono seguite in anni più recenti al Forte Belvedere, di grande qualità e gestite da nomi di critici insigni, come Orizzonti, con Achille Bonito Oliva e Sergio Risaliti, ma ugualmente abortite. Nonostante ciò l'editore Giovanni Gentile si è impegnato già in due edizioni di una nuova Biennale, Florens, “Biennale Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali”, di cui aspettiamo con una certa ansia gli sviluppi futuri.
Questa New Biennale ha un'iniziativa di indubbio successo, che è il premio che a ogni edizione viene consegnato a un artista universalmente affermato. E non c’è da meravigliarsi che dentro la Fortezza siano passate personalità quali Marina Abramovic, Gilbert and George, Christo e Jeanne-Claude o David Hockney, cui quest’anno si aggiunge tra gli altri, e nella nuova cornice del Salone dei Cinquecento, il magico Anish Kapoor, perché  a ricevere un premio nella sublime Firenze qualunque creativo già pluridecorato viene ad occhi chiusi. Quest’anno la direzione della New Biennale è stata affidata ad una vecchia conoscenza fiorentina, il professor Rolando Bellini, il quale pare si sia impegnato a dare a questo gran bazar di ‘eventi nell’evento’ un carattere ‘etico’con tanto di carta-manifesto. Permettendo a quanto pare anche personali ‘licenze poetiche’, poiché conosce bene come vanno le cose dalle nostre parti, dove in casi di necessità, torna comoda l'arte di arrangiarsi.
Tra le varie manifestazioni in elenco nel programma abbiamo puntato l’attenzione su quella ribattezzata prosaicamente in vernacolo – ma con intenti concettuali – “La ribollita”, a cura di Mat&AleCo (Matteo Licitra e Maria Alessandra Columbu, foto 2) che si è svolta ieri 2 dicembre allo Studio Rosai, in via Toscanella 18 nero – prima di tre performance a seguire – con la partecipazione di Caterina Barone, Fabrizio Garghetti, Annamaria Gelmi, Fabrizio Gori, Mat&AleCo (Matteo Licitra e Maria Alessandra Columbu), Veronica Menghi, Diego Pasqualin, Lisa Ponti ed Erica Tamborini. E non tanto perché conosciamo Lisa e Matteo Licitra (reciprocamente figlia e nipote di Giò Ponti), quanto perché l’area in cui si è svolta è un angolo davvero denso di storia creativa fiorentina e assai paradigmatico di come si muove culturalmente e autonomamente parte della nostra società locale. Intanto lo Studio Rosai, che il gestore del sottostante ristorante, Fabrizio Gori, usa regolarmente come spazio espositivo dall’attraente atmosfera, avendo ospitato il lavoro del famoso ritrattista Ottone. Su via Toscanella e la piazza della Passera si apre un altro ristorante che regala generosamente ogni anno alla città indimenticabili serate musicali, e cioè I quattro Leoni, e anche lo studio di un disegnatore e cartellonista da noi molto amato, Silvano Campeggi detto “Nano”. Continuando lungo via Toscanella, i più informati e addentro alla storia contemporanea della città, si accorgeranno di passare davanti a quello che fu lo studio di un vero unico irripetibile generoso 'artista-artigiano', come si definiva, che fu Mario Mariotti, e le cui opere possono essere finalmente conosciute e ammirate in quanto ora fanno parte della collezione del  Centro Pecci di Prato, tuttora in fase di ampliamento (qui un ottimo blog per conoscerlo meglio www.margheritaabbozzo.com). Si consiglia di arrivare fino in fondo alla stradina, dove questa sbuca su Borgo S. Jacopo e lì alzare gli occhi:  in una piccola nicchia è collocata un’opera di Mario, una testina femminile in cotto che si stringe il naso con le dita – da poco restaurate – che lui aveva chiamato, alludendo di certo ai cassonetti, ma non solo,  “La Madonna del puzzo”, degna effige della Firenze che si dibatte, quando ne è capace, con ironia, tra alta e bassa cultura.


 

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