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Formaggi da latte in polvere, Cospe: “Danno a prodotti e produttori” Economia

Firenze – L’Unione europea vuole cancellare il divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari, previsto dalla legge nazionale n. 138 dell’11 aprile del 1974, che ha garantito per oltre 40 anni l’alta qualità della produzione casearia nazionale. Inevitabile che ciò vada a scapito della qualità. Ma non solo, fa osservare Cospe:I prezzi, in un mercato di latte, vero, invenduto, scenderebbro sotto i costi di produzione, danneggiando i nostri produttori.  Occorre tutelare i nostri produttori, portando l’agricoltura dalle pure regole del mercato”.

Ventotto miliardi di euro, quasi 180 mila gli occupati nell’intera filiera, 35mila stalle: sono i numeri forniti dalla Coldiretti sulla produzione casearia italiana, messa a rischio dal richiamo dell’Unione europea, su stimolo e richiesta di alcune imprese della trasformazione agroalimentare italiana, per mettere fine al bando dell’utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi.

Sebbene la proposta UE non coinvolga la produzione DOP/IGP, porterebbe ad un abbassamento della qualità della produzione di formaggi italiani tradizionali e un impatto non indifferente sui prezzi del latte alla stalla, visto che il mercato si troverebbe inondato di latte invenduto che, di fatto, comprimerebbe ulteriormente i prezzi ben al di sotto dei costi di produzione.

“Una scelta inaccettabile” dichiara Fabio Laurenzi, dell’Ong Cospe, impegnata da più di 30 anni sui temi della sostenibilità nei Paesi del Sud del mondo e in Italia, “perché indebolirebbe ulteriormente un comparto già sotto pressione a causa della crisi e dei cambiamenti del mercato. Il rilancio dell’economia italiana passa necessariamente attraverso la valorizzazione del territorio, a partire dalle sue produzioni tipiche e dalle economie locali, che devono essere protette dalla competizione globale e non certo essere esposte alle dinamiche della competizione pura.”

“Parlare di produzione alimentare solo come comparto economico” conclude Laurenzi, “non permette di sottolineare il ruolo multifunzionale che riveste l’agricoltura, peraltro riconosciuto formalmente dalla stessa Unione europea. Un passo immediato dovrà essere quello di ribadire sui tavoli UE da parte del nostro Governo, come richiesto fortemente da Coldiretti e dalla Campagna Stop TTIP Italia di cui facciamo parte, la non disponibilità a trattare su un tale tema. Ma la questione, più ampia, dovrà essere quella di lavorare per escludere categoricamente la produzione agricola dalle regole del puro libero mercato, sia esso intraeuropeo sia si tratti di liberalizzazioni del mercato globale, come il Trattato transatlantico. La concessione di una proroga al nostro Paese da parte dell’UE, dopo la manifestazione della Coldiretti, è un primo passo importante, necessario ma assolutamente insufficiente, per tutelare i nostri produttori locali”.

 

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