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Foreste, le criticità della nuova legge per Italia Nostra Breaking news, Dibattito politico

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Italia Nostra che verrà tenuto a Rieti, il 6 aprile, nel corso della  Giornata di studio su Biomasse forestali a uso energetico, che si terrà  nell’Aula magna del Polo didattico della Sabina Universitas via Angelo Maria Ricci , 35/A, dal titolo: 

“ A proposito del testo unico forestale”.

Ebe Giacometti Presidente Italia Nostra Lazio – Mariarita Signorini Presidente Italia Nostra Toscana.

“Ringraziamo l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rieti e il Prof. Schirone dell’Università della Tuscia per aver offerto questa occasione di approfondimento di una legge che sta sollevando molte preoccupazioni tra le associazioni come la nostra e tutti i presenti, tra i quali riconosciamo molti amici con cui da anni portiamo avanti le nostre battaglie in difese dell’ambiente del paesaggio, della salute, dei beni comuni.

Per Italia Nostra, la legge nazionale nota come “Testo Unico Forestale” andava scritta con tutt’altri contenuti.

La conservazione e manutenzione del patrimonio boschivo italiano sono infatti “condizioni” che dovrebbero essere oggetto di una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni e, a nostro avviso, andrebbero interpretate con altra sensibilità rispetto a quella espressa dal Governo uscente.

Come descritto nei nostri iniziali comunicati stampa, quando si è avuta notizia dell’incombente approvazione del D.lgs foreste, la nostra preoccupazione è andata nella stessa direzione di altre associazioni ambientaliste e culturali:

1) non concordavamo su un approccio al tema “cura del bosco” collegato così strettamente alle filiere dell’industria del legno e dell’impiego nelle centrali a biomasse.

2) Abbiamo rilevato il pericoloso avvicinamento d’interessi economici là dove la protezione di un bene pubblico -il bosco e il legname che deriva dal suo mantenimento- si relaziona pesantemente con gli interessi privati dell’industria e gli stakeholders di riferimento (vedi Feder-legno).

3) Abbiamo considerato una forzatura la definizione e le conseguenze del tema “terreni abbandonati o incolti” (in cui rientrerebbero i boschi non gestiti da più di 10 anni, che potrebbero essere soggetti all’intervento di privati a fini esclusivamente commerciali) che rischia di alterare l’equilibrata attività di manutenzione forestale, pienamente appoggiata dalla nostra Associazione, perché considerata necessaria per tutelare il Paesaggio italiano.

E molte altre sono le criticità del testo del decreto che certamente verranno sviscerate durante il Convegno.

Gli undici punti elaborati dal cd. Gruppo dei 30, di cui molti esponenti sono presenti oggi, dimostrano del resto quanto questo provvedimento rischi di rappresentare “un colpo mortale alla tutela degli ecosistemi forestali presenti in Italia”.

In Toscana, negli ultimi anni sono passate al vaglio richieste d’istallazioni per un numero altissimo di centrali a biomassa e a biogas, in alcune province come ad esempio quella di Arezzo

nel 2012 se ne prevedevano addirittura 17 da circa 990 kw per un soffio al di sotto quindi di 1MW (per cui sarebbe scattata automaticamente la procedura di VIA), oltre alla enorme centrale a biomasse da 50 MW di Castiglion fiorentino ( per la trasformazione di un ex zuccherificio Sadam) questa centrale fortemente osteggiata da Italia Nostra, alla fine non è stata fatta per la sollevazione di tutte le Associazioni e i comitati dei cittadini di zona, che con un’opera d’ informazione capillare sulle criticità e i rischi per la salute, che un tale mostro avrebbe comportato sul loro territorio, sono riuscite, insieme a noi, a far cambiare il parere delle Amministrazioni locali.

 Un anno fa, Altura (associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti) chiedeva a Italia Nostra Lazio di collaborare per lanciare un appello alle istituzioni da cui dipendono la conservazione degli ambienti naturali del nostro Paese (Ministero Ambiente, Assessorati Ambiente regionali, ISPRA ecc.). Obiettivo dell’appello era, ed è ancora, cercare di arrestare la progressiva perdita delle aree aperte dell’Appennino, cioè i pascoli e praterie secondarie che, con la cessazione delle attività agro-silvo-pastorali, stanno scomparendo.

