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Fondazione Caponnetto, Calleri: “La mafia torni priorità nelle agende della politica” Breaking news, Cronaca

Firenze – Giornata ricca di eventi per la Fondazione Caponnetto, che oggi, 6 dicembre, ricorda insieme la scomparsa, avvenuta nello stesso giorno a tre anni di  distanza, del giudice Antonino Caponnetto e di Carla Voltolina, partigiana, giornalista, psicologa, moglie del presidente Sandro Pertini e grande amica di Caponnetto che costituì il pool antimafia sostituendo poi, alla guida, il giudice Rocco Chinnici, morto in un attentato.  Non solo, oggi, al giardino Caponnetto, è stato consegnato il premio della Fondazione al rapper “Uno sbirro qualunque”.

La mattina è cominciata alla passeggiata omonima, sul torrente Terzolle, che unisce Novoli a piazza Puccini, intitolata dal Comune di Firenze a Carla Voltolina. Presenti il presidente della Fondazione Pertini Pietro Pierri, il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri e l’ex senatore Giuseppe Lumia, che fa parte di entrambe le Fondazioni. Del resto, il legame fra Voltolina e Caponnetto è stato quello di un’amicizia molto presente, reso anche simbolicamente dalla coincidenza della data del giorno di morte: 6 dicembre 2002 il giudice, 6 dicembre 2005 la giornalista/psicologa. Insieme anche un gruppo di aderenti alle due Fondazioni.

Da sinistra: Pietro Pierri, Giuseppe Lumìa, Salvatore Calleri

“Ricordiamo Carla Voltolina in un luogo che ha la pregnanza del simbolo – dice il presidente della Fondazione Sandro Pertini, Pietro Pierri, dopo aver portato un omaggio floreale alla targa di intitolazione della passeggiata – da un lato, perché unisce due quartiri popolari e Carla ha sempre difeso, nella sua vita, le classi popolari del Paese; dall’altro, perché siamo vicini alla facolà di Scienze Politiche Cesare Alfieri, dove prese la prima laurea, proprio a Firenze, in incognita nel 1972, in incognita dal momento che, essendo suo marito Sandro Pertini in quel momento Presidente della Camera, voleva evitare conflitti d’interesse. Il luogo in cui ci troviamo fu dedicato alla sua memoria dal Comune di Firenze nel 2020. Penso che, nel giorno in cui la ricordiamo, una riflessione vada fatta, rivolgendo la nostra solidarietà alle tante donne che lottano nel mondo e in particolare riflettendo su ciò che sta succedendo in Iran. Voglio ricordare  Masha Ahmin, la cui morte in mano alla polizia morale è stata la scintilla della rivolta, Nika Shakarami (17 anni), Hadis Najafi (20 anni), Hannaneh Kia (23 anni), Ghazaleh Chalavi (32 anni), Mahsa Moguyi (18 anni) (circa 500 i morti della repressione, ma i numeri sarebbero per difetto, moltissime donne, ndr), solo alcune delle vittime di una rivolta che parte dalle donne. Carla Voltolina, oltre al suo impegno per i diritti delle donne, è stata insignita della Gran Croce di Guerra per meriti combattentistici, come ufficiale di collegamento”.

Circa il significato di questa straordinaria e modernissima figura di donna, Pierri conclude: “Senza le donne non ci può essere cambiamento ed evoluzione e questa è storia, e Carla fa parte di questa storia. Oggi abbiamo un presidente del consiglio donna, e forse possiamo dire che un pezzo di questo percorso lo dobbiamo anche a Carla Voltolina;  se ci fossimo dovuti attenere al regime fascista, all’epoca le donne dovevano attendere al focolare domestico o poco più”.

“Oggi partiamo, nel nostro ricordo di Caponnetto, da un omaggio floreale alla memoria di Carla Voltolina perché erano amici e Carla, nel 1999, venne a chiedere aiuto a Caponnetto, che poi delegò me e l’avvocato Pierri, per aiutarla a far nascere la Fondazione Pertini – ricorda il residente della fondazione Caponnetto Salvatore Calleri –  Antonino Caponnetto fu il primo presidente della Fondazione Pertini”

“Per quanto riguarda la figura di Caponnetto, di cui ricorre il ventennale della scomparsa – continua Calleri – non possiamo non ricordarne l’importanza, basti pensare che senza di lui non si avrebbe la lotta alla mafia moderna, i maxi processi come regola, abbiamo le DDA che sono i pool; senza Caponnetto queste cose non ci sarebbero. In nome suo oggi vogliamo che la lotta alla mafia torni tema della politica”.

“Temo che si sia persa un po’ la voglia di combattere le mafie, un dato che emerge secondo me sia a livello sociale che politico. E’ necessario continuare a tenere alta l’attenzione, perché la mafia continua a sparare quando serve, opera, fattura tantissimo, gode, la sola mafia italiana, di un “tesorone” di 3mila miliardi nel mondo, in Toscana fattura 17 miliardi di euro. inltre, gli affari della mafia si evolvono. Il fenomeno mafioso è arcaico e moderno al contempo. La mafia sta in questo momento, mirando alle risorse del Pnrr. Teniamo presente che a Firenze arriveranno circa 2 miliardi e mezzo di euro. Bisogna tenere altissima la guardia”.

“Siamo legati a dei buoni risultati con quella che chiamo l’antimafia del giorno dopo – dice Giuseppe Lumìa – sull’antimafia del giorno prima non ci siamo. Il salto di qualità sta lì, e purtroppo per fare questo grande salto di qualità ci vuole una dimensione progettuale orientata dalla buona politica e oggi la politica non ha scelto la lotta alla mafia come una grande priorità su cui dare fiducia ai giovani, su cui fare anche Pil, visto le risorse che si potrebbero recuperare dal sequestro e dalla confisca, su cui si potrebbe ridare credibilità alle istituzioni, su cui si potrebbe costruire un sano rapporto fra la legalità e lo sviluppo. quind è una dmensione che ancora arranca e noi dobbiamo lavorare perché nel nostro Paese arrivi l’antimafia del giorno prima”.

La giornata ha visto la sua conclusione con la consegna del premio della Fondazione al rapper Uno sbirro qualunque, avvenuta al giardino Caponnetto davanti alla lapide che ricorda il giudice. Il premio è stato attribuito per l’impegno del rapper contro la mafia e contro la violenza sulle donne. il rapper è un poliziotto vero.

“Faccio rap dal momento che adoro sia questo genere sia il mio lavoro – spiega il rapper – ad oggi, il genere rap dà voce soprattutto a sentimenti di rivolta contro le istituzioni. Ho pensato di utilizzare quel linguaggio per far capire la delicatezza del nostro lavoro e che dietro l’uniforme c’è un ragazzo come tanti. Il riscontro è molto bello, ricevo messaggi di ragazzi molto giovani, anche di dieci anni, che scrivono che hanno compreso la positività di quanto sto cercando di comunicare”.

 

 

 

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