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FonSai, il no dei dipendenti ai trasferimenti coattivi Economia

Sciopero di 2 ore, stamane, e presidio in Piazza della Repubblica, dei dipendenti di Fondiaria Sai, contro il piano di ristrutturazione annunciato in seguito alla fusione con il marchio Unipol. Circa 200 o 250 addetti su 540 della sede fiorentina dovrebbero essere trasferiti a Bologna, in seguito alla scelta del management di spostare le direzioni a Bologna e Milano, declassando Firenze a “polo specialistico” dalle non ancora precisate funzioni. «Siamo qui per dire no ai trasferimenti coattivi e in generale al piano di ristrutturazione che prevede 2240 esuberi in tutto il Paese – ha spiegato Tania Cità, responsabile Fisat-Cgil di Fonsai Firenze – Non siamo contrari alla fusione in sé né ostili all’avvento di Unipol. La situazione debitoria di Fonsai imponeva l’ingresso di un nuovo socio affidabile, ma non si può pensare di gestire una fusione di tale portata con i sindacati contro e i lavoratori in subbuglio». Il nuovo gruppo Unipol-Sai ha già annunciato da qualche settimana la vendita di una quota di portafoglio per un ammontare di 1,7 miliardi, imposta dall’Antitrust per non superare la quota di mercato del 38% oltre la quale si genererebbe una situazione di monopolio. I dipendenti ora chiedono garanzie per i circa 1100 dipendenti che seguiranno le sorti degli asset in vendita, ma anche la possibilità di usufruire del fondo di garanzia per 800 esuberi volontari. Per tutti gli altri si prospettano i trasferimenti coattivi verso le sedi di Milano e Bologna o il licenziamento. «Un impoverimento per Firenze perdere oltre la metà dei suoi addetti – commentato Alessandro Casini, Segretario aggiunto di Fna, Federazione nazionale Assicuratori – Il piano di ristrutturazione presentato dall’Ad Cimbri depaupera un’azienda storica della città con 588 addetti. Per la prima volta si applicano provvedimenti che colpiscono i lavoratori con trasferimenti coattivi e licenziamenti in una realtà del movimento cooperativo». 

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