energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Florence, 1914: nella guerra incombente, due donne cercano se stesse Cultura

Firenze –  Un libro che colpisce, perché sebbene Firenze sia considerata la città romantica per eccellenza, non è affatto un romanzo idilliaco quello di Stefania Auci ma i rari momenti di quiete nelle colline del Chianti sono come isole in un mare burrascoso. Eppure è un libro che spiazza perché quando, pensi di averne trovato il leitmotiv se ne aggiunge un altro e poi un altro ancora con una lettura che si articola su più livelli, con Firenze che non è una cornice ma una coprotagonista … anch’essa con più volti, quello pacato dell’Italietta giolittiana, dove,nel centro della città incontravi gli ortolani,i trippai, i carrettieri, quello austero e malinconico di S.Miniato al Monte, quello di Lungarno Corsini “con i palazzi raffinati ed i balconi di pietra serena, una città a misura d’uomo ma che può divenire angusta, soffocante per chi serba il ricordo della ville lumière. Parigi è sullo sfondo ma è soprattutto sognata, un sogno che ha il sapore rimpianto in un’epoca in cui sulle rive brumose della Senna si poteva trovare quella libertà sconosciuta nelle angustie della provincia italiana. Anche i protagonisti “spiazzano” perché il loro carattere è sfaccettato… non è possibile coglierli per intero. Come diceva Musil è come guardarli nelle schegge di uno specchio.

Una storia in cui si alternano forti passioni, sottili emozioni, ira, vendetta, solidarietà  e una vicenda thriller che incombe e costituisce il discrimen della vicenda.

Inoltre, in una Firenze grigia e autunnale, ben rappresentata dalle immagini di copertina, si agita il fantasma della guerra, che non è più quella delle battaglie risorgimentali con le cariche di cavalleria e le spade sguainate ma come scopre Ludovico sulla Marna è fatta di fango,di macerie, di colpi di artiglieria, di uomini dilaniati.

A Mons , Ludovico non vede agli angeli di cui parla la leggenda ma si verificano eventi che cambieranno la sua personalità. La guerra poi irrompe anche nella vita degli altri protagonisti . E’ uno spartiacque che contribuisce a rendere avvincente, mai prevedibile questo romanzo scritto con uno stile incisivo. Stefania Auci non indulge nelle descrizioni e mantiene un ritmo serrato ma le sue pennellate sono di rara efficacia per unire un paesaggio, una strada, un negozio, ad uno stato d’animo, un’emozione. Non a caso, le reali motivazioni dell’entrate in guerra dell’Italia sono riportate da brevi conversazioni, da alcuni slogans interventisti… mostrano con quale superficialità si affrontasse una delle più spaventose tragedie della storia contemporanea.

 Perché ha scelto Firenze per ambientare la sua storia?

 “Innanzi tutto grazie per la stima che mi ha dimostrato. Trovare un fiorentino che apprezzi così tanto il mio lavoro è un punto d’onore. Firenze l’ho scelta perché rappresentava lo scenario perfetto per la storia che volevo scrivere, oltre che essere un centro culturale di primaria importanza nell’Italia del 1914, un luogo pieno di fermenti culturali e di passione politica”.

 Come sono nati nella stesura del romanzo i suoi personaggi?

 “Per immagini e per idee. Volevo che incarnassero delle figure e delle emozioni ben determinate, immediatamente riconoscibili per i lettori. Ma, nello stesso tempo, volevo che fossero ricchi di quelle sfumature che rendono un personaggio veritiero, in una parola: realistico”.

 Perché ha scelto un periodi storico poco trattato nei romanzi , come quello della prima guerra mondiale?

 “In Italia abbiamo timore di parlare di questa guerra. Preferiamo parlare più “dell’altra”, quella che ha spezzato in due la coscienza della nostra nazione, mentre questa aveva provato a creare un’identità nazionale, attraverso la tensione per uno sforzo comune. Ecco, credo che della Prima guerra mondiale non si parli mai abbastanza, o meglio: non si parli delle ricadute culturali e sociali che questo conflitto ebbe in Italia, e soprattutto del fatto che il fascismo fu il figlio dei nodi irrisolti di un conflitto che non è mai stato davvero compreso nella sua rilevanza per il nostro paese”.

Due donne, Irene e Claudia: simboli della condizione della donna in Italia nel primo ‘900?

 “Più che altro, Claudia è il simbolo della donna del primo 900. Irene è il simbolo di ciò che una donna vorrebbe essere e che spesso non è. È alla ricerca del suo posto nel mondo, ma non depone le armi. Irene è una lottatrice”.

 Ma in fondo ,nelle varie vicende, ogni personaggio cerca soprattutto di trovare se stesso?

 “Assolutamente sì. Il viaggio verso la guerra, il ritorno, e d’altra parte i tentativi di fuga altro non sono se non la faticosa ricerca della propria identità”.

Un romanzo d’amore ma anche un grido contro la guerra?

 “Florence è un romanzo pacifista? Sì. È un romanzo che parla anche di pace, ma parla soprattutto di come la pubblica opinione possa essere manipolata, asservita a scopi ben determinati e orientata attraverso i mezzi di informazione. Continua ad accadere anche oggi”.

 Anche la fattoria di Greve in Chianti, risente dell’intreccio di vicende drammatiche quasi a dire che non esiste un locus amoenus, un modo di isolarsi da quello che accade interno a noi

 “Direi di sì e le immagini dei profughi siriani o degli sbarchi nel Sud Italia ne sono ampia testimonianza. Non si può tenere fuori la realtà con delle mura perché essa, prima o poi, travolgerà tutto”.

 Cosa hanno in comune Florence e Il Fiore di Scozia?

 “Eh. Bella domanda. Credo la ricerca di una propria identità, che è ciò che anima i personaggi, e di un proprio posto nella vita. C’è una ricerca fortissima da parte di entrambi i protagonisti, di sentirsi parte di qualcosa. E in questa ricerca l’amore è importante, certo, ma non è sufficiente. Non basta. Si deve crescere come persone con una propria identità”.

Florence, in francese (e in inglese), perché?

“Perché Irene è francese, perché un personaggio secondario molto importante è inglese (parlo di Jasper Freeman) e perché Firenze appartiene al mondo”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »