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Fisco, sequestrata la villa di Licio Gelli Cronaca

E' il fisco, a tornare ad occuparsi di Licio Gelli e famiglia. L'ex gran maestro della loggia P2 nei guai per un vicenda che riguarda le imposte, o meglio, la “sottrazione fraudolenta” che avrebbero architettato Gelli e famiglia per non pagare ciò che lo Stato richiedeva. Un'architettura complessa, stando alle indagini, svolta tuttavia con un'incredibile celerità. Le indagini sono state svolte dalla Guardia di finanza in stretta collaborazione con l'Agenzia delle entrate di Arezzo

Intanto, l'oggetto: Villa Wanda, la storica dimora dell'ex capo della P2, si trova sulla collina di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo, e si compone di due fabbricati per un totale di 32,5 vani, con annessi piscina e locale serra, e da terreni agricoli della superficie complessiva di 11.150 metri quadrati. Proprietaria precedente, la famiglia Lebole, e un altro nome per la struttura:Villa Carla. I Lebole vendettero a Gelli quando questi divenne socio di una della loro società, l'azienda produttrice di materassi Dormire. Gelli volle intitolare la villa alla moglie, Wanda Vannacci, e la lussuosa struttura per oltre 30 anni ospitò molti fra i più potenti personaggi dell'economia e della politica italiana. Fino al 17 ottobre del 1981, quando al suo interno furono trovate le liste degli affiliati alla loggia massonica P2 mentre, durante le indagini successive, quando l'abitazione fu passata al setaccio dalle forze dell'ordine, furono rinvenuti molti lingotti d'oro celati nel giardino. Quando Gelli fu messo agli arresti domiciliari, scelse di scontare la propria pena in questa villa.

Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip del Tribunale di Arezzo, Annamaria Loprete, su richiesta del procuratore, Roberto Rossi. L'indagine condotta dal nucleo di polizia tributaria di Arezzo assieme alla locale direzione provinciale dell'agenzia delle entrate, è stata molto complessa. La vicenda risale al 1998: l'agenzia delle entrate aretina entrò in possesso di un testamento olografo di Licio Gelli, rinvenuto dalle autorità di polizia giudiziaria francesi, da cui emergevano significative disponibilità patrimoniali in territorio estero. Inoltre, c'era anche della documentazione comprovante il sostenimento di spese a favore dei tre figli, Raffaello, Maria Rosa e Maurizio, per importi molto rilevanti, ben superiori ai redditi dichiarati. Partono dunque da qui le contestazioni di omessi pagamenti di imposte sui redditi e di registro, che, dopo i ricorsi vinti dall'amministrazione finanziaria davanti alle commissioni tributarie, sono stati quantificati in cartelle esattoriali nei confronti di Licio Gelli per 8,8 milioni di euro, del figlio Maurizio per 7,2 milioni, della figlia Maria Rosa per 1,1 milioni e del primogenito Raffaello per 500 mila euro.

Per quanto riguarda più strettamente la vicenda di Villa Wanda, le indagini avrebbero fatto emergere che già nel 2007, gli indagati, spinti dalla consapevolezza che la rilevanza dei debiti da pagare all'erario avrebbero in breve attivato le procedure di riscossione coattiva da parte di Equitalia, avrebbero pianificato e realizzato, in un brevissimo arco temporale, una serie di atti e negozi giuridici fittizi allo scopo di levarsi l'intestazione della proprietà della struttura. La modalità, la simulazione della dismissione a terzi da parte della storica società proprietaria che era al 100% controllata dai tre figli.
Un'operazione fraudolenta che si sarebbe basata, secondo gli investigatori, su due passaggi fondamentali: da un lato, le iscrizioni ipotecarie sull'immobile a favore della moglie di Licio Gelli e del nipote, giustificate da crediti vantati dagli stessi per l'erogazione di presunti finanziamenti nei confronti della società di famiglia; dall'altra, dopo aver ottenuta la giustificazione formale, la successiva alienazione nell'asse patrimoniale di una società romana, precostituita ad hoc e sempre riconducibile ai medesimi congiunti di Licio Gelli.

Le indagini della Guardia di Finanza svolte spalla a spalla con l'agenzia delle entrate di Arezzo, avrebbero permesso di ricostruire l'intera architettura della frode fiscale  raccogliendo importanti fonti di prova della commissione, da parte di Licio Gelli, dei tre figli, della moglie e del nipote, del reato di "sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte".

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