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Focus Ires, Pil toscano in crescita ma è allarme rosso per il lavoro Breaking news, Economia

Firenze – Lo slancio dell’economia italiana, prevista in crescita del 5% nel 2021, sembra tuttavia sottovalutare due incognite: la crisi del lavoro da un lato e la pressione dovuta all’inflazione dall’altro. Sottacendo l’incognita delle incognite, vale a dire le varianti che potrebbero influenzare la curva pandemica e dunque anche l’economia prossima ventura. All’interno di questo quadro, tendenzialmente ottimista, i dati del focus sull’economia toscana di Ires giustificano l’allarme lanciato dalla Cgil toscana, che invoca non solo una vertenza regionale sulla manifattura, particolarmente colpita, ma anche l’apertura di un tavolo sulla Toscana a Roma. Se questo è ciò che chiede la Cgil Toscana, Gianfranco Francese, presidente dell’Ires, sottolinea: “Senza occupazione stabile e di qualità non c’è possibilità di ripresa e di nuovo sviluppo”. 

Lo studio di Ires Toscana,  “Toscana: emergenza lavoro… dentro la pandemia” è stato presentato oggi lunedì 2 agosto a Firenze, presso la sede  di Cgil Toscana.

Il 2020, al netto dei dati sulle forze di lavoro Istat, ha visto una perdita occupazionale netta di circa 20mila posti di lavoro dipendente (soprattutto donne e giovani), malgrado provvedimenti come il blocco dei licenziamenti. Nei primi tre mesi del 2021 il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo per 16mila, ma quasi la metà riguarda lavoro a termine. Lo scenario, che appare di piena emergenza occupazionale e sociale, viene confermato dai dati della Cassa integrazione che insieme all’intervento dei Fondi di Solidarietà Inps, porta il totale di ore richieste cumulato a giugno 2021 a circa 400 milioni di ore, da aprile 2020 a giugno 2021. Da sottolineare che a giugno si aggiungono quasi 25 milioni di ore di Cassa integrazione in più rispetto a maggio, oltre a 10 milioni di ore in più coperte coi fondi di solidarietà.

Tirando le fila, delle quasi 100mila persone che risultano in Cassa integrazione,  molte rischiano di perdere il lavoro alla fine dell’ammortizzatore sociale in autunno. Mentre il blocco dei licenziamenti sposta il carico della crisi occupazionale sui settori a più alto tasso di precariato (commercio e altri servizi), lo sblocco sarà particolarmente incisivo sul settore dell’industria, vale a dire su quella la parte di occupazione  “più garantita” dal punto di vista dei contratti e delle tutele. Con queste rpospettive, se a fine 2022 dovremmo arrivare a un numero di unità di lavoro pari a fine 2019, l’incidenza di lavoro precario sarà senz’altro superiore e in particolare a soffrirne, secondo il focus Ires, saranno le fasce più espsote, vale a dire giovani e donne.

Un punto particolarmente dolente per la Toscana è quello che riguarda credito e liquidità. Secondo lo studio Ires, a livello regionale, l’effetto del Dl liquidità sull’aggregato creditizio è pari a poco meno di 13 miliardi al fine gennaio 2021. “Si tratta di una somma pari al 10% del dato complessivo nazionale, con un peso sul totale dello stock dei finanziamenti in essere per le imprese regionali pari al 25,5%, un dato di sei punti sopra alla media italiana, un dato drammatico: significa che la Toscana è andata in difficoltà sul credito già prima del Covid”. I settori più sofferenti nella nostra regione sono industria, turismo e ristorazione; i territori più sofferenti, rispetto al differenziale, sono quelli che andavano meglio prima del Covid, come l’area metropolitana (si vede dall’aumento della Cassa integrazione). Sul valore aggiunto, le province più sofferenti sono Pisa, Prato e Firenze.

Per  il presidente Ires Toscana Francese, il quadro economico regionale presenta una sorta di (apparente) paradosso: da un lato, l’analisi statistica dei primi mesi del 2021 registra un netto rimbalzo positivo del Pil, in grado di mettere la Toscana in condizioni di recuperare, entro il 2024, i livelli di Pil pro capite del 2008, dall’altro, il dato di fatto che ciò non si riverberà automitaticamente nella creazione di nuovi posti di lavoro.  “C’è una grande emergenza lavoro dentro la crisi determinata dalla pandemia – spiega Francese – i numeri parlano chiaro ed i rischi di inediti fenomeni di disoccupazione di massa aumentano, malgrado il limite imposto dal blocco dei licenziamenti che è terminato, quasi generalmente, il 30 giugno scorso, e che ha colpito in maniera pesante le donne e le persone più giovani. E siamo in grado di registrare statisticamente nei primi mesi di quest’anno un netto, previsto, rimbalzo positivo del Pil che pone la Toscana in condizione di recuperare entro il 2024 i livelli di Pil pro capite del 2008, sperando in buoni risultati su Pnrr e Next Generation Eu. Va tuttavia sottolineato che ciò non si ripercuoterà automaticamente sulla creazione di posti di lavoro”.

Il quadro dunque rimane critico. Campanelli d’allarme, l’andamento dei consumi delle famiglie (-11,7%) e degli investimenti fissi (-9,1%) nel 2020, che “rispecchiano insieme un atteggiamento di profonda cautela sia dei cittadini che delle imprese nel considerare in via di superamento la crisi pandemica”. Se i dati di ripresa dell’export regionale consentono un certo ottimismo, tuttavia che vanno letti “registrando l’indebolimento del settore moda, uno dei settori industriali strategici insieme anche alla filiera legno e carta, alla gomma e plastica ed anche all’alimentare, solo parzialmente compensato dall’agricoltura. In sintesi, un anno dopo l’esplodere della pandemia, e pur in presenza della fondamentale risorsa vaccinale, siamo ancora ben lungi dal dichiarare chiusa l’emergenza sanitaria. Ora più che mai dobbiamo dire che senza occupazione stabile e di qualità non c’è possibilità di ripresa e di nuovo sviluppo. La Toscana dovrebbe tornare ad essere un modello di coesione sociale ed economica”.

Il punto viene ribadito dalla segretaria generale Cgil Toscana, Dalida Angelini, che imposta l’intervento sulla necessità di superare la crisi della manifattura: “Il focus Ires sull’economia ci dice che non possiamo immaginare una Toscana senza manifattura, che deve rappresentare un traino dell’economia e del lavoro di maggior qualità. La Gkn, le acciaierie di Piombino, prima la Bekaert: c’è l’esigenza di un passo avanti sulla legislazione circa le multinazionali, non possono venire a usare il nostro territorio e poi andarsene lasciando danni sociali enormi”.

Per dare risposte concrete, dice Angelini, è necessario mettere in campo, da parte del governo, politiche industriali e investimenti in particolare sul fronte della transizione ecologica, tema che attiene al settore automotive, in questo momento in forte sofferenza. “Altro fronte preoccupante è quello su Mps – continua Angelini – serve, col coinvolgimento del sindacato, una soluzione che non disperda il ruolo che storicamente quell’istituto ha avuto non solo per lo sviluppo del territorio senese ma di tutta la regione, contro ogni spezzatino e a difesa dell’occupazione. Dobbiamo avere in testa per la Toscana l’obiettivo ridurre le diseguaglianze territoriali e siamo pronti rilanciare con forza una grande vertenza sulla manifattura e sul lavoro manifatturiero. In tal senso, può essere giusta la strada indicata da Eugenio Giani di chiedere un tavolo toscano all’esecutivo. Anche perché la Toscana ha una sua specificità in questa crisi”.

per scaricare il Focus: https://cgiltoscana.it/wp-content/uploads/2021/08/Toscana2021-EmergenzaLavoro-30072021-DEF.pdf

Foto: presidio operai GKN sotto la Prefettura di Firenze, un momnto della presentaizone del focus Ires

 

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