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Focus Ires: “L’occupazione ristagna mentre l’economia toscana si voucherizza” Breaking news, Economia

 Firenze – Primo scorcio 2017, cambia poco nell’economia toscana. Almeno per quanto riguarda i dati presentati stamattina 12 giugno alla sede di Cgil Toscana, a Firenze, dal Focus Ires.  Segnali contraddittori, per il quarto anno consecutivo una dinamica della crescita regionale che conferma il dato dello scorso anno (+0,8%, + 0,9%), dato che si consolida ma che rimane al di sotto della soglia fisiologica del’1%, mentre l’andamento del mercato del lavoro presenta sì un saldo positivo, col contributo però di contratti a termine e apprendistato, che d’altro canto non nascondono il calo di  contratti a tempo indeterminato, -8,7% sul 2016, -38% sul 2015. Dati che contribuiscono ad alimentare il sospetto che la disponibilità di incentivi abbia “drogato” la dinamica occupazionale.  Se il quadro potrebbe apparire anche piuttosto positivo, dà da pensare lo stato del credito, che presenta sofferenze a livelli record a dicembre, mentre è sempre l’export a rimanere  il salvagente dell’economia toscana. Sempre sull’occupazione,  se ristagna, si assiste però a una voucherizzazione dell’economia toscana: i voucher si confermano infatti molto usati, a marzo 2017 sono stati il 43% in più dello stesso periodo dell’anno precedente.

Ma le previsioni per il futuro? Nessun incoraggiamento dalle stime per il 2017 non propongono ipotesi più ottimistiche. L’intrinseca (e perdurante)  fragilità del sistema economico toscano rimane ancora più scolpito  se ci si compara con la situazione pre-crisi della Toscana. Ecco che escono pesanti differenziali negli indicatori fondamentali: -5% di prodotto interno, -7,3% di domanda interna e addirittura -29,4% in termini di investimenti.

A salvarsi, le esportazioni, che, come sottolineano dall’Ires, con riferimento al decennio alle spalle, registrano un saldo positivo del 16,5%. “Dato fondamentale – si legge nella nota diffusa da Ires-Cgil –  quello dell’export che è stato la vera ciambella di salvataggio dell’economia toscana di questi anni. Un dato dovuto alle posizioni di leadership acquisite in alcuni comparti tradizionali del made in Italy in un contesto di crescita globale del commercio internazionale grazie alle migliorate condizioni di vita e di reddito, e quindi della domanda di consumo, sia nelle economie dei paesi avanzati che di quelli emergenti. Domanda internazionale sostenuta anche dalle politiche monetarie espansive portate avanti negli ultime anni dalle banche centrali. L’export si conferma quindi come elemento di traino nel primo scorcio del 2017 ed anche nei mesi a venire e, previsionalmente, pur con un ritmo inferiore a quello degli anni precedenti verosimilmente a causa di più fattori coincidenti: dal raffreddamento delle politiche monetarie espansive di cui si hanno i primi segnali, fino alle incognite sul commercio internazionale che si determineranno a causa del combinato disposto delle politiche neoprotezionistiche degli USA di Trump, della Brexit e del rallentamento dell’economia cinese e di altri paesi emergenti”. Insomma, anche per il futuro pare che le sorti dell’economia toscana saranno affidate questa voce , almeno ancora nel 2017. Un dato che riesce in qualche modo ad influenzare positivamente anche  sulla propensione ad investire. “Proprio il mix della crescita sostenuta dalle esportazioni ed una perdurante disponibilità di finanziamento del sistema del credito, dovrebbero favorire la tenuta degli investimenti, soprattutto nelle imprese medio/grandi”.

Ma sono i consumi, gli indicatori che tradiscono di più quella che l’Ires definisce la debolezza dell’economia toscana.  Il loro rallentamento infatti risulterebbe dipendente dalla prudenza “rispetto alla percezione comune di una crisi tutt’altro che passata”, ma anche  “dal venir meno nei bilanci familiari di fattori temporanei di sostegno al potere d’acquisto e alla domanda interna come il bonus degli ottanta euro o, per altro verso, come la ripartenza dei prezzi petroliferi”. Senza contare gli andamenti salariali, che a esser buoni possiamo definire, come fa la nota, “ancora molto modesti”,  e che, uniti alla mancanza di certezze sulla continuità lavorativa, spiegano molto bene la “prudenza” nei consumi.

 Tutti elementi che vengono confermati dai dati, ad esempio quelli sui contratti, che segnalano l’aumento dei contratti a termine a fronte della riduzione di contratti a tempo indeterminato. La dinamica registrata rappresenta “l’elemento caratterizzante di questo avvio del 2017, con un – 8,7% rispetto allo stesso periodo del 2016 e addirittura con un -36,1% rispetto al 2015 quando la disponibilità di incentivi ha alimentato una dinamica evidentemente artificiale se, ad incentivi cessati, si sono determinati dei saldi così negativi. Aumentano comunque i contratti a termine, segnando un saldo complessivamente positivo per il lavoro dipendente, pari all’8,7% e aumentano i contratti di apprendistato addirittura del 21,1%”.

Secondo  i dati Inps, in due anni “la quota delle assunzioni a tempo indeterminato è scesa dal 33,5% al 22,3%, mentre la quota delle assunzioni a termine è passata dal 58,6% al 68,6% e proprio l’aumento di contratti a termine e apprendistato sorregge il saldo positivo tra assunzioni e cessazioni. In questo contesto i vouchers si confermano in Toscana molto più usati rispetto ad altre regioni e non di rado abusati nella nostra regione”. Ecco i dati:  il numero di persone pagate con voucher è quasi raddoppiato in due anni, “passando da  71.540 nel 2014 a 134.111 nel 2016 così come il numero dei vouchers acquistati, passati da 4 milioni 174 mila a 9 milioni e 450 mila, quindi più che raddoppiati. Inoltre l’ultimo dato di marzo 2017 evidenzia un acquisto di oltre 2 milioni di vouchers con un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2015”.

Sul quadro dell’occupazione, i dati autorizzano a definire il settore “stagnante”. E’ pur vero tuttavia che si registra un lieve incremento tendenziale,  che però “segue comunque un dato negativo rispetto al 2015 di circa un punto percentuale”, come si legge nella nota Ires-Cgil. Che snocciola anche i dati per genere e modalità: meno donne al lavoro: -0,7% e 5mila donne in meno e aumentano gli uomini +1,6% pari a 13.500 occupati in più, più lavoro part-time rispetto all’occupazione complessiva, con una forte incidenza del part-time involontario,  aumenta la disoccupazione giovanile, arrivando nella fascia 15/24 anni al 34% ed evidenziando il contributo assolutamente marginale e temporaneo dato dal contratto a tutela crescente al mercato del lavoro. Migliora l’industria manifatturiera, negativo ma in risalita il comparto delle costruzioni, mentre rallenta quello dei servizi e migliora l’agricoltura. Positivo il consistente calo (-28%) della Cassa Integrazione Guadagni anche se inferiore al resto d’Italia (-38%)”.

“Basta col comprimere il costo del lavoro, il 17 giugno tutti a Roma alla manifestazione per difendere la Costituzione sulla questione voucher – sintetizza Dalida Angelini segretaria Cgil Toscana – si tratta di un altro 4 dicembre”, mentre Mirko Lami, Cgil Toscana, lancia la preoccupazione perla Toscana costiera: “Con la fine degli ammortizzatori sociali è allarme sulla costa”. Gianfranco Francese, presidente Ires Toscana, ribadisce: “Il rallentamento dei consumi è uno degli indicatori più significativi della debolezza dell’economia Toscana”.

 

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