Ma proprio ora, con un certo sconcerto, abbiamo sentito da chi ha sostenuto il D.lgs brucia-foreste che questo Decreto (già purtroppo approvato) avrebbe aiutato a preservare il paesaggio storico, ma si può facilmente obbiettare che, se quello collinare si è perso non è certo per colpa dell’avanzare del bosco, ma perché è venuta meno la componente culturale del paesaggio che ne costituisce la parte integrante: l’uomo. Senza l’uomo che coltivava i campi e che è andato via per sua scelta (obbligata o meno), quel paesaggio storico non può più esistere. E non sarà certo lo sfruttamento delle biomasse che favoriscono poche ditte, a scapito del beneficio rappresentato dai boschi per l’intera collettività, a risolvere il problema del ripopolamento dell’Appennino.

Il paesaggio è una cosa dinamica, si potrà forse eliminare il bosco, ma non si potrà, se non in piccola parte e grazie a qualche volonteroso colono che scappa dalla città, riportare l’agricoltura o la pastorizia com’era un tempo, perché non ci sono più molte persone disposte a farlo.

Un esperimento di ricostruzione di un paesaggio antico è stato fatto da Mauro Agnoletti (professore all’università di Firenze e coordinatore del gruppo di lavoro sul Paesaggio del MIPAF) che ha eliminato un bosco per riportare alla luce un paio di terrazzamenti e far ripiantare un vigneto nel Parco Nazionale delle Cinque Terre; e se l’intenzione è senz’altro apprezzabile, resta però il rischio di far spendere molti soldi pubblici per creare un museo, o una disneyland a cielo aperto. Quindi secondo il Testo Unico forestale, l’unica alternativa per riportare del lavoro nelle zone ex-agrarie, liberate dal bosco, resterebbe quella di utilizzarle per la piantagione di specie a rapido accrescimento, destinate alla produzione di biomasse e, infatti, il TUF tra le righe prevede proprio questo. Ma ciò non ha nulla a che vedere col ripristino del paesaggio storico. Là dove una volta c’erano campi arati, i pascoli e ora ci sono i boschi, ci saranno piantagioni di pioppi e pawlonie filiformi ad altissima densità e grandi macchine cippatrici che, tra l’altro, porteranno nel ‘paesaggio storico’, prima silenzioso, rumori mai sentiti prima.

Italia Nostra è un’associazione dove l’obiettivo culturale di tutelare e conservare il Paesaggio nazionale contempla, imprescindibilmente, anche la missione di preservare la complessità di quella biodiversità (mondo vegetale e animale) che lo anima e ne caratterizza la bellezza.

Le radure sono luoghi strategici per la conservazione di alcune specie animali e vegetali. Esse rappresentano ecosistemi che consentono la sopravvivenza di rapaci (tra i quali l’Aquila Reale), piccoli e grandi mammiferi, rettili, insetti o farfalle. Parliamo del connubio biodiversità e bellezza naturale che l’Italia rischia di perdere per sempre, se non interverremo e avremo la cura di conservarla.

Lavorare dunque sì…, ma lavorare per mantenere contesti naturali – spesso modellati dall’operosità secolare dell’uomo-, atout irrinunciabile e fortemente caratterizzante per l’attrattività del Paesaggio italiano, così caro al turismo internazionale e nostrano.

Ecco dunque un tema che Italia Nostra avrebbe voluto ritrovare come “punto di partenza” in una legge nazionale che realmente si ponesse l’obiettivo di conservare la “salute” del patrimonio boschivo e naturale italiano.

Quindi non crediamo sia la scelta vincente, per il Paese, aver trovato nel mercato del legno dei nostri boschi la risposta economica interna al crescente mercato delle biomasse. Questo anche se la superficie boschiva è raddoppiata.

Va precisato che i protagonisti della scorsa legislatura non hanno certo dimostrato la dovuta sensibilità per le tematiche di sostenibilità e tutela ambientali: il tentativo di modificare in termini più “sviluppisti” la legge quadro sulle aree protette, lo ha ampiamente dimostrato. Nel caso della legge nazionale foreste hanno invece raggiunto l’obiettivo che si erano posti.

Peccato…. con meno fretta e un confronto più allargato e partecipato, siamo certi che si sarebbe potuta ottenere una legge nazionale di gran lunga migliore per l’immenso patrimonio boschivo italiano, un patrimonio che solo nel Lazio copre quasi un terzo della superficie dell’intera regione (dati ISPRA).

Purtroppo, al punto in cui siamo giunti rimettere mano ai contenuti approvati non sarà cosa facile. La nostra Associazione lo porrà come primo banco di prova agli onorevoli Deputati e Senatori del Parlamento neo-eletto.

Ma oggi, con l’aiuto di voi tutti, possiamo sperare di far prendere forma a una proposta più adeguata per mantenere le foreste italiane. Contiamo di collaborare proficuamente per raggiungere questo obbiettivo”.

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